Parigi. Polemiche per la chiusura del cantiere di Notre Dame

martedì, 5 Marzo 2024
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Finalmente, dopo quasi cinque anni dall’incendio che nel 2019 ha devastato Notre Dame, i responsabili dei lavori di ricostruzione della cattedrale hanno dichiarato che l’intelaiatura del tetto è stata completata.
Può dunque ora iniziare l’effettiva fase di restauro. Un altro traguardo raggiunto.

Il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha espresso la sua soddisfazione: “Stiamo rispettando i tempi”. È un’immagine fantastica di speranza e di una Francia che sa ricostruire”.

La nuova ministra della Cultura, Rachida Dati, ha dichiarato che nel giorno della riapertura della cattedrale, prevista per l’8 dicembre 2024, Notre-Dame dovrà essere in grado di accogliere 14 milioni di visitatori e questo traguardo è una delle sue priorità. Per il giorno della festa della Madonna è prevista una grande processione popolare per le strade di Parigi che accompagnerà il ritorno della statua della Vergine con il Bambino, capolavoro scultoreo del XIV secolo fortunatamente scampato alle fiamme.

In questi anni una serie di scavi è stata effettuata dal’INRAP (Istituto nazionale di ricerca per l’archeologia preventiva) dando agli archeologi un’occasione unica per esplorare l’area archeologica di Notre Dame. Gli esperti hanno trovato cinque o sei sepolture, riservate ai membri dell’élite sociale.

Una scoperta eccezionale riguarda inoltre una notevole quantità di frammenti scolpiti e policromi, dipinti con foglia d’oro o lapislazzuli, attribuiti all’antico paravento della cattedrale. A metà del XIX secolo furono ritrovati, proprio dall’architetto Viollet-Le-Duc, gli altri frammenti di questo paravento che oggi sono in mostra al Museo del Louvre.

Tuttavia, nella fretta di rispettare le scadenze imposte dal Presidente della Repubblica, la struttura pubblica incaricata di gestire il cantiere di restauro pare che abbia approfittato delle festività natalizie, dell’assenza delle squadre archeologiche e dell’impresa di ingegneria civile appaltatrice, per eseguire i lavori di chiusura del cantiere senza alcuna supervisione archeologica, distruggendo una parte degli strati archeologici medievali.

Secondo Séverine Hurard, segretario generale del sindacato CGT Archeologia: “L’archeologia di Notre-Dame non può essere negoziata”. Gli scavi possono essere eseguiti pur aprendo la cattedrale al pubblico, niente quindi sembra giustificare tanta fretta, se non considerazioni politiche e forse l’ansia del capo dello Stato.

Come deciso dal capo dello Stato il tetto è stato ricostruito “identico”, cioè con una struttura in rovere massiccio e copertura e ornamenti in piombo, nonostante la tossicità di questo materiale. Una prospettiva che ripropone lo spettro dell’inquinamento da piombo e rischi per la salute delle persone: 460 tonnellate contenute nel tetto e nella guglia sono andate in fumo nella notte del 15 aprile 2019 e si sono depositate in grande quantità sui marciapiedi, sui ponti, nei giardini pubblici e nei cortili delle scuole o anche sui davanzali delle finestre dei residenti vicino alla cattedrale.

Precedentemente la polemica aveva riguardato il piano voluto dal presidente francese sulla sostituzione delle  vetrate delle cappelle laterali della cattedrale di Notre Dame progettate dall’architetto Eugène Viollet-le-Duc (lo stesso che aggiunse anche la guglia a metà del XIX secolo). Vetrate che sarebbero state esposte successivamente in un museo.

Didier Rykner, fondatore ed editore della rivista online “La Tribune de l’Art” ha lanciato una petizione firmata da più di 130 mila persone che chiedevano il mantenimento delle vetrate originali. Secondo quanto sostenuto nella petizione, infatti, i nuovi decori «distruggerebbero l’armonia architettonica dell’edificio storico». Inoltre le vetrate non sono state danneggiate dalle fiamme.

Didier Rykner ha affermato che sarebbe meglio commissionare nuove finestre per la torre nord della cattedrale, il luogo in cui l’incendio “minacciò di far crollare le campane e dove i vigili del fuoco rischiarono la vita per salvare il monumento”.

Dopo la veemente opposizione pubblica, il presidente Macron ha dunque abbandonato l’idea di sostituire le vetrate originali.

Lo scorso dicembre il nuovo gallo dorato, che contiene le reliquie salvate dal tragico incendio, tra cui quello che è considerato un frammento della corona di spine di Cristo, è stato innalzato sulla cima della guglia alta 96 metri. Si tratta di una copia identica all’originale realizzata in legno di quercia e progettato da Philippe Villeneuve, capo architetto della cattedrale di Notre Dame e dei monumenti storici francesi.

Questo nuovo gallo – ha detto Philippe Villeneuve – “dalle ali di fuoco, ci ricorda che la cattedrale può rinascere dalle sue ceneri come la fenice”.

E nonostante Notre Dame sia diventata il campo di battaglia di una guerra culturale, artistica ma sembra soprattutto politica, sicuramente risorgerà.

Sofia Barilari

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