Due giorni dopo le elezioni: tutti gli scenari di governo

Politica

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Elezioni, nessun vincitore, nessuna maggioranza, tante ipotesi di governo all’orizzonte molto difficili da concretizzare.

Ecco i risultati del Rosatellum, legge elettorale che, come abbondantemente previsto, ha condannato l’Italia all’ingovernabilità. Eppure era chiaro a tutti già prima della sua approvazione che un sistema del genere non avrebbe fatto vincere nessuno, fino a far credere che fosse proprio ritagliato su misura per le larghe intese. Lo scenario è quello di un tunnel con diverse vie di uscita ma tutte ugualmente irte di ostacoli.

Il centrodestra è la coalizione che ha preso più voti, con la Lega di Salvini in posizione di forza. Alla camera il centrodestra sembra disporre di 260 parlamentari, ma per raggiungere la maggioranza assoluta ne servono 315. Fatti due conti non basterebbero né gli espulsi del M5S, né gli eletti all’estero. Servirebbe il soccorso di parlamentari di altre formazioni spinti dal senso di responsabilità verso il Paese, modello Scilipoti e Razzi. Ma come detto ne servirebbero un numero piuttosto sostanzioso, difficile anche da immaginare (ma iin politica mai dire mai).

PRIMO SCENARIO

Mattarella affida l’incarico a Matteo Salvini in qualità di nuovo leader del centrodestra. Salvini, che ieri ha escluso alleanze con il M5S, si presenta alle camere e cerca i voti mancanti presentando un programma “aperto” che possa trovare gradimento anche in altri gruppi. Ma, ammesso pure che possa trovare i numeri per ottenere la fiducia, chi garantirebbe la sopravvivenza di un governo esposto continuamente al “ricatto” di innesti esterni?

SECONDO SCENARIO

Mattarella affida l’incarico ad una personalità autorevole del centrodestra, ma non a Matteo Salvini. Un nome simile a quello di Roberto Maroni, che garantirebbe un profilo istituzionale al governo in virtù dei suoi passati incarichi di ministro e di presidente della Lombardia. Un nome che potrebbe unire il centrodestra ed essere accettato anche da Salvini. Un governo del genere, magari condito da una spruzzata di ministri mascherati da tecnici vicini ad altre formazioni politiche, potrebbe consentire la formazione di una maggioranza capace di andare oltre il centrodestra.

E dove? Verso il Pd? Renzi ha detto chiaro e tondo che i Dem staranno all’opposizione, ma non è detto che debba entrare per forza nel governo. Potrebbe ad esempio optare per l’appoggio esterno. Del resto ieri di fronte alle parole di Renzi che escludeva qualsiasi coinvolgimento del Pd in ipotesi di governo con Lega ed M5S, molti hanno pensato a Schulz e a quanto da lui dichiarato subito dopo la pesante sconfitta dei socialdemocratici alle elezioni tedesche: “Mai più grandi coalizioni con la Merkel”. Quanto è durata la promessa? Oppure il sostegno potrebbe arrivare dal M5S con un programma e dei ministri graditi ai pentastellati. 

TERZO SCENARIO

Salvini e Di Maio si mettono insieme e formano un governo. Sarebbe la soluzione più logica trattandosi dei due leader usciti vincitori dalle urne. A ben vedere i programmi di Lega ed M5S sembrerebbero convergere su molti punti e il leader M5S è sembrato spesso molto più in sintonia con Salvini che con la sinistra. Ma una soluzione del genere comporterebbe due rischi: sfasciare la coalizione di centrodestra portando alla rottura definitiva fra Lega e Forza Italia , e a Salvini non conviene ora che ne ha conquistato la leadership; nel campo dei 5S potrebbe rompere l’equilibrio faticosamente raggiunto intorno alla leadership di Di Maio spingendo alla rottura e alla scissione l’ala sinistra incarnata da Roberto Fico.

QUARTO SCENARIO

Mattarella potrebbe dare le carte a Luigi Di Maio in quanto leader del partito più votato. Potrebbe essere a questo punto il leader pentastellato a chiedere i voti del centrodestra magari ottenendo l’appoggio esterno della Lega (ma anche questo comporterebbe la spaccatura nel centrodestra).

QUINTO SCENARIO

Di Maio riocevuto l’incarico potrebbe guardare alla propria sinistra in nome della necessità di impedire un governo degli estremisti. Del resto già da tempo si sta allenando a fare il moderato, a tranquillizzare l’Europa e i mercati. Potrebbe rivolgersi ai Dem e a Liberi e Uguali. Pare che Renzi abbia deciso di dimettersi soltanto dopo la nascita del nuovo governo proprio perché consapevole che all’interno del Pd sarebbero molti i favorevoli ad un accordo con il M5S. I gruppi parlamentari teoricamente dovrebbero essere fedeli al segretario visto che i posti sicuri li hanno presi tutti i renziani, ma è anche vero che ormai Renzi è un leone ferito e non sarebbero pochi gli ex fedelissimi pronti ad abbandonarlo.

SESTO SCENARIO

Arriva Calenda che si iscrive al Pd, ma come tutti sanno è gradito anche al centrodestra, soprattutto a Silvio Berlusconi. Il  suo rientro in grande stile sulle macerie del renzismo secondo molti sarebbe parte di una strategia studiata a tavolino fra il ministro dello Sviluppo economico, il premier uscente Gentiloni e Mattarella. Calenda potrebbe guidare un governo di coalizione composto da un mix di politici e tecnici pescando nel centrodestra come nel Pd, inserendo nomi come Zaia e Maroni per esempio ai quali Salvini non potrebbe dire di no. Il Pd non potrebbe di conseguenza opporsi ad un governo di larghe intese capitanato da un proprio esponente e benedetto da Mattarella.

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SETTIMO SCENARIO

Il governo del presidente o di scopo. Di fronte all’impossibilità di trovare una maggioranza potrebbe arrivare l’ennesimo governo tecnico, capitanato da una figura di garanzia (Mario Draghi per esempio) con l’appoggio esterno dei partiti. L’ultimo disperato scenario infatti sarebbe il ritorno alle urne entro l’anno. A chi converrebbe? Certamente né a Salvini, né a Di Maio che non avrebbero alcun interesse ad affrontare nuove elezioni che potrebbero finire con l’indebolire le posizioni di forza acquisite oggi. E alla fine dopo aver conquistato faticosamente i seggi, quale parlamentare specie di fresca nomina se la sentirebbe di rischiare un’altra volta nel giro di pochi mesi?

 

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