Italia verso il lockdown: ipotesi in campo e stop alle attività

giovedì, 9 Aprile 2026
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Il rischio lockdown energetico diviene sempre più concreto: nel giro di un mese potrebbe chiudere “non tutto, ma molto”. Queste le parole del ministro della Difesa.

La crisi energetica in Italia e nell’Unione Europea è reale e potrebbe protrarsi a lungo. L’Italia però non dispone di riserve energetiche sufficienti, come ha riconosciuto anche la presidente del Consiglio. Ecco perché, nel caso in cui il conflitto con l’Iran dovesse protarsi e lo Stretto di Hormuz restare chiuso, l’ipotesi di un blocco quasi totale delle attività diventerebbe concreta.
L’Ue si sta “preparando agli scenari peggiori”, aveva detto il commissario Ue all’Energia.
Anche l’Italia potrebbe quindi trovarsi costretta a ridurre i consumi domestici, le industrie non strategiche e limitare riscaldamento, illuminazione e mobilità.
“I margini di manovra sono inevitabilmente limitati, soprattutto se non si agisce tutti insieme”, ha commentato il ministro Crosetto,
In assenza di un piano chiaro e strutturato, iniziano comunque a delinearsi le prime ipotesi su ciò che potrebbe cambiare in caso di lockdown energetico. Il nodo più critico riguarda il gas: i flussi, infatti, potrebbero cominciare a ridursi già nell’arco di tre settimane.
Si fa strada anche l’ipotesi del razionamento. Il governo potrebbe arrivare a imporre limiti obbligatori ai consumi energetici per evitare un peggioramento della crisi o, nel peggiore dei casi, il collasso del sistema. Non sussistono ancora comunicazioni ufficiali ma l’adozione di misure in questa direzione appare sempre più plausibile.
L’estate, dunque, rischia di essere “più calda” per gli italiani ma stavolta non per effetto del cambiamento climatico. Tra gli interventi più immediati si valuta una stretta sull’uso dei condizionatori, ad esempio riducendo di un grado la temperatura o limitandone le ore di utilizzo.
Nel dibattito emergono anche altre ipotesi: un ritorno temporaneo al carbone, un’accelerazione sulle fonti rinnovabili oppure come proposto da alcune forze politiche, tra cui la Lega, la ripresa delle forniture di gas dalla Russia.
In una prospettiva più ampia, ma tutt’altro che lontana, si valutano interventi ancora più incisivi: dalla riduzione dell’illuminazione di edifici, monumenti e spazi pubblici, alla rimodulazione delle attività delle filiere più energivore, come acciaio e meccanica.
Sul fronte della mobilità, si prende in considerazione il ricorso alle targhe alterne, affiancato a un’estensione dello smart working nel settore pubblico e, dove possibile, anche in quello privato, al fine di limitare gli spostamenti e ridurre il consumo di carburante.

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