Certo, la bomba (anzi, le bombe) di ieri all’Onu sganciate da Trump, non sono roba da poco. A osservare gli sguardi perplessi, preoccupati, stravolti, stralunati, dei rappresentanti degli Stati, ci si chiede il perché anche degli applausi. Forma, sostanza, condivisione, ipocrisia, passare la nottata?
Il mondo si è reso conto che il tycoon ha demolito l’Onu, le sue idee, la sua storia, le sue prospettive e la sua mission istituzionale? Ricorrendo tra l’altro, alla foto del Palazzo dell’Assemblea che avrebbe voluto costruire lui?
Siparietto a parte (Melania che ha difficoltà nel salire le scale mobili non funzionanti e il gobbo che non partiva, forse per problemi tecnici o per dispetto di qualche “sinistro”, costringendolo a improvvisare la prima parte del suo discorso), possiamo pensare due cose.
O la scomunica anti-Onu è una mera boutade propagandistica, tipica della comunicazione populista (la semplificazione, l’asse amico-nemico, l’asse bene-male), nel quadro dell’America first; della serie, lascio il segno, provoco, sparo alto, vedo la reazione dei miei interlocutori e poi gestisco il seguito. O, si tratta di una vera e propria inversione di tendenza epocale che il sovranismo trumpiano sta diffondendo in tutto il mondo.
Certo, come ogni leader mediatico e carismatico, non poteva non approfittare di tale tribuna, come ha fatto per il funerale di Kirk, recuperando terreno dopo le difficoltà oggettive registrate nel campo dell’economia (i dazi) e della politica internazionale (Ucraina e Gaza, al momento non risolte). Non poteva, quindi, non sfruttare l’occasione per lanciare un messaggio a 360 gradi.
In qualsiasi caso, o propaganda narcisistica, o messaggio destinato ad avere ripercussioni concrete, il vecchio ordine mondiale, costruito dopo il 1945, sta morendo, e un nuovo mondo, non sappiamo se migliore o peggiore, sta nascendo. E in questa terra di mezzo, le spallate possono andare in qualsiasi direzione.
Trump come noto, oltre ad aspirare al premio Nobel per la pace (dobbiamo ancora capire quali siano queste 7 guerre che ha contribuito a spegnere), mira a distruggere il precedente “impianto globale e globalista”, preferendo rapporti bilaterali con i singoli Stati, distinguendo tra amici, alleati utili in via provvisoria e dopo nemici, e vassalli. Ripristinando quell’area imperiale che ha sempre contraddistinto l’Occidente a sovranità limitata al tempo della guerra fredda. E lo sta facendo dando l’impressione pure di disimpegnarsi dagli attuali e più urgenti dossier (le armi, la guerra etc).
Inoltre, cavalca perfettamente l’ormai fusione totale tra politica, economia, finanza, borsa, tecnologia, informatica; materie prima separate.
Per lui l’Onu è un residuo del passato, un baraccone senza senso, capace solo di parlare, lanciare messaggi astratti se non ideologici mondialisti, mentre l’imprenditore-politico (la sua proiezione personale) compie le azioni concrete.
Ma la bocciatura del green (una truffa) e delle politiche di integrazione migratoria è destinata a lasciare il segno. In soldoni, l’Europa fa male a sé stessa, ha perso i suoi valori identitari (che sarebbero Dio-patria-famiglia), e si è condannata al meticciato e a essere dissanguata nel nome di paradisi sulla terra sbagliati. Come se non bastasse il paradosso che combatte falsamente Putin, ma poi col gas e il petrolio finanzia la sua guerra contro l’Ucraina.
I delegati Onu capiranno la lezione? O si comporteranno come l’Ancien Regime prima della Rivoluzione del 1789, concentrandosi sul sesso degli angeli? Il loro è un fallimento senza ritorno o dovranno rispondere? Con gli schemi del passato o con nuovi schemi?
Sta di fatto che le parole di Trump sull’Europa autolesionista (concetti già espressi dal suo vice Vance) coincidono esattamente con le analisi di Putin.
Onu. La rivoluzione di Trump e l’Ancien regime mondialista. Lo scontro in atto



