Inutile meravigliarsi.
Destra e sinistra hanno la capacità di affrontare temi complessi con una postura semplificatrice da quattro soldi. Che serve unicamente ad avvelenare gli animi, dividendo i cittadini in eterni guelfi e ghibellini, in eterni dannati e beati.
L’ultima occasione di scontro mediatico (poi, vedremo la sostanza), è la proposta-appello del dem Mauro Berruto, membro della segreteria del partito con delega allo sport (è stato commissario tecnico della nazionale di pallavolo), di escludere gli atleti israeliani da tutte le future competizioni sportive (tradotto, dalle olimpiadi ai prossimi campionati mondiali di calcio). Un’idea “modello-Berlino” 1936.
La motivazione è secca: “Si tratta di un atto dovuto e di responsabilità”.
E il fatto grave è che l’hanno sottoscritta ben 44 parlamentari del Pd e non solo. Tra questi segnaliamo Laura Boldrini, Marco Furfaro, Matteo Orsini, Sandro Ruotolo, Marco Tarquinio.
Un bel gruppo, non c’è che dire, alimentato e motivato dall’odio verso le scelte attuali del governo Netanyahu che vengono considerate naziste. Su tutte il “genocidio di Gaza”.
Li lega quindi, non solo l’opposizione verso Tel Aviv, ma anche e soprattutto un antisionismo che, va detto, sconfina di fatto nell’antisemitismo. Con buona pace della narrazione che per decenni ha identificato l’antisemitismo con la destra estrema.
Un giacobinismo mentale che ha sempre albergato a sinistra. Giustificato da elementi oggettivi e che hanno a che fare con la storia passata e attuale.
Le domande che resteranno senza risposte sono tante: quando un popolo può insorgere contro un tiranno, un regime liberticida, una dittatura evidente, saltando le tutele e le libertà dei singoli? Quando la dialettica democratica non ha più senso e bisogna ricorrere alle armi per affermare o riaffermare la libertà? Quando un rivoluzionario, un patriota hanno il diritto e il dovere di diventare terroristi? Si pensi ai nostri partigiani.
E soprattutto, chi decide tale passaggio, chi ha il potere di assegnare la patente di legittimità bellica e violenta?
Sappiamo perfettamente che ogni guerra ha le sue letture contrapposte e incomunicanti (il giudizio lo fanno i posteri a seconda del vincitore). Ad esempio, Garibaldi per i Borbone fu un terrorista, mentre fu un eroe per i risorgimentali.
E allora, dispiace dirlo, non c’è soluzione ai dubbi: Hamas rimane un gruppo di terroristi o una formazione rivoluzionaria?
Qualcuno obietterà ricordando la strage efferata del 7 ottobre? Giusto. Ma ogni conflitto ha una causa e un effetto.
E qui tutto si mette in discussione, pure l’invasione di Putin in Ucraina (la violazione degli accordi di Minsk e l’estendersi della Nato ad Est, denuncia fatta pure da papa Francesco).
Non dimentichiamo che Giulio Andreotti, a suo tempo, ebbe modo di ammettere che se fosse vissuto in Palestina, stante la privazione delle terre ai locali, la decisione dell’Inghilterra di costruire a tavolino lo Stato di Israele e i tanti regni della zona, sarebbe stato pure lui un terrorista.
Terroristi non si nasce, ma si diventa, per circostanze ambientali e storiche.
Chi scrive ovviamente è contro la violenza e le guerre (deve essere proprio un’estrema ratio), sia quelle giuste (per la libertà, l’indipendenza nazionale, la difesa dei confini) sia quelle sbagliate (il colonialismo, l’imperialismo, la volontà di potenza, anche nel nome dell’esportazione della democrazia); ma tornando all’appello dem, bisogna assolutamente stabilire un discrimine morale ed etico, per salvarci da questo irrimediabile relativismo delle posizioni e delle motivazioni, veicolate ed affermate meccanicamente da ogni belligerante.
Prendiamocela con i governi, non con i popoli. Quindi, è un errore, un delitto, impedire a un maestro di musica, a un direttore d’orchestra (Valery Gergiev), di dirigere un’orchestra in Italia (il nostro governo ha sbagliato, specialmente le ragioni addotte dal nostro ministro della cultura).
La cultura, la letteratura, l’arte, la musica, lo sport riguardano l’identità storica e collettiva di una nazione. Non hanno colore, pure se sono oggetto e strumento di propaganda.
Ed è un errore, da cartellino rosso, prendersela con atleti ritenuti dalla parte sbagliata che magari subiscono in patria scelte dei loro esecutivi che non condividono.
Ma d’altra parte, l’occasione fa l’uomo ladro. E il Pd non è sfuggito a questa tentazione: un’olimpiade, una partita di calcio tra nazionali, come sarà quella tra Italia e Israele, valida per le qualificazioni ai prossimi mondiali, valgono bene una piazzata mediatica e qualche voto in più.



