Post-Sanremo. Vittoria del corretto e sconfitta del politicamente corretto

lunedì, 17 Febbraio 2025
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Bilancio Sanremo. L’unica polemica che vomitando rabbia, il mainstream di sinistra è riuscito a fare è stata la mancanza di donne salite sul palco e la solita manfrina sul conduttore eternamente maschio con l’altro sesso ridotto al castrante e umiliante ruolo di perenne spalla.

Ma è stato un fuoco fatuo. La verità è che la gente non ne poteva più del “modello-Amadeus” (tra l’altro, nessuno sa se le sue scelte, ci riferiamo alle passate edizioni del Festival, sono state dettate da furbizia-marketing o da assoluta e legittima convinzione personale).

Sta di fatto che la “gestione Conti” è stata un successo, nei numeri e non solo. Ma quale tele-Meloni, ma quale calma piatta, ma quale segno di un’Italia ferma? Peccato per i “cattivi” e gli acidi da salotto.

Il segreto del direttore artistico è stato l’aver ricongiunto la “musica da vedere” con la “musica da ascoltare”. E finalmente abbiamo assistito a canzoni tutte orecchiabili, gradevoli, con un ritmo incalzante ed efficace.

E finalmente non abbiamo più subìto i triti e ritriti sermoni politicamente corretti, i manifesti Lgbtq solo da approvare, le facili invettive contro il governo, le omelie antirazziste, anti-omofobe, i braccialetti arcobaleno da indossare militarmente, gli slogan banali come “pensati libera” o le provocazioni omosessuali, come i noti baci in bocca tra maschi. E non c’è stata nessuna sbavatura, nessuna demolizione del palco. Tutti gli artisti, anche i più coatti e beceri sono stati sobri, ben vestiti, hanno addirittura, in qualche caso mutato genere, e coperto i tatuaggi. E i giovani ascoltatori hanno apprezzato.

E se il Festival di Sanremo è l’autobiografia della nazione, ebbene questa nazione al momento ha parlato di famiglia, di fragilità (malattie, essere sé stessi), di religione (il papa è intervenuto), di mamma, di figli e figlie, e di genitori importanti per la crescita dei musicisti e cantanti.

Un duro colpo per la sinistra politica, intellettuale e mediatica.

In quanto alla retorica di Cristicchi poniamoci una domanda: vale solo la retorica sui migranti, il razzismo e i diritti civili?

Semmai la considerazione che possiamo fare è che ogni anno vince la scuderia di Marta Donà: potenza e valore della manager? Forza economica, social? Sui meccanismi del voto, magari, il prossimo anno potremo fare una bella inchiesta.

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