Kiev. Le due supercazzole: “pace giusta” e “difesa europea”. Ecco perché

lunedì, 10 Marzo 2025
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Cosa vuol dire “pace giusta”? Solo il fatto di parlarne (e purtroppo da giorni, politici, capi di Stato, intellettuali, giornalisti e sacerdoti la ripetono ossessivamente), è un inganno, una bugia mediatica, che rivela una mera postura morale.

Pace e guerra, invece, va detto una volta per tutte, sono condizioni storiche, fattuali, non religiose. Se lo diventano, fanno perdere il rapporto con la realtà (in questo caso, bellica, spiacevole, drammatica, ma oggettiva), con l’effetto che la morte e la vita lasceranno inesorabilmente il posto all’ideologia e quindi, a ogni narrazione di parte.

Non esiste la “pace giusta”, ma la “pace possibile”. Soltanto nel suo nome Trump e Putin potranno accordarsi, fermando la guerra in Ucraina.

E la “pace possibile” significa che c’è un “vincitore” e “uno sconfitto”, al di là delle ragioni stesse che hanno causato il conflitto. Ragioni che, se andiamo in profondità, non metteranno mai d’accordo i diretti contendenti. Quindi, non servono, è inutile utilizzarle (funzionano unicamente per la tv, per far vendere i giornali o aumentare il consenso di qualche leader di partito).

Il tema, lo ribadiamo, non è morale (a proposito delle cause, ad esempio, come la morte dell’erede al trono asburgico, il trattato di Versailles, l’avanzata-lampo dei nazisti, l’invasione di Putin del Donbass etc). L’unico criterio da adottare è lo stato dell’arte della guerra ed è indiscutibile che, nonostante gli aiuti, le armi e i soldi forniti dagli Usa di Biden e dalla Ue, Zelensky ha perso.

Ergo, le trattative devono partire da questa fotografia. E’ la legge del più forte, ma è stato sempre così, al di là degli “infiorettamenti” da giardinaggio ideale e delle giustificazioni “alte” (patriottiche, rivoluzionarie, rivendicative, economiche, coloniali etc). Ciò che distanzia abissalmente Biden da Trump è che il primo ha usato termini buonisti, commestibili (esportazione della democrazia, umanitarismo, inclusione, globalismo); il secondo ha ricordato la legge di natura in modo rozzo e arrogante.

Ne consegue che la sovranità dell’Ucraina sarà fortemente limitata, ridimensionata: il Donbass passerà alla Federazione Russa e la Crimea rimarrà sotto l’egida di Mosca.

Fa ridere, infatti, il cosiddetto “piano-fumo” di Londra (sollecitato da un’Inghilterra che non fa più parte della Ue e da un Macron-Napoleone che debole in patria aspira a guidare l’armata europea), nel quale c’è scritto che il cessate il fuoco deve essere solo la pausa per consentire all’Ucraina di riorganizzarsi (come se Putin fosse fesso), e dove si continua a difendere la sovranità di Kiev. Domanda: quella di oggi o quella di ieri? Una risposta che l’Ancien Regime europeo, fuori dai giochi, non può dare. Concetti spietati, cinici? Ma se ripassiamo la storia, la monarchia asburgica, crollando dopo la sconfitta del 1918, da impero di 50 milioni di persone, è diventato una Repubblica grande quasi come la nostra Val d’Aosta. Medesimo discorso per l’impero ottomano e quello prussiano. E ciò solo per limitarci alla prima guerra mondiale. Il Donbass subirà un’oscillazione tipo “modello Alsazia-Lorena”, passata dalla Francia alla Germania e viceversa.
Altra supercazzola, la parola “difesa europea” che dovrebbe indorare la pillola del “riarmo”, proposto velocemente dalla Von Der Leyen.

Un riarmo il cui peso dovrà essere sostenuto dagli Stati nazionali a spese dei loro cittadini (le tasse) e guarda caso, bypassando quel patto di stabilità che finora ha limitato fortemente le economie, nel nome di un rigorismo scientifico, ad uso e consumo dei paesi del Nord-Europa.

Anche qui una domanda è d’obbligo: Stati (Italia compresa) che hanno perso da decenni la loro sovranità (uno Stato che non batte moneta, non è proprietario delle fonti energetiche, dell’economia e delle infrastrutture, non è sovrano), costretti ad armarsi per difendere una sovranità farlocca, come quella dell’Ucraina, al servizio di un’Europa che non c’è?

Non è questa l’Europa che vogliamo e che volevamo: un’Europa libera, indipendente e sovrana, fiera della sua storia e della sua missione.

L’esercito europeo avrà senso quando la Ue ricomprenderà nel preambolo della sua Costituzione i valori cristiani (non partire da quelli illuministici); quando smetterà di imporre come dobbiamo vivere, mangiare, come usare le nostre autovetture, quando smetterà di imporre le farine di grillo, la carne sintetica, l’ideologia Lgbtq, l’ideologia vaccinista, la mistica green. La Ue sarà vera quando la Commissione sarà direttamente eletta dal popolo, ridimensionando l’asse franco-tedesco, e non sarà una camera stagna cooptata dall’alto, patria dei burocrati; quando le 12.500 lobby ufficialmente riconosciute smetteranno di influenzare i parlamentari, e quando alle elezioni vinceranno le destre, non favorirà le aggregazioni dei perdenti, nel nome della “vera democrazia”.

Prima di allora l’esercito europeo sarà solo il braccio armato dei lobbisti delle armi e non solo, presenti in troppi governi.

E se l’Ucraina sta rovinosamente cadendo senza gli aiuti economici, satellitari e militari Usa, favorendo la ripresa bellica e l’avanzata sul campo della Russia, non vuol dire che è urgente armarsi. Ma al contrario, vuol dire che se dobbiamo arrivare alla pace, dobbiamo accettare la leadership russo-americana. Del resto, è stato sempre così dal 1945 in poi.

E la Ue, insieme ai governi nazionali, pensi più a sostenere l’economia, la sanità e il Welfare dei suoi popoli. Ritrovando quel cuore che le manca.

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