Autunno Caldo. Giustizia, autonomia, premierato, regionali: le sfide e gli incubi della Meloni

giovedì, 28 Agosto 2025
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Riposata, nonostante gli impegni, i continui voli intercontinentali, l’incontro con Trump, con i volenterosi, rimessa a nuovo (la faccia), e nonostante le critiche di aver letto al monitor l’importante e intelligente discorso al Meeting di Rimini, la premier Giorgia Meloni ha saputo sia infiammare la platea di Comunione e Liberazione, toccando argomenti e valori cari ai cattolici (la pace, la natalità, il sostegno alle famiglie in primis, le giovani coppie), sia ricordare con enfasi le tappe passate e gli impegni futuri dell’agenda di governo. Un modo per ripartire dopo la “non-pausa” estiva.

Dalla sua, i numeri economici, il gradimento internazionale, lo spessore e il crescente ruolo riconosciuto all’Italia, la stabilità dell’esecutivo. Di contro, le prossime tappe da affrontare, con tutte le eventuali ricadute esterne (l’opposizione) e interne (le fibrillazioni nella maggioranza).
Vediamo i principali dossier autunnali, dove si parrà la sua nobilitate, pena l’inizio dell’erosione del consenso presso gli italiani.

LA MANOVRA FINANZIARIA

La misura centrale su cui sta lavorando Palazzo Chigi è l’introduzione di interventi che allevino il peso fiscale, in particolare per il ceto medio, evitando che scatti l’allungamento dell’età pensionabile oltre i 67 anni (una priorità della Lega), ma al tempo stesso, continuare l’opera di risanamento dei conti pubblici, che ha portato lo spread ai minimi storici.

POLITICA ESTERA

Il lavoro diplomatico, al netto delle strategie alternanti, oscillanti, di Trump, è in palese fase di stallo. Se la Meloni riuscirà a saper mediare, come ha fatto finora, tra il presidente Usa e l’Europa, andrà in paradiso, se fallisce andrà all’inferno. Una sfida delicatissima. Il tema resta invariato: qual è il migliore interesse nazionale? Sovranismo, europeismo o, come dice Tajani, con una crasi, “sovranismo europeo”, tanto per salvare capra e cavoli?

SANITÀ

L’affaire-Schillaci non accenna a placarsi e non si esclude un chiarimento tra la premier e il ministro. Quest’ultimo sarà commissariato? Domanda: il governo sta con i “sì-vax” o con “i no-vax” (ricordiamo l’azzeramento delle multe), o con tutti e due? Sul tavolo, inoltre, le liste d’attesa e i fondi per la sanità. Questo è un argomento molto utilizzato da Pd, grillini e Avs. Ne hanno fatto una battaglia epocale.

GIUSTIZIA

Una guerra all’ultimo sangue che non farà sconti a nessuno e che porterà a continue e violente puntate future. Sulla riforma relativa alla separazione delle carriere, all’eliminazione delle correnti, nessuno dei diretti contendenti istituzionali sembra voler arrivare a una mediazione. Soprattutto sull’immigrazione, sui diritti violati dei migranti, il salvataggio in mare da parte delle nostre autorità e i diritti delle Ong, la scelta dei paesi sicuri o no, e il primato dell’umanità o dello Stato, i costi dell’Albania. Da un lato, l’accusa di repressione e di illegalità, da parte di alcune procure; dall’altro, l’accusa di posizioni ideologiche (di sinistra) da parte di Palazzo Chigi, che comunque ha incassato il consenso politico di Bruxelles (sugli scafisti, i Centri di rimpatrio, la consapevolezza dell’Italia come confine d’Europa e la creazione delle condizioni, con accordi bilaterali, di non partenza dai luoghi di provenienza dei migranti). Da ultimo, i numeri positivi per la Meloni: gli sbarchi sono diminuiti, come i morti in mare.

AUTONOMIA E PREMIERATO

Dagli annunci devono seguire i fatti, ossia la mera immagine e la realtà di due riforme, l’autonomia differenziata, approvata di fresco, e il premierato, ancora in fieri. Si tratta, a detta di molti esperti costituzionalisti, di due riforme speculari e potenzialmente contrastanti: da una parte, è stato approvato un provvedimento che interviene sulle funzioni delle Regioni, allargandone l’autonomia e i poteri, con il rischio di creare disuguaglianze territoriali e ulteriori conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato; dall’altra parte, invece, con la prospettiva del premierato si cerca di accentrare responsabilità, prerogative e legittimazione dell’Esecutivo sul Presidente del Consiglio, per cercare di perseguire una maggiore stabilità del Governo ed evitare il rischio di crisi politiche repentine e ripetute. Come si comprende, un probabile caos costituzionale, considerato un fiore all’occhiello dalla Meloni, ma a rischio probabile di bocciatura referendaria. Si sa, sulla Costituzione ritoccata, alterata, mutata, gli italiani notoriamente sono “conservatori”: non nel senso della premier.

ELEZIONI

E’ atteso un nuovo vertice di maggioranza per dirimere le pulsioni interne al centro-destra. Mancano ancora all’appello i nomi dei possibili candidati ufficiali in Puglia, Campania e Veneto. Mentre in Toscana, nelle Marche e in Calabria, il braccio di ferro tra Fdi, Lega, Fi e moderati, ha trovato una quadra.

Uno scontro neanche sottaciuto, che sottintende due filosofie politiche opposte: Fdi che, in virtù del fatto che è il partito con maggiori consensi, si attribuisce il diritto di sceglierli secondo logiche di pura segreteria; la Lega, per quanto riguarda il Nord, ritiene, dal canto suo, di dover garantire il “suo” buon governo. Fi rivendica un posto al sole, dato l’aumento dei suoi consensi, e in alcuni casi il sorpasso sul Carroccio, nelle ultime consultazioni. I moderati, Lupi etc, chiedono un diritto di tribuna, sapendo che anche un 1% può essere l’ago della bilancia per far vincere la coalizione.
Tradotto, Zaia ancora dominus nel Veneto. E pare che saranno lui e Salvini a decidere il candidato, col Doge, in qualsiasi caso, capo-lista. In Campania sono in ballo Carfagna (Noi moderati) e Cirielli (Fdi, uomo di fiducia della Meloni).
Se son rose s-fioriranno.

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