Cinque Stalle. Duello con Grillo. La resa dei “Conte”. Gli scenari

giovedì, 22 Agosto 2024
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A fine ottobre ci sarà la resa dei conti. Anzi di Conte. L’ex “avvocato del popolo” farà la fine di Luigi Di Maio? Figlio prediletto di Grillo, diventato poi l’eretico, il traditore, l’amico di Draghi (passaggio, tra l’altro, ripagato profumatamente in sede internazionale)?

Conte, come noto, ha lanciato per fine ottobre un’assemblea costituente. L’obiettivo è ridefinire la linea politica, le regole, l’organizzazione interna ed eventualmente il posizionamento rispetto al campo largo. “E’ giunto il momento di un confronto collettivo – ha proclamato urbi et orbi – cambieremo ciò che va cambiato e lo approveremo collegialmente”.
Tradotto, vuol dire che i grillini potrebbero mutare geneticamente per l’ennesima volta. D’altra parte, l’ex-premier è l’esempio principe del trasformismo italico: a suo agio col governo gialloverde, col governo giallorosso e ora, fautore in prospettiva di una strategia riformista che oscilla tra alleanza e scontro con la Schlein (il tema è l’egemonia nella coalizione). Ma quello che ha maggiormente sconcertato gli esperti e gli osservatori tanto di diventare un caso politologico, quasi scientifico, è l’aver guidato un movimento “anti-tutto” verso un movimento “pro-tutto”, pro quel sistema che dovevano aprire come una scatoletta di tonno.
E i numeri per lui non sono buoni. Poteva trasformarsi nel commissario liquidatore dei 5Stelle, e invece, almeno sulla carta, non con senza fibrillazioni interne, ha tenuto, impedendo un disastro annunciato.

Risultati comunque mediocri, ma non spaventosi: 15% alle politiche del 2022 e 9% alle europee. Dati ben lontani dall’epoca aurea: nel 2018, oltre il 32%.

Morale, a oggi un giudizio popolare a “targhe alterne”. Il futuro potrebbe magmatico, ma pure propizio.

Resta da capire il senso del “ritorno” di Grillo, il fondatore, il garante, il padre della patria.

Dopo una lunga fase silente, quasi da ritiro, da esilio, da poco si è ripreso la scena: ha detto senza mezzi termini “no ad un nuovo logo e no allo stop della regola del doppio mandato: un mantra anti-poltronismo e movimentistico insieme al reddito di cittadinanza e al superbonus.

Un duello di forma e di sostanza. Come andrà a finire? Chi vincerà? Chi ha il vero potere? Conte ha già fatto capire che sceglieranno gli iscritti e che la costituente è la più alta forma di partecipazione democratica. Quegli iscritti, “considerati centrali”, che già in passato sono sempre stati eterodiretti dalla piattaforma Rousseau, deputata a decidere programmi, parlamentari e addirittura le formule di governo, sostituendo di fatto il parlamentarismo storico della nostra Repubblica (il ruolo delle Camere), nel nome di una democrazia diretta e digitale.

Insomma, un Conte che parla di un partito senza gerarchie. Con un dubbio: di solito, il concetto è in realtà l’apripista di un dirigismo leaderistico. Lo stesso filosofo Rousseau ammise che la volontà generale, la sovranità totalmente democratica avevano e hanno bisogno di un Capo (“la democrazia per essere perfetta deve essere abitata da dei”). Un capo, quindi, Conte.

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