Manovra, malumori nei partiti. «Sorpresa» di Valditara per i 7.000 posti in meno nella scuola. Malan: «Legge di bilancio equilibrata»

martedì, 3 Novembre 2026
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Debutto con polemiche per la Manovra finanziaria 2027. E questa non è una novità perché il rito delle lamentele si ripete ciclicamente alla vigilia del dibattito in aula. D’altronde la coperta è corta e bisognerà pur “scontentare” qualcuno. Ma quest’anno non mancano i mal di pancia nemmeno nella maggioranza. Come quello causato dalla «sorpresa» avuta dal ministero dell’Istruzione, retto dal leghista Giuseppe Valditara, per quei quasi 7mila posti in meno nella scuola, previsti per il triennio 2027-2029 secondo le tabelle inviate dal ministero dell’Economia, guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. Nei prossimi tre anni meno 6.974 posti (di cui 4.925 nell’organico dell’autonomia dei docenti e 2.049 tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario Ata). Un provvedimento che ha colto di sorpresa (ci risiamo) anche Matto Salvini, segretario della Lega: «Dei tagli alla scuola non sapevamo nulla. Sicuramente il taglio al mondo della scuola, in questo momento, è qualcosa su cui ragionare. Come Lega qualche proposta la faremo. Io non ne sapevo niente e sono segretario del partito. Ma il Parlamento è lì per intervenire laddove si ritenga giusto intervenire». Sulla vicenda è ironico Carlo Calenda, leader di Azione: «Il vicepresidente del Consiglio dice “Io non c’ero e se c’ero, dormivo”. Ma accompagnarlo alla porta, Giorgia Meloni?».

I sindacati protestano. Calcolano che con la riduzione dell’anno scorso di 7.834 posti si arriva a 14.808 posti in meno, dei quali 10.585 di docenti e 4.223 di Ata. E pensano di scendere in piazza unitariamente: Cgil, Cisl e Uil e Gilda.

È la Sanità l’altro grande focolaio di polemiche. Il governo annuncia che il Fondo sanitario nazionale salirà di 7,1 miliardi, arrivando a 146,3 miliardi (147,1 nel 2028 e 148,2 nel 2029), ma le opposizioni accusano con il dem Francesco Boccia: «Si vuole demolire la sanità pubblica». Citano il rapporto della Fondazione Gimbe che avverte che le risorse sono «insufficienti». La loro incidenza sul Pil scenderà al 6,11%, poi al 5,98% nel 2028 e al 5,87% l’anno successivo. E già lo scorso anno, sottolinea i cittadini hanno pagato 42,4 miliardi per visite o esami che 5,6 milioni hanno rinunciato a fare». Anche il ministro della Sanità Orazio Schillaci sembra alquanto contrariato: «Sto prima di tutto dalla parte dei cittadini e dei più fragili, di quelli che una cura da soli non se la possono permettere. E non accetto che la salute sia trattata semplicemente come una voce di spesa. Per loro, per i più fragili, non bastano delle semplici scorciatoie. E non accetto la tentazione che le sta accanto: quella di un contentino, quella di una misura che magari si vede subito, che fa notizia, che porta consenso domani mattina».

Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale avverte: «Se la conferenza Stato-Regioni non reagisce non esiste più», mentre Guido Bertolaso, ex assessore di FI al Welfare in Lombardia, parla di «tagli insostenibili».

Stefano Bonaccini, europarlamentare del Pd, attacca sulla mancata crescita del Paese: «Siamo davvero messi male. Alla fine dei cinque anni del Governo Meloni non saremo cresciuti neanche dell’1%. Siamo ultimi per crescita tra i Paesi del G20, ultimi per le previsioni del prossimo anno. Non ci fosse stato il Pnrr che Lega e Fdi non volevano saremmo in recessione da tre anni, l’inflazione è la più alta da tre anni, la tassazione è la più alta degli ultimi dieci».

Gli risponde Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia: «Non è vero che siamo ultimi per crescita – afferma – e la tassazione non è più alta. È più alta la pressione fiscale perché si è combattuta l’evasione e ci sono state delle rendite finanziarie importanti, su cui non è aumentata l’aliquota ma sono aumentati i guadagni». Secondo Malan, la Finanziaria è dunque «una legge di bilancio equilibrata, che va incontro alle necessità delle famiglie e delle imprese. Si interviene sulla casa e per le persone anziane». Sulla sanità, aggiunge il senatore Fdi, «i fondi sono stati aumentati: nel 2022 c’erano 124 miliardi, saranno 146 miliardi. Più 1,6 mld per le persone sopra ai 75 anni per prestazioni che il servizio sanitario non garantisce». Inoltre, conclude, «ci sono 1,3 milioni di occupati stabili in più».

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