A 48 ore dal voto per il mid-term americano, Benjamin Netanyahu chiama Donald Trump. Oggetto: l’Iran. Bibi chiede di tornare a colpire subito dopo le elezioni di martedì 3 novembre. Trump risponde di voler far correre i negoziati di Doha. Ma conferma: “Abbiamo avuto un’ottima conversazione”. È la telefonata che fotografa la doppia fragilità di Netanyahu. Fuori, cerca una guerra per restare premier. Dentro, ha perso i numeri. Il voto del 27 ottobre lo inchioda: 53 seggi su 120, giù da 68. Il Likud da 32 a 27. L’opposizione di Gadi Eisenkot, l’ex capo di Stato Maggiore, 21 seggi con Yashar, ne ha 48. A fare da ago della bilancia i partiti arabi con 19 seggi, record storico. Nessuno arriva a 61. Da qui la mossa disperata di cui parla a gran voce il sindaco di Dimona, Benny Biton, fedelissimo di Bibi: “Netanyahu vuole l’unità”. Un governo di emergenza Netanyahu-Eisenkot, con due garanti d’eccezione: il presidente Isaac Herzog e Donald Trump. Esclusi Ben-Gvir e Smotrich, come vuole Washington. Eisenkot per ora dice no: “Userò i miei voti per fermare Netanyahu”. Pone 4 condizioni per chiunque voglia entrare: riconoscere Israele come Stato ebraico, la Dichiarazione del ‘48, il servizio militare, Hamas organizzazione terroristica. Trump intanto ad un comizio in Iowa dice che: “A un certo punto dovremo dare il martello all’Iran”. Netanyahu gli chiede di farlo subito. Siamo al paradosso: un premier uscente, senza maggioranza, che cerca di usare l’Iran per ottenere una stampella americana e restare a galla. Ecco la fragilità strutturale: Netanyahu ha bisogno della guerra per giustificare l’unità, Trump ha bisogno del rinvio per non perdere il mid-term, Eisenkot ha bisogno di non entrare nel governo di unità per non suicidarsi politicamente. Chi dice “date il mandato a Eisenkot” non fa un tifo, legge i numeri: senza Likud, con un esterno di ultraortodossi di UTJ (7 seggi) e Ra’am (8), si arriva a 63. Un governo di minoranza sionista-arabo-haredi. Mai visto. Ma è l’unico che non porterebbe Israele a nuove elezioni in primavera, mentre i jet sono già in direzione d’arrivo verso Teheran.
Israele, Netanyahu telefona a Trump: patto su Iran dopo il voto
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