La Germania dell’Est è ormai la culla dell’estrema destra. E non da ieri. Già alle scorse elezioni (le europee) il trend non solo tedesco, ma continentale era come è, evidente e lapalissiano.
I dati, infatti, parlano chiaro: in Turingia Alternative für Deutschland è diventato il primo partito, guidato dal politico radicale Björn Höcke.
AfD ha conquistando il 33,1 per cento dei voti. Non era mai successo dal dopoguerra che un partito estremista vincesse una consultazione regionale (al massimo, si trattava di forte avanzata). Qualche numero in meno in Sassonia, dove è arrivato secondo col 30,5 per cento dei voti, superato dalla Cdu di appena qualche punto (31,7%); quel partito cristiano-democratico che fu di Angela Merkel. E il centro-sinistra (Verdi, socialisti e liberali)? Ridotti al lumicino: nemmeno il 15% tutti insieme.
Riflessione: scommettete che immaginiamo alla lettera le analisi e i commenti del mainstream occidentale, politico, intellettuale, televisivo, a cominciare dal nostro?
Eccoli: “Ritorna lo spettro del nazismo”, è un “mero un voto di protesta”, “è la risposta sbagliata della pancia a problemi veri e complessi”, “tanto non governeranno” (alla faccia della democrazia).
Nessuno parla invece, di fallimento oggettivo (al massimo riconoscono unicamente delle piccole criticità che starebbero attraversando le politiche progressiste, radical, liberal, globaliste), in ordine a temi dirimenti, come la sicurezza, l’immigrazione, e la stessa geopolitica col no palese della gente alle politiche bellicistiche, giudicate troppo filo-Usa e filo-Kiev.
Delle due l’una, o la destra si ammorbidisce e paga un alto prezzo per restare a galla (si chiama “costituzionalizzazione del sovranismo”), dando vita a quel sovranismo pragmatico che sta ad esempio, imponendo la Meloni, con i rischi del caso, oppure spacca il sistema.
Perché una cosa è certa: non si può assistere sempre al medesimo film: i popoli europei cacciano le caste sinistre (come è accaduto in Germania, in Francia, Belgio etc), e a Bruxelles blindano gli sconfitti e fanno pure gli arroganti, assicurandosi le poltrone, dando agli altri le briciole.
Il termine “voto di protesta” poi, non va sottovalutato: ha un significato religioso e morale che non deve sfuggire. Siccome la sinistra incarna religiosamente il bene, la morale, l’etica, la democrazia, la Costituzione, i diritti, l’ecologia, è ovvio che il bene non può perdere accettando la vittoria del “male” (la destra).
Ergo, il valore storico della vittoria di Afd (stiamo facendo una fotografia della realtà), viene relativizzato (è una semplice protesta, un disagio passeggero), e non si guarda in profondità.
Per carità, nessuno esalta il nazismo, ammesso che ci sia, ma etichettare certa destra come nazismo, non tiene conto di due fattori: primo, è proprio così, con tali narrazioni, che si partorisce di fatto il “mostro”, non comprendendo veramente questa nuova fase della democrazia europea e la rivoluzione in atto nella rappresentanza e nella partecipazione popolare che si sta verificando ovunque: non più “destra vs sinistra”, ma “alto-basso”, “popoli vs caste”, “identità contro globalizzazione”.
La destra, nelle sue ricche e più disparate articolazioni, più o meno condivisibili, non è il male, ma un’idea di modernità (“antropologica”), basata sul diritto alla vita, la famiglia naturale, il primato della comunità, la libertà, le identità religiose, storiche e culturali dei popoli, contrapposta alla “modernità laicista”, che le sinistre vorrebbero affermare come pensiero unico e politicamente corretto: una società incentrata sul relativismo, la dittatura delle mente e l’autopercezione (un mondo di apolidi, precari economici, liquidi, fluidi), dove ogni desiderio deve obbligatoriamente diventare un diritto.
E’ naturale che la sinistra nostrana e internazionale faccia fatica a riconoscere tale impostazione obiettiva. Meglio demonizzare, macchiettizzare, relativizzare “il nemico”. Però le Schlein, i Conte, i Verdi, dovranno abituarsi, da qui al futuro, a sorprese sgradite.
Il vento dei popoli sta arrivando. E il Palazzo trema.
Germania. Avanza il vento dei popoli e il Palazzo trema. Ecco la sua risposta normalizzatrice



