Fi. Leoni (poco leone) contro Vannacci. Regia precisa o provocazione giovanile? Cosa c’è dietro

domenica, 1 Giugno 2025
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Quando ho ascoltato il discorso pubblico di Simone Leoni, eletto segretario generale dei giovani di Forza Italia, addirittura per acclamazione, sono caduto dalla sedia. Sembrava il comizio ideologico di un rampollo di Avs, nemmeno, dati i toni e i contenuti espressi, quello di un militante o dirigente del Pd.
E, da esperto di dinamiche politiche, ho subito pensato a una strategia decisa da Antonio Tajani (definendola magari mera “provocazione” per poi ridimensionarne mediaticamente la portata); o a una strategia ispirata ai desiderata dei figli di Berlusconi.
In soldoni, un’apertura maldestra, anzi “mal-sinistra” a quel mondo laicista, liberal e radical, che come dice spesso il vice-premier, “deve occupare lo spazio tra la Meloni e la Schlein”, in diretta concorrenza (il teorema del “centro di gravità permanente”) con Renzi e Calenda.
E Simone Leoni, l’ha fatto nel “migliore” dei modi: dal palco è sembrato il prodotto fisico “fighetto” del politicamente corretto, elaborato dall’Intelligenza Artificiale, con tanto di pause oratorie per l’inevitabile e atteso applauso, con tanto enfasi sentimentale da Grande Fratello, Amici, Isola dei famosi in salsa Lgbtq. Con tutte le parole-chiave e i concetti triti e ritriti del Gay Pride, ormai di moda.
Basti ricordare qualche passaggio: “Parlo di personaggi della politica completamente sconnessi dai tempi in cui viviamo, che invece che adottare un approccio inclusivo ne adottano uno escludente”. E ancora: “Persone che invece che essere generali a capo di un’armata del bene verso il prossimo, scelgono di essere generali della codardia e della discordia per mero calcolo politico. Persone che dovrebbero vergognarsi, perché pur di avere un voto, o vendere un libro, dicono che i bambini disabili vanno separati dagli altri, che chi ha la pelle nera non è italiano, che chi è gay non è normale. Per colpa di queste affermazioni, ci sono persone che stanno male, che soffrono, e coetanei che arrivano a togliersi la vita. Vergogna, e per cosa poi, per qualche voto in più?”.
Attenzione, tutto legittimo, siamo e dovrebbero essere liberali (meno che con la Lega), ma a parer mio, è un messaggio scorretto, nella forma e nella sostanza. Ripeto, si può giustificare solo per la confusione che regna sovrana tra i giovani, o per una vendetta di Tajani nei confronti di Salvini e il generale Vannacci, che lui odia. Una vendetta, questa sì, in cerca di voti.
Scorretto nella forma, perché non si attacca per conto terzi, un alleato di maggioranza, facendo capire di chi si tratta, senza avere il coraggio di chiamarlo direttamente in causa.
Nella sostanza, perché dimostra il cedimento al pensiero unico laicista di Forza Italia, contenuto a stento dagli anziani, ma palese per la sua base; una deriva molto più coerente con la sinistra “lib-lab”, che con una destra identitaria, conservatrice e antropologica, sovranista che, grazie al voto degli italiani, è stata chiamata al governo per invertire la rotta, rovesciare decenni di indottrinamento globalista a senso unico.
In questo Fdi e Lega sono molto più in sintonia. Ma ora, alla luce di quanto accaduto, urgono un percorso di chiarezza e un confronto: su identità, Dio-patria-famiglia, sicurezza, immigrazione, economica, green deal, Europa, guerra, non si possono accettare compromessi: o si sta da una parte, o dall’altra.
Anche perché, sommando tante idee, le più opposte e inconciliabili, magari si vince alle elezioni, ma non si governa.
La “governabilità coerente” nasce dall’ “omogeneità culturale”. E sui valori, certamente attualizzati e non musealizzati, non si possono fare sconti. Ne va del presente e del futuro del centro-destra.

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