Alaska. L’incontro Putin-Trump un allenamento finito in pareggio. Ora comincia la vera partita

sabato, 16 Agosto 2025
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L’ incontro “storico” Trump-Putin di Anchorage-Alaska è finito con un sostanziale e studiato pareggio. La partita reale si disputerà quando lo zar vedrà direttamente Zelensky.

Con o senza il tycoon (il presidente Usa vorrebbe organizzare subito il summit, secondo quanto rivela il New York Times).
Quindi, quello di ieri è stato un importante, suggestivo, enfatico, allenamento. Che come Giano bifronte ha registrato due lati: a livello politico, ha avuto e avrà a che fare col futuro governo mondiale, con i futuri equilibri geopolitici e geoeconomici; a livello mediatico, ha contribuito a dimostrare comunque la legge del più forte, ai danni al momento di Zelensky e della Ue.

L’atteso faccia a faccia è durato due ore e 45 minuti. Nella conferenza stampa congiunta il leader russo ha parlato di “incontro da 10 su 10” e si è detto “sinceramente interessato a porre fine al conflitto ucraino. Kiev e l’Europa non ostacolino gli sforzi di pace”.

Trump, dal canto suo, ha dichiarato di dover parlare con Nato e Zelensky, sottolineando che l’incontro è stato “molto produttivo” e ci sono stati “molti punti sui quali abbiamo concordato”. Ma, ha aggiunto, ci sono stati un paio di “grossi punti” sui quali ancora non c’è accordo.

Sicuramente tra i punti positivi quelli economici, tra quelli negativi i territori dell’Ucraina da cedere o da garantire.

Tradotto: una bella melina, non c’è che dire.

I CONTENUTI

Indubbiamente non è stato facile per nessuno. Non si arriva in Alaska senza preparazione certosina. Un lavoro ben avviato dai consiglieri che hanno accompagnato i due leader; da parte Usa, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff; da parte russa, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov (secondo cui “gli Usa allenteranno sicuramente alcune sanzioni”) e il consigliere di Putin per la Politica estera Yuri Ushakov.

In gioco c’erano e ci sono tanti dossier, sarebbe stato difficile dipanarli subito. Si confrontavano due aspettative di fondo: il “focus-mondo” e il “focus-Kiev”. Dove il secondo per gli interessi del tycoon, malgrado le aspettative di tutti, resta secondario. In sostanza, in ordine sparso, dalla precondizione chiesta da Trump, il cessate il fuoco come premessa per ogni intesa, dalla demilitarizzazione dell’Ucraina fuori dalla Nato, all’energia, alle sanzioni, al consolidamento delle terre rare, alla Cina. Ipotesi per la prima volta accettate da Zelensky, che ha parlato (al netto delle esternazioni enfatiche da posizionamento strategico) di possibilità di cedere i suoi territori “a patto di condizioni precise relative alla sicurezza del paese”.

Vedremo da domani in poi, come andrà a finire. Del resto, si sapeva: quello in Alaska era, come è stato, unicamente un primo vertice.

LO SPETTACOLO

Da questo punto di vista i due hanno già vinto, in perfetto omaggio alla regola che nei conflitti complessi, tutti devono vincere, anche se perdono. Trump ha ottenuto l’incontro, ribadendo la sua leadership mondiale, più economica che militare (pronto a togliersi di mezzo, disimpegnarsi, come sembra, lasciando la patata bollente ai diretti interessati, che ora sono all’angolo, Ue e Zelensky). Putin è stato sdoganato, rilegittimato, considerando che fino a qualche mese fa era totalmente isolato e oggi inseguito da una condanna internazionale (in alcuni paesi sarebbe subito arrestato). In pratica, mediaticamente, il nuovo ordine mondiale si è ricompattato, rigidamente “bipolare”. Ma non è la guerra fredda2.0 (nonostante la mossa scenica del ministro Lavrov di esibire la maglietta con la scritta CCCP, a supporto di un ritrovato imperialismo); manca la Cina, sicuramente più forte di Mosca.

Uno spettacolo già esauritosi col set iniziale: Putin e Trump che scendono congiuntamente dalle scalette dei rispettivi aerei, l’incidere oscillante di Trump, la camminata spavalda di Putin, l’applauso del tycoon, le strette di mano, i sorrisi dei due, dopo i primi momenti dove specialmente Trump pareva accigliato e assorto. E infine, la macchina dove avranno certamente confermato una postura di accordo, predefinito sulla carta.
Riassumendo: la notizia è che l’incontro c’è stato, non quello che tra l’altro non è stato deciso.

I PERDENTI

Malgrado le telefonate preventive e successive (annunciata quest’ultima da Trump), la verità è che la Ue e Zelensky sono rimasti al palo. Immobilizzati dalla potenza di fuoco dei due leader.

Che succederà ora, riprenderanno palla? Gli argomenti tecnici e specifici saranno affrontati in altri summit: sempre a due o i punti veri saranno scaricati sulle vittime sacrificali? Ma pure l’incontro incombente Putin-Zelensky sarà risolutivo? Difficile pensare che vittime e carnefici possano mediare, ottenere delle sintesi.
Ma Putin e Trump possono essere contenti: il preludio è stato un reciproco successo.

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