Meloni a Tirana dà la sveglia all’Europa. Il siparietto di Rama

venerdì, 16 Maggio 2025
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«È compito nostro scegliere se rassegnarci al declino oppure combatterlo». Giorgia Meloni sferza l’Europa nel discorso tenuto a Tirana durante la sessione plenaria della Comunità Politica Europea.

È stato un intervento di alto profilo quello svolto dalla premier italiana. Ma l’evento albanese verrà probabilmente ricordato per il siparietto di cui si è reso protagonista il capo del governo di Tirana Edi Rama, che ha accolto la sua omologa italiana in ginocchio e a mani giunte. Non è la prima volta che il premier albanese si abbandona a gesti esagerati ed enfatici. Già nel gennaio scorso, ad Abu  Dhabi, salutò Meloni in modo simile. Fortuna che Giorgia non si fa mai cogliere impreparata e trova sempre il modo di superare con una battuta ogni situazione imbarazzante. Un tipo più serioso e più rigido di lei sarebbe sicuramente andato nel panico. Meloni invece s’è messa a ridere, invitando il primo ministro albanese a inginocchiarsi «solo quando siamo da soli». E ha poi aggiunto: «Edi, no… La devi smettere. Lo fa per sembrare alto come me…».

Scenette simili, che fanno inorridire i capi del cerimoniale, servono se non altro a sdrammatizzare gli eventi politici inserendo un po’ di vivacità nei compassati rituali dei vertici internazionali. Non per niente un grande esperto di siparietti fu a suo tempo Silvio Berlusconi, che a suo modo è stato l’inventore della “pop politik” ben prima di Donald Trump.

Ma, dopo aver dato ai media quello che spetta ai media, è il caso ora di tornare ai contenuti forti del discorso di Giorgia Meloni. Prima di entrare nel merito dell’intervento della presidente del Consiglio è bene avvertire che le parole di Meloni vanno lette anche alla luce della mancata partecipazione della premier italiana al vertice dei cosiddetti “volenterosi” che si è svolto, sempre a Tirana,  a margine del programma ufficiale del summit, vertice a cui hanno partecipato  Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e Donald Tusk. E qui c’è da registrare una polemica tra la Meloni e il presidente francese. Alla presidente del Consiglio, la quale ha motivato la sua assenza dall’incontro affermando che l’Italia non intende inviare alcun contingente alla eventuale forza di interposizione in Ucraina, ha risposto  stizzosamente, come è suo costume, Emmanuel Macron, il quale ha affermato a sua volta che al summit si è parlato solo di cessate il fuoco tra Kiev e Mosca. Tutto questo a ulteriore dimostrazione di quanto resti ancora alta la tensione tra Roma e Parigi.

Ma, come dicevamo all’inizio,  il tema centrale svolto dalla Meloni è la necessità di fronteggiare il declino del continente. La premier ha in tale senso osservato che, se l’Europa vuole risollevarsi, deve «innanzitutto recuperare consapevolezza, una consapevolezza che parte da noi stessi, da ciò che siamo, da che cos’è la civiltà europea, e da quali grandi conquiste ha portato nella storia dell’umanità. Una sintesi di valori nata dall’incontro tra la filosofia greca, il diritto romano e l’umanesimo cristiano».

Per affrontare degnamente  le sfide del nostro tempo, i popoli del nostro continente devono essere consapevoli del bagaglio morale che è nel Dna storico dell’Europa: la sintesi dei valori, appunto. Questo nucleo etico ha «permesso alla civiltà europea di concepire un mondo in cui la persona è al centro, la vita è sacra e gli esseri umani sono liberi e uguali, una civiltà che rispetta le identità altrui senza rinnegare la propria, e che costruisce la pace dove altri vedono solo distruzione». «Questo siamo noi», ha scandito con orgoglio la presidente del Consiglio. «Siamo questo, prima di ogni altra cosa. E credo che dobbiamo ricordarcelo ogni giorno, se vogliamo costruire un’Europa all’altezza del ruolo che la storia ci ha assegnato».

Senza consapevolezza dell’identità non c’è futuro. «Costruire una nuova Europa in un nuovo mondo, come propone questa sessione, significa, a mio avviso, prima ancora di parlare di ciò che dobbiamo fare, partire dalle nostre fondamenta e riflettere su chi siamo. Nessuno di noi è interessato a rafforzare qualunque forma di unione tra Stati europei, se non per difendere ciò che siamo e ciò che vogliamo continuare a essere nei prossimi decenni e nei prossimi secoli, in un mondo che cambia così rapidamente».

Guardando alla prospettiva di futuri allargamenti dell’Ue, l’invito di Meloni è di tenere conto dei Balcani occidentali. Per costruire il futuro del continente non si può prescindere da quest’area.  «Naturalmente – ha concluso la premier- l’allargamento comporta nuove sfide, ma sono convinta che l’integrazione europea dei Balcani occidentali – così come quella verso Est – rappresenti anche un investimento strategico nella sicurezza dell’Europa stessa, tanto più alla luce di quanto sta accadendo ai nostri confini».

Un discorso coraggioso e di alto profilo. Saranno sicuramente fischiate le orecchie ai socialdemocratici tedeschi, il quali -come si è appreso in questi giorni- hanno chiesto a Friedrich Merz di ridimensionare il ruolo dell’Italia come partner strategico europeo. Non lo hanno fatto per avversione nei confronti del nostro Paese, ma solo per ostilità politica nei confronti del governo Meloni. Il declino dell’Europa, contro cui la nostra premier ha invitato a reagire, comincia proprio dai piccoli calcoli di bottega di famiglie politiche invecchiate e rancorose.

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