Elezioni, Di Stefano (FI): “Giubilato dagli inciucisti, lavoro per governare l’Abruzzo”

Interviste

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Elezioni, Fabrizio Di Stefano parlamentare uscente di Forza Italia non ricandidato dal partito nel suo feudo storico di Chieti in Abruzzo, parla con Lo Speciale del proprio futuro politico. La sua esclusione ha lasciato molti di stucco trattandosi di un parlamentare di lungo corso, approdato fra gli azzurri dopo una lunga militanza in Alleanza Nazionale e molto apprezzato in Abruzzo per il suo radicamento territoriale e per l’impegno profuso in favore della ricostruzione delle aree devastate dal sisma del 2009. La mancata ricandidatura non ha però scoraggiato Di Stefano pronto per una nuova avventura politica.

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Forza Italia non l’ha voluta ricandidare nonostante il suo forte radicamento sul territorio abruzzese. Perché? Si è dato una spiegazione?

“Temo di essere stato penalizzato proprio dalla storia politica che ho alle spalle, storia politica fatta di coerenza e di tante posizioni ferme che ho tenuto in questa legislatura. Non credo che a volere la mia esclusione possa essere stato il presidente Berlusconi, persona intelligente che sa guardare sempre con ottimismo al futuro. Penso invece che il regista possa essere qualcuno che non credendo alla vittoria del centrodestra già vede all’orizzonte un futuro governo con il Pd. Governo che non mi avrebbe visto certamente favorevole. Serve insomma nel prossimo Parlamento una pattuglia di deputati e senatori pronti ad alzare la mano e ad accettare anche un’alleanza con Renzi che io invece considero innaturale”.

Sacrificato insomma sull’altare dell’inciucio?

“Se la politica ha perso credibilità fra i cittadini che hanno dato fiducia in questi anni al Movimento 5Stelle è stato anche per colpa del trasformismo parlamentare cui abbiamo assistito a più riprese. In un momento di grave crisi economica un governo di larghe intese sarebbe a mio giudizio deleterio. Questo perché, se da un lato può anche essere supportato da intenti nobili come quello di assicurare stabilità al Paese, dall’altro non farebbe che avvalorare negli italiani la convinzione dell’ennesima operazione trasformistica utile a non tornare alle urne e garantire la conservazione del potere. Badi bene che io non ho nemmeno votato il Rosatellum proprio perché non dà la garanzia di avere un vincitore il 4 marzo”.

Come sta affrontando questa campagna elettorale?

Sto lavorando come se fossi candidato, con lo stesso impegno che avrei messo se fossi stato in campo. E lo sto facendo proprio perché voglio che il centrodestra vinca e possa governare senza bisogno di appoggi esterni”.

Crede possibile l’obiettivo del 40% che i sondaggi più ottimistici finora hanno smentito?

“Ritengo l’obiettivo perfettamente raggiungibile. Certo, scelte più oculate sui candidati avrebbero aumentato le possibilità di successo. Non è stato saggio a mio giudizio candidare in collegi cosiddetti in bilico,  dove il radicamento territoriale fa la differenza, persone catapultate dall’alto ed estranee a quel contesto. Si rischia di regalare quei collegi agli avversari ad iniziare dai 5Stelle percepiti come outsider. Temo possa avvenire nel mio collegio di Chieti dove ad ogni modo mi sto battendo per scongiurare un simile scenario. Penso tuttavia che il presidente Berlusconi come sempre avvenuto saprà estrarre dal cilindro, soprattutto nell’ultima settimana di campagna elettorale, la carta vincente”.

Fra un anno in Abruzzo ci saranno le elezioni regionali. C’è chi dice che sarà pronto a tornare in campo. Come?

Da mesi ho dichiarato che alle regionali proporrò la mia candidatura a governatore, l’ho detto molto prima di sapere di non essere ricandidato alle politiche. La mia candidatura alla Regione prescindeva dal mio ritorno in Parlamento perché legata alla consapevolezza di dover mettere fine alla disastrosa esperienza del centrosinistra in Abruzzo. Ora che non avrò più l’impegno di parlamentare sento di dover proporre la mia candidatura con maggiore forza”

Sarà in campo con Forza Italia e il centrodestra o con un progetto civico?

“Penso di possedere tutte le carte in regola per poter rappresentare il centrodestra unito che in queste elezioni ha fatto una grande operazione: mettere insieme le forze sovraniste con quelle moderate di stampo sia liberale che di provenienza democristiana. Per la mia storia politica penso di poter rappresentare la sintesi di queste istanze e mi candido ad essere a capo dell’intera coalizione. Ancor prima che come candidato del centrodestra vorrei essere percepito come candidato degli abruzzesi, di quell’Abruzzo che oggi non si sente rappresentato dalle scelte fatte in queste elezioni”. 

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