Macron parla di Italia, Morani (Pd): “Vogliamo anche noi europeismo più forte “

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Macron auspica il gioco delle alleanze dopo il voto. Un assist all’inciucio Pd-Forza Italia? Per Alessia Morani parlamentare Dem intervistata da Lo Speciale non sarebbe questo l’auspicio del presidente francese che comunque ha ribadito di aver lavorato molto bene con Gentiloni premier. Nel riconfermare il profilo europeista del centrosinistra, Morani poi fissa i paletti nei futuri rapporti con la Ue.

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Macron ha detto che non è importante avere dopo il voto in Italia un partner forte o debole, basta che abbia una visione chiara dell’Europa. Che significa?

“Penso che Macron abbia fatto un assist all’Europa, indicando la strada di un più forte europeismo che vogliamo anche noi del Pd. Il suo orizzonte, come il nostro, è quello di un’Europa da cambiare in positivo, non da disgregare. Non credo tuttavia che il presidente francese spinga per una forza politica rispetto ad un’altra, ma auspichi la formazione di un esecutivo con una chiara connotazione europeista. Una connotazione che verrebbe meno votando Salvini, Meloni o Di Maio che sono da sempre contrari all’Europa e all’euro. Forze che, pur avendo in parte mitigato il loro anti-europeismo per calcoli elettorali, restano completamente inaffidabili”.

Macron ha anche detto che vede possibile un gioco delle alleanze dopo il voto come avvenuto in Germania. Un endorsement alle larghe intese?

Non vogliamo alleanze innaturali. La nostra alleanza ha una chiara connotazione europeista che si evidenzia anche con la presenza di una lista chiamata + Europa. Noi puntiamo a vincere le elezioni ma non saremo comunque noi a decidere chi dovrà guidare il prossimo governo. Ci affideremo alla saggezza del presidente Sergio Mattarella”.

Quindi niente larghe intese adesso, ma se dopo il voto dovessero diventare inevitabili?

Ripeto, non le vogliamo. Poi ovviamente non possiamo prevedere il quadro politico che potrà uscire dalle urne. Quando lo avremo chiaro faremo le opportune valutazioni. Adesso pensiamo a vincere con la nostra coalizione. Le scelte le farà il Capo dello Stato. Su quelle ragioneremo”.

Tutti questi assist che giungono dall’Europa non rischiano di danneggiare in parte il Pd, vanificando la politica della voce grossa che Renzi ha spesso praticato quando stava al governo?

“Assolutamente no, essere europeisti significa lottare per un ‘Europa democratica da realizzarsi con un cambiamento dei meccanismi di elezione della Commissione europea. Significa chiedere meno burocrazia e più politiche sociali, per avere una Europa più solidale capace di cambiare anche il proprio approccio sulla politica migratoria. In questi anni, come Renzi ha giustamente più volte evidenziato, la Ue è stata latitante, lasciando il peso dell’accoglienza soltanto sulle spalle di Italia e Grecia. Poiché diamo all’Europa 20 miliardi l’anno e ne prendiamo indietro soltanto 12, continueremo a batterci perché i soldi che non tornano all’Italia, non vadano a finire nelle tasche dei paesi dell’ex blocco sovietico che non sono solidali in termini di accoglienza”.

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