Contro-storia. Scandalo Vannacci. Le idee che non si possono dire

martedì, 11 Novembre 2025
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Si può ancora parlare di fascismo senza giustificarsi, mettersi sulla difensiva, ritrattare?
Si può sottrarre il fascismo dalla propaganda e dall’“ideologia della storia” che finora ci ha funestati, deviati e che ha totalmente sostituito la storia così come dovrebbe essere raccontata e studiata, basata su documenti, fonti e testimonianze che possono anche cambiare le interpretazioni ufficiali, senza che la parola sana “revisionismo” (il mestiere dello storico), si trasformi in mero, esecrabile “negazionismo”?
Si può smettere di avere una concezione religiosa della storia dividendo i fatti, le persone e i capi, in “cattivi e buoni”, le loro azioni in “bene e male”? Tradotto, in “eternamente dannati” ed “eternamente beati” (cioè, i vincitori)?
Le domande, infatti, che fanno arrabbiare i tanti conformisti esistenti, ad esempio, sono “gli Usa vinsero la seconda guerra mondiale perché erano nel giusto o perché hanno usato la bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki? E “qual è la differenza tra crimini di guerra e crimini contro l’umanità?”.
E ancora: si può avere a casa un busto di Mussolini o di Lenin, senza essere additati a pubblico ludibrio? Ci si può definire in qualsiasi modo anche il più spregevole, facendo il pugno chiuso o il saluto romano, senza essere considerati reietti, pazzi da rinchiudere (naturalmente non incitando all’odio o commettendo reati)?
A vedere le reazioni alle frasi sul fascismo scritte dal Generale Vannacci, sembra proprio di no. Noi italiani continuiamo ad essere figli di “patrie di parte”, della guerra civile, della guerra fredda, schema che i social hanno esasperato (le famose opposte tifoserie). Valori condivisi, memoria comune, memoria accettata, malgrado gli appelli del capo dello Stato, sono al momento pura utopia.
La verità è che non abbiamo mai metabolizzato il passato e siamo sempre pronti a un ossessivo “processo di Norimberga” contro i dissacratori, i ribelli, quelli che non si allineano al pensiero unico dominante o a un ciclico e ricorrente “piazzale Loreto” nei confronti di chi abbiamo prima appoggiato, chiedendo di fare il lavoro sporco al posto nostro (per la sicurezza, l’ordine, la libertà, la dignità nazionale, il benessere economico etc), e poi messo a testa in giù quando ciò non avviene, purificando e lavando le nostre coscienze e responsabilità. La “morte del padre” è un vizio molto italico.
E inoltre, guai a trattare la storia sul piano politico (deve essere unicamente appalto di pochi programmi tv di nicchia, trasmessi ad ore impensabili). Non si esce dalle versioni consolidate (che hanno monopolizzato per decenni libri di testo, troppi indirizzi e programmi accademici e la cultura).
L’ “ideologia della storia”, purtroppo, è la clava preferita della sinistra contro la destra, quando va al governo democraticamente eletta (Focus-Meloni). E’ “l’ossessione antifascista” quando non si ha nulla da dire, programmi poco credibili, ceto dirigente non all’altezza e una coalizione divisa e rissosa (il campo largo) da compattare.
La domanda è: il generale Vannacci provoca o sa quello che fa e che dice? Attacca per visibilità o per costruire un altro modo di pensare, come ha fatto già con i suoi precedenti libri, letti da centinaia di migliaia di persone, a dimostrazione che una fetta e cospicua di popolazione condivide le sue idee; maggioranza o minoranza silenziosa che siano; popolazione considerata ignorante, certamente non rappresentata dal Palazzo culturale e politico.
Ma entriamo nel dettaglio, in grande sintesi. Ricordando che il Generale ha parafrasato storici illustri e liberi come Perfetti e De Felice.
1) IL FASCISMO FU ELETTO DEMOCRATICAMENTE. Cosa c’è di sbagliato? Basta conoscere la storia. Dentro la coalizione voluta da Giolitti (il Blocco nazionale) nelle elezioni del 1921, Mussolini fu eletto insieme ad altri 35 esponenti dei Fasci italiani di combattimento (poi divenne Pnf). Nel primo governo Mussolini c’era, infatti, una coalizione larga. Chi diede al suo esecutivo i numeri (306 voti)? I liberali, i popolari (c’erano 2 ministri e 4 sottosegretari del Ppi di don Sturzo, tra cui un certo Gronchi futuro presidente della Repubblica), post-mazziniani e nazionalisti.
2) LA MARCIA SU ROMA NON FU UN COLPO DI STATO. Nel momento in cui popolari e socialisti non riuscivano a mettersi d’accordo, il sistema istituzionale languiva nell’incapacità di essere guidato, quando Mussolini ebbe chiaro che il Re non avrebbe firmato lo stato d’assedio, la marcia su Roma si trasformò in una chiassosa festa di vittoria. Colpo di Stato vuol dire attacco armato con morti e feriti. E sul consenso di Vittorio Emanuele III pesò certamente “il biennio rosso”, le insurrezioni sovversive da guerra civile ad opera dei socialisti, repubblicani, anarchici e sindacalisti, infervorati dal buon esito della rivoluzione russa del 1917, causando la reazione del ceto medio, dei borghesi, degli agrari, dei militari e dei reduci, che divenne il brodo di coltura della violenza fascista, più o meno finanziata.
3) FASCISMO DITTATURA. A differenza del nazismo e del comunismo, “regimi totalitari” (partito-Stato senza libertà democratiche), il fascismo-regime fu un “regime autoritario”: partito-Stato senza libertà parlamentari, sostituite progressivamente dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, ma bilanciato da Chiesa e monarchia; due contropoteri, magari indeboliti, ma esistenti. Inoltre non va dimenticato, che la costruzione autoritaria dello Stato fu favorita non da un golpe, ma da leggi elettorali e non solo (la legge Acerbo, le leggi fascistissime, approvate plebiscitariamente dagli italiani); costruzione legittimata dall’elasticità dello Statuto Albertino, in base alla quale una legge successiva poteva abrogare quella precedente (a differenza della nostra Costituzione rigida che prevede una gerarchia tra le fonti). Quindi, la “fascistizzazione del sistema” avvenne per vie legali e istituzionali. Poi, naturalmente se parliamo di sistema liberal-democratico come modello di paragone, il fascismo assunse forme e fisionomie anti-liberali.
Detto questo nessuna nostalgia, ma conoscenza vera della storia nella sua complessità, senza far passare criteri di interpretazione ideologici per analisi oggettive.
E soprattutto, nessuna simpatia per le dittature, specialmente quando emanano le leggi razziali e mandano in guerra un paese, solo per volontà di potenza.
L’ubriacatura retorica e patriottarda del fascismo la stiamo pagando ancora oggi, col dogmatismo fazioso e con la reazione psicologico-politica della sinistra partitica, intellettuale, mediatica: l’esterofilia e l’autolesionismo nazionale.
Con una piccola considerazione finale: mentre il comunismo ha fallito sul piano istituzionale, economico e politico, il fascismo è stato sconfitto da una guerra.

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