USA. Ecco perché vincerà Kamala. Lo stesso sorriso della Schlein e non solo

lunedì, 26 Agosto 2024
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Perché vincerà Kamala Harris (naturalmente chi scrive spera di no)? Molto semplice: incarna fisicamente e culturalmente le contraddizioni “vincenti” del “politicamente corretto globale”. E’ una perfetta “luogo-comunista”, capace di enfatizzare urbi et orbi la fuffa. Quella fuffa da eterna fiction (proprio di matrice americana, che ha quasi definitivamente contagiato l’Europa), che accontenta tutti, guelfi e ghibellini, e che sta ricucendo in vista del voto (solo formalmente) le divisioni interne dei democratici.
In più, esprime quel patto secolare dominante tra narrazione progressista, laicista, inclusiva, l’establishment politico, mediatico, intellettuale, artistico, cinematografico, e i poteri forti Usa. Quelli che contano, che comandano (le lobby bancarie, finanziarie, economiche, le grandi multinazionali del web, delle telecomunicazioni), che per egemonizzare e allargare il mercato si ammantano esteticamente a parole di “società arcobaleno” e “mondo Lgbtq”.
E poi, il solito schema demonizzante del nemico, costruito sull’asse religioso “bene-male”. Tradotto, Trump nemico della democrazia, eversivo, omofobo, corrotto, ladro e stupratore.
Il discorso di accettazione della nomination democratica della Harris costituisce, infatti, un primo assaggio dei contenuti e degli slogan che userà ossessivamente contro Trump. Al quale forse non basterà aver acquisito nella sua squadra, oltre all’americano “fai da te” James David Vance, Musk e il rampollo complottista e no-vax Robert F. Kennedy (una bella mossa).
Una rincorsa in salita, quella del tycoon, dopo aver sfiorato il trionfo nelle le ore successive all’’attentato e se fosse restato in sella Biden.
Sì, perché ora lo scontro non sarà più tra due anziani, uno cotto e uno pimpante, uno incapace di attrarre e galvanizzare le masse (anzi, le aveva depresse) e uno capace di polarizzarle (l’America profonda). Lo scontro sarà tra un anziano che continua a considerare illegittima la sostituzione in corsa del candidato dem, con fondi elettorali connessi, e una donna fino a qualche mese fa totalmente anonima, incolore, ai margini, e ora invece, totalmente costruita e pompata a tavolino.
Ma ecco i punti di forza del politicamente corretto “sinistro” della Harris.
Lei sarà “il presidente di tutti”, mentre Trump il presidente di “pochi”. Decodificato, è il capo dei ricchi e dei potenti molto spesso “impuniti”, rovesciando il paradigma che vede la destra populista, nel nome di “alto-basso” (popolo contro casta), entrare a pieno titolo nella casta da eliminare. E lei che appartiene storicamente, economicamente alla casta, diventare la moralizzatrice dal basso, sfruttando la sua professione di donna della legge che ha giudicato corrotti e odiatori delle donne (l’identikit di Trump).
Sembra di rivivere il film “anti-Silvio”, molto inflazionato da noi. E quando Kamala dice “lui ha l’intento esplicito di liberare i facinorosi di Capitol Hill e imprigionare i giornalisti e coloro che sono contro di lui”, non è per caso il mantra usato in Italia, che prefigura quotidianamente scenari apocalittici e continui colpi di Stato “fascisti”, orditi dal Cavaliere nero (a partire dal 1994) e dalla Meloni oggi? Con in comune la guerra tv contro la sinistra e la sua egemonia culturale, sui giornali e in tv, sempre negata dai diretti interessati perché vera?
E ancora: “Trump non vuole migliorare le nostre vite o assicurare la sicurezza nazionale, ma vuole stare solo al servizio dell’unico cliente che ha avuto: sé stesso. Non è la famosa postura “ad personam” appiccicata a Berlusconi?
In ogni critica, sappiamo bene, c’è un’autobiografia: la sinistra americana e le sue caste (i Kennedy, gli Obama, i Clinton) non hanno bisogno di migliorare, perché sono già ricche.
Infine, sempre nel discorso di accettazione della candidatura presidenziale, Kamala ha addirittura copiato la Schlein: nessun dato, nessun numero, nessuna ricetta salvifica, ma lo stesso sorriso e la stessa “indignazione democratica”, ad uso e consumo degli argomenti, e unicamente principi astratti, come esattamente fa da mesi la Schlein, al punto da sembrare la classica femminista anni Settanta che parlava ideologicamente nelle assemblee studentesche.
Il copione è consueto: un colpo al sociale e un colpo al capitalismo (“creeremo un’economia delle opportunità in cui tutti abbiano la possibilità di competere e di avere successo. Uniremo gli operai, i sindacati e le aziende per creare posti di lavoro e ridurre il costo della vita quotidiana per tutti gli americani”). Pensieri che comodamente potrebbero essere veicolati dalla Meloni, Tajani, Renzi, Calenda, Monti, Draghi etc.
Evidentemente il focus è concentrato sulla classe media. Area da conquistare per vincere.
Tema irrisolto per la Harris, l’equidistanza tra Israele e Hamas, in suicida continuità con Biden.
Vedremo, se son rose s-fioriranno.

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