Manovra: ecobonus al 65% per la prima casa e Irpef. E si alza il duello con la Ue

venerdì, 2 Ottobre 2026
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Doppia mossa del governo Meloni per la manovra. Da una parte la casa, dall’altra il fisco. Svelando i pronostici, l’esecutivo studia il ritorno dell’ecobonus al 65% per la prima casa e un primo passo sul taglio Irpef per il ceto medio. Il cuore è la flessibilità Ue da 14 miliardi concessa per la transizione energetica. Il viceministro Maurizio Leo lo ha detto chiaro e tondo alla riunione in Confartigianato: “Lì possiamo tirare su l’asticella e non abbiamo problemi sui conti”. Oggi la detrazione è al 50% per l’abitazione principale e al 36% per le seconde case. Dal 1° gennaio 2027, senza correttivi, scenderebbe al 36% e 30%. L’ipotesi è riportarla al 65% solo per interventi veramente efficienti: infissi, pompe di calore, condizionatori ad alta efficienza, cappotti, solare termico e schermature solari. Un intervento da 18mila euro vale oggi 9mila euro di sconto, domani ne varrebbe 11.700. Ma è sul fronte Irpef il vero tassello: dopo aver esteso il 33% alla fascia 28-50mila euro, ora il governo punta ad abbassare dal 43% al 33% anche chi dichiara tra i 50 e i 60mila euro. Possiamo dire in sintesi che questa è la manovra delle opportunità. L’esecutivo non ha margini per tagli generalizzati e Bruxelles ha già avvertito: niente flessibilità per bonus a pioggia. Quindi usa l’unico spazio concesso dall’Ue, quello green. In sintesi possiamo dire che a Bruxelles ci sono sul tavolo quattro richieste di flessibilità zero sì finora. L’Italia ha chiesto: 1) una tassa europea sugli extraprofitti dei petrolieri; 2) l’attivazione della clausola di salvaguardia per escludere dal deficit le spese per energia e difesa ed uscire dalla procedura d’infrazione; 3) regole meno rigide sul contenimento della spesa alla luce dell’inflazione; 4) lo stop all’Ets, il sistema “chi più inquina più paga”. La risposta della Commissione dal canto suo e ribadita ieri dalla portavoce: flessibilità già concessa, con la deroga alla clausola di salvaguardia prima per la difesa, poi estesa all’energia. Non di più. Ora il dossier passa ai tavoli della prossima settimana: Ecofin, Eurogruppo e poi Consiglio europeo.

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