Il preside anti-occupazioni cambia scuola. Vittoria del familismo amorale e del nuovo ’68

giovedì, 11 Luglio 2024
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Questa è una storia emblematica del tasso di degrado culturale, sociale e umano in cui versa la scuola; specchio fedele di una deriva sociale a 360 gradi che al momento sembra irrecuperabile.

La notizia è recente: Paolo Pedullà, il preside “anti-occupanti”, dopo 9 anni, ha lasciato il liceo Tasso di Roma e si è trasferito allo scientifico Azzarita. Un trasloco da percorso breve (piazza Fiume-piazza delle Muse).
Lui, ovviamente, tende a minimizzare, come se si fosse trattato di un passaggio meramente professionale. Ma invece c’è una ragione a monte; una ragione di fondo. Anche perché il suo contratto, come riporta il Messaggero, sarebbe stato rinnovabilissimo.
Aveva criticato lo “scolasticamente corretto”. Al tempo delle famose occupazioni aveva osato opporsi alla prepotenza e alla protervia ideologica di una ristretta minoranza politicizzata, diventando automaticamente reazionario, un burocrate autoritario contro le libertà e i diritti degli studenti. Col contributo veemente di scatenati “genitori-social”, nella ormai consolidata veste di “sindacalisti dei figli”. Genitori sicuramente in linea con le idee dei loro pargoli e forse col loro passato.

Cosa aveva dichiarato questo preside di tanto reazionario e scandaloso, in una lettera sua e di altri 32 insegnanti? Che le suddette occupazioni, definite “tristi” e “ripetitive” in realtà, oltre a trasformare spazi istituzionalmente pubblici in spazi privati, più che di politica, di formazione dal basso, controcultura, come avveniva nel’68 e in genere negli anni Settanta, si occupavano di musica, balli, spritz, corsi di fumetti e di burraco “tenuti da sedicenti rivoluzionari”. E poi, lesa maestà, aveva attaccato certi genitori (“i figli smettano di essere difesi dai padri, in certi casi padri-vip), con l’auspicio che si potesse parlare anche dei padri di quelli che non avevano occupato.

La facile osservazione è che comunque, una partita di burraco non è quasi nulla rispetto alle successive occupazioni che abbiamo visto in seguito (sempre ad opera di una minoranza di estrema sinistra, che ha compresso il diritto allo studio della maggioranza di studenti che volevano entrare in aula); occupazioni che ci sono state in tutta Italia a favore della Palestina, di Hamas e contro Israele (addirittura con preghiere modello-Moschea), facendo temere un ritorno agli anni di piombo (tradotto, l’intolleranza fisica verso chi dissente).

Cosa sarebbe accaduto se la lettera del preside fosse stata contro questa violenza? Il suo viso sarebbe stato messo a testa in giù in ogni corteo.

Il tema non è l’impegno politico degli studenti (li abbiamo condannati in quanto pigri, seduti sul divano, cittadini-rete di mondi paralleli), non è la loro naturale propensione a passare facilmente dall’idealismo all’integralismo senza basi culturali, frutto unicamente di media orientati, ma ciò che indigna è la cortina fumogena delle famiglie che non educano più, anzi diseducano. E l’impotenza di una scuola che ha smesso quasi totalmente la sua funzione meritocratica e pedagogica, sostituita da una stucchevole religione egualitaria, buonista, umanitaria, falsamente inclusiva, che ha avuto come unico effetto quello di livellare nella mediocrità tutti verso il basso.

Genitori pronti a surrogare le fatiche, i compiti e i rapporti con i professori e a proteggerli dai cattivi voti, dalla selezione naturale, dalle ingiustizie ad opera di docenti cattivi, usando l’arma della protesta, delle vessazioni e dei ricorsi al Tar. Poi, non lamentiamoci se i risultati sono studenti scadenti, che non sanno più scrivere, parlare, si agitano prima delle interrogazioni, vanno in ansia per qualsiasi ritenuta fonte di stress.

Studenti che però fanno i leoni, quando in gruppi numerosi (le bande) si divertono a fare risse senza motivo, a sballarsi, e magari aggredendo le Forze dell’Ordine durante le manifestazioni, per poi frignare se prendono qualche manganellata, subito difesi ancora una volta dai genitori.

Qualcuno ad esempio, oggi insegna loro i famosi no che aiutano a crescere, le prove negative da superare come esperienza di vita, i voti, i giudizi negativi che aiutano la doverosa reazione? Qualcuno insegna loro che la responsabilità è soggettiva e non è sempre colpa degli altri? E che il vittimismo porta a uccidere il presunto carnefice?

Oppure si pensa che ci sia sempre una scappatoia, o un atto clamoroso per uscirne impuniti? Come contestare i 3 in greco facendo scena muta all’esame orale (la protesta di alcune ragazze di Venezia), perché si è in diritto di andare bene, di prendere voti alti, e di essere eternamente elogiati, a scuola come a casa.

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