L’ha detto davanti alla platea più amica che ci sia, quella di Assolombarda, con il presidente Biffi che l’ha ringraziata. Giorgia Meloni non ha usato giri di parole sottolineando che l’Europa deve prendere atto che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz, l’instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti e alimentano un’inflazione che sfugge al nostro controllo. Il numero che fa saltare i conti è uno: 4,2%. È l’inflazione certificata dall’Istat a settembre, il massimo dal 2023, partita da un’inflazione programmata dell’1,8% su cui è stato costruito il Piano di Bilancio. La premier insiste: “ Tutto ciò significa miliardi di euro di spesa in più senza che il governo abbia preso nessuna nuova decisione e per ragioni che non dipendono da noi”, ha spiegato. Di cosa parla? Di pensioni che si rivalutano per legge, di Assegno Unico, di cantieri del PNRR dove il prezzo del cemento e dell’acciaio è esploso. “Eppure quella spesa occupa lo spazio che le regole europee ci consentono e lo sottrae a tutto il resto: alle imprese, agli investimenti, alla crescita”. La mossa del governo italiano è già partita: in primis una lettera alla presidente Ursula von der Leyen a inizio ottobre, dossier portato da Giancarlo Giorgetti all’Ecofin, e ora il mandato che Meloni stessa porterà al Consiglio Europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles. A Bruxelles però il muro è alto. L’European Fiscal Board ha già avvertito: troppe clausole di flessibilità uccidono la credibilità delle nuove regole. E alla Commissione ricordano che l’Italia ha già ottenuto la National Escape Clause per energia e difesa. Meloni, che ha firmato ieri con Merz e De Wever una lettera al presidente Costa per chiedere una corsia veloce su energia e semplificazione, alza il tono: “L’Italia non siede ai tavoli europei solo per dire sì”. Analizzando il tutto, questa non è una richiesta di soldi. È una richiesta di spazio politico. Meloni sa perfettamente che non otterrà un nuovo fondo anti-bollette europeo. Sa che la Germania non vuole aprire un’altra parentesi sul debito. Quello che chiede è più sottile: non contateci come spesa “nostra” ciò che è spesa “vostra”, cioè l’effetto di una crisi geopolitica che l’Ue non ha saputo prevenire. Una partita intelligente che si giocherà a Bruxelles tra poche ore.



