Il piano di Ursula von der Leyen di riarmare i 27 Stati membri sembra, per il governo italiano, un grande punto di discussione, tra chi, come Tajani, fa pubblicamente un “Mea culpa” italiano annunciando l’intenzione di investire maggiormente sulla difesa e chi, come la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, preferisce prendere l’argomento con la massima precauzione e affermando al Consiglio europeo di ieri, giovedì 6 marzo che: “Riarmo? Meglio parlare di difesa e infrastrutture”
Possiamo dire che ieri la premier ha fatto chiaramente sentire i propri dubbi sul maxi-piano della presidente della Commissione ai leader europei. Meloni, nonostante abbia votato a favore del progetto, ha messo in luce il rapporto tra i costi di un riarmo così imponente e il debito, sul quale il governo di centrodestra sta facendo un importante lavoro.
Le posizioni della premier sono stati poi ribadite anche per quanto riguarda le garanzie di sicurezza richieste da Kiev, che, a detta della leader italiana non deve obbligatoriamente entrare nella NATO, ma può essere inclusa nell’art. 5, rimanendo però fermi sul fatto che “Noi non invieremo soldati. Dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili e una pace giusta sta nelle garanzie dell’Alleanza Atlantica, che sarebbero più stabili e più durature”:
Il concetto di difesa espresso dalla von der Leyen è problematico, e su questo Meloni si è particolarmente soffermata. La difesa al giorno d’oggi non è solamente il riarmo degli stati, ma è fatta di “materie prime, di infrastrutture critiche, di cyber-sicurezza, di autonomia strategica.
Solo pochi giorni fa, la presidente della Commissione aveva detto che “Stiamo vivendo in tempi tra i più decisivi e pericolosi. Non è necessario descrivere la gravità delle minacce che affrontiamo o le devastanti conseguenze che dovremo sopportare se tali minacce dovessero concretizzarsi. Perché la domanda non è più se la sicurezza dell’Europa sia minacciata in modo reale, né se l’Europa debba assumersi una maggiore responsabilità per la propria sicurezza. In verità, conosciamo da tempo le risposte a queste domande. La vera questione che abbiamo davanti è se l’Europa sia pronta ad agire con la decisione che la situazione impone e se sia in grado di farlo con la rapidità e l’ambizione necessarie. Nei vari incontri delle ultime settimane – l’ultimo appena due giorni fa a Londra – la risposta delle capitali europee è stata tanto chiara quanto inequivocabile. Siamo in un’era di riarmo. E l’Europa è pronta ad aumentare massicciamente le sue spese per la difesa. Sia per rispondere all’urgenza immediata di agire e sostenere l’Ucraina, sia per affrontare la necessità a lungo termine di assumersi una responsabilità molto maggiore per la nostra sicurezza europea.”
Ecco perché oggi ho scritto una lettera ai leader in vista del Consiglio europeo di giovedì. Ecco perché siamo qui insieme oggi. In questa lettera ai leader, ho delineato il Piano ReArm Europe. Questo insieme di proposte si concentra su come utilizzare tutte le leve finanziarie a nostra disposizione per aiutare gli Stati membri ad aumentare rapidamente e in modo significativo le spese per le capacità di difesa. Con urgenza ora, ma anche nel lungo periodo, nel corso di questo decennio. Questo piano si articola in cinque parti.
Intanto, la guerra si avvicina sempre maggiormente al nostro territorio, con la Russia che sembra voler colpire ancora maggiormente Kiev con attacchi mirati alle infrastrutture strategiche mentre Zelensky risponde schierando per la prima volta dall’inizio del conflitto i caccia francesi.



