Sondaggi. Allarme per la Meloni e flop-Schlein (altro che piazza piena)

lunedì, 13 Novembre 2023
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Ultimi dati elettorali.

Ultimo sondaggio elaborato da Pagnoncelli per il Corriere della sera; un esperto di statistica che notoriamente non gradisce la destra. Commissionato, tra l’altro, da un giornale che notoriamente non gradisce la destra. Ma tant’è. Cerchiamo comunque di interpretare i risultati che per la prima volta danno in calo il consenso di Fdi (dal 29,8% al 28,5%: -1,3%).

Andiamo per ordine. E partiamo dall’opposizione: il Pd è al 18%. Meno della percentuale ottenuta alle scorse elezioni politiche. Tradotto, un partito agonizzante, privo di identità, irriconoscibile, debole, impegnato unicamente a giocarsi il primato con i grillini; primato tra l’altro, di una sinistra estrema, non moderata, mascherata dalla mistica dei diritti civili e della modernità verde, in realtà mera fotocopia di una postura militante e ultra-ideologica da Anni Settanta.

In poche parole, il fallimento della Schlein. Che sabato è scesa in piazza a Roma, mobilitando tutte le strutture, radunando 50mila persone, secondo le sue stesse fonti. Domanda: come mai, quando manifesta la destra i media fanno puntigliosamente la differenza tra le cifre comunicate dal partito e le cifre della Questura, e qui no?

L’attuale segretaria dem dovrebbe capire, ne sa qualcosa Letta, che la contrapposizione frontale con la Meloni, non paga. Tra donne grintose, autorevoli, vince l’originale non la fotocopia; vince chi è in grado di decidere, non chi straparla senza contare nulla. E’ vero, la Schlein può appellarsi a tutte le proteste e a tutti i disagi presenti, ma gli italiani conoscono perfettamente la situazione: molte responsabilità appartengono al Pd (pensioni, sanità, economia), che ha partecipato a ogni governo, o tecnico, o gestito dall’alto.

E poi, sull’immigrazione (altro che flop della Meloni), stiamo parlando del più grande vulnus della Schlein, un mito incapacitante non da poco della sinistra.
Ricette sbagliate a monte e a valle. Il “partito del “tutti dentro”, del “professionismo dell’umanità”, del sociologismo senza identità, è perdente; così come la battaglia contro la microcriminalità (il caso-Milano, sul tema sicurezza è emblematico), che vede migranti di terza o quarta generazione non integrati, protagonisti di ogni fatto delinquenziale (droga, violenza, reati), a cui si aggiunge la “questione islamica” irrisolvibile (lo scontro di civiltà in fieri), sia per quanto riguarda l’incompatibilità con i nostri valori, sia per quanto riguarda il terrorismo, riesploso dopo la guerra israelo-palestinese. Per non parlare dell’economia green, un altro tema impopolare e d’élite.

Inutile schiumare rabbia per i protocolli con la Tunisia o l’accordo con l’Albania guidata dal socialista Rama: sono smacchi per la sinistra e il frutto della libertà e capacità oltre gli schemi della Meloni. Una cosa è certa, se la Ue non si muove, occorre trovare vie alternative. E da tale punto di vista sta vincendo Palazzo Chigi. Pure il cancelliere tedesco, il socialista Scholz le ha dato ragione.

Inutile evocare sempre lo spettro del fascismo e dell’uomo solo al comando. Anche sul premierato è sicuramente maggioritario il desiderio dei cittadini di scegliere direttamente chi governa, impedire ribaltoni di Palazzo, o esecutivi dopo inchieste giudiziarie ad hoc, che le difese conservatrici d’ufficio della Costituzione.

Insomma, la Schlein al di là della demagogia, sta portando il suo partito ai minimi storici, recuperando forse un posto privilegiato a sinistra, che Conte le ha rubato da un pezzo. Ed è interessante notare come i 5Stelle, per il sondaggio di Pagnoncelli, siano stabili al 17%. Segno che in Italia resiste uno zoccolo duro di giustizialismo moralista, pauperismo, invidia e vittimismo sociale.

Europa Verde e sinistra restano ad un 3.5%, e +Europa è al 2,6%. Se sommiamo i soggetti politici del centro-sinistra, la somma arriva a quota 41%. Una soglia al momento ancora distante rispetto al centro-destra (Fdi, 28,5%, Fi 7,8%, Lega 9,2%, Noi moderati 1,1%), fermo al 46,6%. La partita ovviamente si giocherà in vista delle prossime europee. E occorrerà vedere cosa faranno i Dioscuri del Terzo Polo. Calenda è al 3,1% e Renzi al 3,5%. Se ci sarà il “Campo larghissimo” la percentuale raggiugerà il 47,7%. Ergo, il centro-sinistra potrebbe tornare al governo. Un discreto campanello d’allarme per il centro-destra.

Su questo versante, il calo di Fdi si può spiegare con la legge di Bilancio che non ha risolto molti problemi e creato parecchi scontenti, e forse (da destra) l’eccessivo appiattimento sull’atlantismo, gli Usa, la Ue, l’Ucraina, Israele, e il continuismo economico con Draghi.
La Lega e Fi sono più o meno stabili: vuol dire che gli italiani hanno bisogno sia della narrazione conflittuale di Salvini, sia della moderazione di Tajani.
Ma il 49% che boccia l’operato del governo, a fronte di un 40% che lo approva è un altro allarme. Dati e numeri “emotivi” su cui la Meloni dovrà lavorare. Ma i risultati veri si vedranno alla scadenza della legislatura.

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