Piazze inutili quelle di oggi.
Passarelle mediatiche destinate a durare lo spazio di un nanosecondo e che non servono a cambiare le cose (solo qualche titolo sui giornali), nemmeno a svegliare un’opinione pubblica, che non vota più, avvitata da anni nel nichilismo, nell’individualismo, nella distanza abissale dalle istituzioni; totalmente narcotizzata, cloroformizzata, avulsa dall’impegno politico e culturale. Difficile quindi, recuperarla con un semplice appello al sentimento, come ha fatto Michele Serra, nella prospettiva paurosa di un’invasione dell’orso nuovamente sovietico.
Se andiamo a vedere i numeri, lo stesso Corriere della Sera, periodico ufficiale del mainstream, insieme a Repubblica e a la Stampa, ha dovuto ammettere che solo un 32% appoggia oggi Kiev (bei tempi quando questa percentuale raggiungeva il 57%). Segno che gli italiani, al di là di piazza del Popolo, o sono definitivamente “idioti” (incapaci di visione generale della società, della vita, esclusivamente dediti al privato e al familismo), oppure hanno capito.
Che cosa? Che le opposte narrazioni sono fake news, che le manovre che contano vengono fatte sopra la loro testa, che la Ue non conta nulla, che le carte non ce l’ha Zelensky, e che a gestire la pace, con tutti gli interessi reciproci del caso, sono e saranno Trump e Putin. Con la Meloni costretta a mediare tra Europa e la Casa Bianca per salvare capra e cavoli.
Del resto, è sempre stato così, fin dal 1945: due “aree imperiali”, una “euro-asiatica”, a guida russo-cinese e un’altra “occidentale”, a guida americana.
Con la sola differenza che Biden ha infiorettato tale egemonia con estetica ideologica (l’esportazione della democrazia, i diritti civili, l’umanitarismo, la libertà), mentre Trump ostenta nelle forme più violente, l’arroganza dell’imprenditore che gioca a poker.
E la Ue che pretende da noi il riarmo, con i soldi delle nostre tasse? Un involucro burocratico, debole quando le conviene, forte quando le conviene (su green, diritti Lgbtq, farina di grillo, patto di stabilità etc).
E gli Stati a sovranità limitata, Italia compresa, dovrebbero combattere per un’Ucraina dalla sovranità ancora più limitata, nel nome di un’Europa che non c’è?
Piazze inutili quindi, vetrina per partiti, leader che cercano visibilità o che alzano il tiro rispetto alle loro coalizioni.
Piazze dove contano più le assenze che le presenze (ci riferiamo ai comizi scontati che abbiamo ascoltato, pieni zeppi di retorica): i partiti di maggioranza hanno disertato l’appello di Serra, medesima cosa ha fatto Conte, presunto alleato del Pd, che a sua volta ha parecchi guai interni da risolvere, nella difficile opera di conciliazione tra pacifisti, guerrafondai, difensori della Ue e fautori dell’esercito europeo.
E certi pacifisti di centro-destra (tipo Salvini) non si sono fatti vedere nemmeno nelle altre piazze alternative a quella pro-Ucraina, diventata suo malgrado di fatto “pro-Riarmo Bruxelles”.
Piazze inutili pure dal punto di vista antropologico: nella romana piazza del Popolo, ovviamente tanto ceto dominante, intellettuale, artistico, tanti soggetti istituzionali. Timorosi di perdere terreno a causa del nuovo asse russo-Usa.
A piazza Barberini, invece, il materiale di risulta ideologico, tra post-no vax, Potere al Popolo, studenti di Cambiare Rotta; e in piazza Bocca della Verità, l’interessante mix destra-sinistra per il tricolore e la pace, con Rizzo (già partito comunista) e Francesco Toscano già Vox Italiae), ora Democrazia Sovrana e popolare.
Una manifestazione quest’ultima che vorrebbe essere l’apripista di un nuovo soggetto politico alternativo se arrivasse Vannacci. Se son rose s-fioriranno.



