Trump l’americano, Meloni la post-italiana: la partita é iniziata

sabato, 19 Aprile 2025
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C’è un’Italia che ride sotto i baffi, convinta di aver finalmente trovato una sedia stabile al tavolo dei grandi. Un’Italia che guarda oltreoceano, stringe la mano all’America di Donald Trump e prova a farsi largo tra le grinze di una geopolitica che assomiglia sempre più a un ring senza regole. Giorgia Meloni, da parte sua, sembra credere nel vecchio adagio per cui “chi mena per primo, mena due volte”, e così eccola volare da Trump, congratularsi con largo anticipo, e poi, una volta incoronato, mettersi in prima fila all’insediamento. Da sola. Senza Macron, senza Scholz. Solo lei, in tailleur nero e sorriso istituzionale.

La domanda, però, è un’altra: cosa ci guadagna l’Italia da questa alleanza?

Trump è tornato. E come tutte le repliche, promette di essere più rumorosa, più muscolare, meno diplomatica. Il suo “America First” si è fatto slogan strutturale, quasi una dottrina. E l’Europa, con i suoi lamenti burocratici e le pause di riflessione infinite, si ritrova ancora una volta a rincorrere. Meloni lo sa. E allora si propone come trait d’union, come interprete simultanea tra la nuova Casa Bianca e l’Europa smarrita. Una sorta di “Trump whisperer”, come l’ha definita Time, con l’ambizione – legittima o folle – di trasformare Roma in una piccola capitale dell’Occidente conservatore.

Al centro del dialogo Meloni-Trump c’è la carne viva dell’interesse nazionale: dazi, energia, infrastrutture strategiche. Trump non ha mai nascosto l’idea che l’Europa sia un concorrente più che un alleato. Eppure Meloni tenta il colpaccio: una formula “zero per zero” che elimini le tariffe doganali e favorisca l’industria italiana. L’obiettivo? Riattivare una manifattura anemica, attirare capitali americani in settori chiave – tecnologia, difesa, aerospazio – e magari rimettere in moto quell’autonomia energetica che oggi pende ancora dai rubinetti altrui.

Meloni non sogna solo un patto: sogna un piano Marshall 2.0 in salsa post-globalizzata. E Trump, se convinto, potrebbe essere il partner perfetto. O il boia più implacabile.

Attenzione però: entrare troppo nel cerchio magico di Trump significa anche accettarne le ombre. Gli Stati Uniti potrebbero disinteressarsi dell’Ucraina, smontare la NATO, imporre nuove alleanze basate sulla fedeltà ideologica e commerciale. In quel caso, l’Italia dovrà scegliere: o restare fedele alla linea europea, o tentare un rischioso equilibrismo tra le due sponde dell’Atlantico.

Meloni, finora, ha mantenuto la posizione sull’Ucraina, si è mostrata filo-NATO e filo-UE. Ma quanto durerà? E cosa succede se l’Europa la isola proprio per il suo eccessivo avvicinamento a Washington?

Eppure, nel caos, c’è una possibilità. L’Italia potrebbe giocarsi la carta che nessuno si aspetta: quella del pivot mediterraneo. Diventare il ponte tra Africa ed Europa, tra Nord e Sud globale. Usare l’asse Meloni-Trump per rilanciare il Piano Mattei, attrarre investimenti strategici nei porti del Sud, nelle energie rinnovabili, nella cybersicurezza. Diventare nodo logistico e intellettuale di un nuovo ordine multipolare, dove l’identità italiana – sempre divisa, sempre ambigua – diventa finalmente risorsa, non zavorra.

Meloni ha scelto la strada difficile: uscire dalla subalternità elegante della diplomazia europea per lanciarsi nel baratro della geopolitica vera. Quella dove contano i gasdotti, non i tweet. Dove un’alleanza si misura in tonnellate, non in hashtag. Ma l’Italia, che troppe volte ha preferito il profilo basso al coraggio alto, oggi ha una possibilità. Difficile, pericolosa, eppure reale.

Basta ricordarsi che nella Storia – quella vera – non ci si siede al tavolo dei grandi per simpatia. Ci si siede con idee chiare, interessi forti e la schiena dritta.

E possibilmente, senza chiedere il permesso, ci vediamo a Roma, con Trump e soprattutto con l’inizio della post globalizzazione.

1 Comment Lascia un commento

  1. Il nuovo, generato dal caos, riserva sempre buone semplificazioni ed eliminazioni.
    Lo spettro della crisi, si sovrappone alle guerre, distruzioni e morti.
    Como si ricostruira’ la pace?
    Nulla sarà come prima, un nuovo ordine mondiale è alle porte!

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