Vannacci flirta con la sinistra o ricorda le promesse mancate della destra di governo?

lunedì, 15 Giugno 2026
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Adesso, specialmente dopo la Costituente di Futuro Nazionale, le truppe cammellate politiche e giornalistiche del centro-destra, reitereranno, come stanno già facendo, lo schema democristiano, vincente nel secolo scorso, secondo cui la coerenza rispetto ai valori, significa di fatto fare un favore al nemico; tradotto, la sinistra. Della serie, fuoco amico prezzolato e in mala fede.
E qui si rievocano complottismi e suggestioni ideologiche mai tarde a morire, come le operazioni del regime che, ogni tanto, nei momenti di maggiore crisi, per evitare scosse vere al sistema, infilano, infiltrano, personaggi inquietanti, ambigui, pagati dall’alto, per impedire, ridicolizzando e rendendo parodia, tematiche giuste. In modo tale da svuotare proteste sensate, foriere di scenari alternativi e pericolosi per lo status quo.
Vannacci è un mostro che arriva all’improvviso e insegna alla destra come essere di destra?
Innanzitutto, quale lesa maestà? Nessuno è proprietario di percorsi e di storie, se non a livello di legittime biografie personali. Qui stiamo parlando di politica e di cicli in movimento sempre nuovi. Anche Mussolini, da socialista rivoluzionario, si trasformò in nazionalista interventista in un anno (1914). E non per questo le lamentele dei patrioti risorgimentali ebbero rilevanza, rivendicando una primogenitura per diritto divino.
Il Generale non sta insegnando nulla e non sta dicendo niente di nuovo, di inventato. Sta solo riempiendo uno spazio lasciato vuoto dal Palazzo destro, ripetendo temi, ricette e promesse che, prima Salvini, poi la Meloni, hanno disatteso, pur prendendo voti proprio su questo.
Non dimentichiamo che se il popolo italiano ha votato in maggioranza il programma della destra alle scorse politiche, su sicurezza, immigrazione e identità, mandando al governo l’attuale coalizione, ora ha il pieno diritto di esigere risposte efficaci.
E il tema è: dobbiamo trovare risposte prima che il vento viri a definitivamente a sinistra, o salvare la poltrona ai vari Lollobrigida, Urso, Giuli, Bignami, Donzelli, e via cantando?
E questa non è una polemica personale, ma strutturale, che non ha a che vedere col valore indiscusso e oggettivo della premier, ma che attiene a meccanismi triti e ritriti di selezione scadente della classe dirigente, scelta per fedeltà, devozione, familismo e non, in molti casi, per meriti.
Un film cui ho assistito ciclicamente dal 1994.
Il mondo non sta andando a destra perché guarda al passato (schema manicheo bombardato dalla sinistra). E’ perché assistiamo da decenni al fallimento irreversibile della globalizzazione, del modello dell’uomo universale, del cittadino del mondo, che ha prodotto solo apolidi (senza identità culturale, storica, religiosa), precari (senza identità sociale e lavorativa) e liquidi (senza identità sessuale e biologica).
Un modello che ha provocato crisi economica e valoriale. Da ciò l’esigenza di un diverso Welfare, di un protezionismo economico, di un sovranismo politico e di una modernità antropologica (la vita, la famiglia naturale etc), in luogo della modernità laicista.
Altro che pericolo fascista. Quello che è in crisi ineluttabile è la società basata sulla cultura woke che vede negli ultimi tutti i migranti e tutte le pulsioni sessuali che devono obbligatoriamente trasformarsi in diritti certificati dallo Stato.
Il popolo sta reagendo all’intolleranza dei tolleranti, al cattivismo dei buonisti, al razzismo degli antirazzisti, al fascismo degli antifascisti, alla dittatura del politicamente corretto e del pensiero unico. Per cui da noi non si può più dire “l’Italia agli italiani”, prendendo, grazie a docenti liberal e radical, il 6 in condotta. Confondendo l’amore verso la propria civiltà e tradizione, per un atto di discriminazione antidemocratica.
Di questo passo, avversare l’utero in affitto, il gender, affermare il cattolicesimo, l’identità nazionale, che le stagioni sono quattro e l’erba è verde, come diceva il buon Chesterton, o finire l’inno di Mameli, col famoso sì, equivale a essere pericolosi per la democrazia. E dovremo tutti sottoscrivere un patentino di ortodossia antifascista.

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