Governo, Geloni: “Asse Salvini-Di Maio per un bipolarismo nuovo”

Interviste

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Fra Salvini e Di Maio “spunta un terzo attore” per Palazzo Chigi titola il Corriere della Sera. E chi può essere? Lo Speciale lo ha chiesto alla giornalista Chiara Geloni responsabile del sito on line di Mdp. Dopo la tenuta dell’accordo Salvini-Di Maio per l’elezione dei presidenti delle camere, ora tutti guardano verso un’ipotesi di governo Lega-M5S anche se il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha già definito una simile soluzione un”ircocervo”, animale mitologico esempio di tutte le contraddizioni possibili. Eppure dopo lo strappo, poi ricucito, fra Forza Italia e Lega sulla presidenza del Senato con la decisione del Carroccio di “scaricare” Paolo Romani, c’è chi è pronto a giurare che alla fine Salvini potrebbe fare a meno di Berlusconi e tentare un esecutivo con Fratelli d’Italia ed M5S.

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Si fa strada un “terzo attore” per Palazzo Chigi. Ha idea di chi possa essere e con quale formula di governo?

“Sinceramente non ne ho idea, ma credo che in questo momento sia anche molto difficile ipotizzarlo visto che devono ancora iniziare le consultazioni. Bisognerebbe chiederlo a Sergio Mattarella, forse lui potrebbe avere già in mente qualcuno. Ma in questo momento penso che nemmeno lui possa immaginarlo, visto che prima dovrebbe almeno valutare gli orientamenti dei singoli partiti”.

Intanto però l’asse Salvini-Di Maio ha retto, come dimostra l’elezione dei presidenti delle camere. Berlusconi sul Corriere della Sera ha dichiarato che un governo Lega-M5S sarebbe un ircocervo. Quanto è vicina oggi questa formula di governo? 

“Questo automatismo a mio giudizio non è affatto scontato. C’è un livello di gestione delle istituzioni che è cosa molto diversa dal livello che potrebbe dar vita ad una maggioranza di governo. Sono due piani distinti e separati. Salvini e Di Maio hanno sicuramente un asse che li unisce, ma sono convinta che questo asse abbia come obiettivo quello di dar vita ad un bipolarismo nuovo, incentrato sulla competizione fra il M5S e un centrodestra a trazione leghista. Ciò non significa però che questo obiettivo comune li porti a governare insieme. Per ora hanno stretto soltanto un patto istituzionale, ma questo può anche significare l’assegnazione di una camera ad un membro dell’opposizione come avveniva ai tempi del sistema proporzionale. Sinceramente non riesco proprio a vedere questo automatismo fra alleanza istituzionale e alleanza di governo”.

Se davvero spunterà sulla scena questo fantomatico terzo attore di cui si parla, quanto il Pd potrà essere protagonista di una nuova dinamica?

“Dipenderà dal Pd. Dovrà decidere se giocare o meno la partita. Finora ha scelto di non giocarla e in modo incomprensibile, visto che erano in ballo le istituzioni. Avrebbe dovuto tentare di entrare in gioco avanzando una proposta e misurando su di essa il gradimento degli altri partiti. Non so se continueranno a portare avanti questa linea, sostenendo che la partita del governo non li riguarda in alcun modo. Fino ad oggi il Pd ha sempre sostenuto che di fronte alle questioni strategiche che riguardavano il Paese, prima dovevano essere tutelati gli interessi degli italiani e poi quelli di partito. Se oggi ha cambiato posizione e stile è un problema di chi lo sta gestendo”.

Se il patto Salvini-Di Maio non è automatico per il governo, è ancora possibile dunque un’ipotesi di governo M5S-Pd-Leu?

“Allo stato attuale mi pare non esistano le condizioni, anche se numericamente questa formula sarebbe anche possibile. Con questo Pd mi pare una strada del tutto impraticabile”.

Salvini e Berlusconi sembrano aver rinsaldato l’alleanza dopo essere stati nei giorni scorsi ad un passo dalla rottura definitiva. Sono le prove tecniche di un centrodestra tenuto insieme con l’attak e pronto a rompersi alla prossima divergenza politica o di metodo sul governo?

“Salvini e Berlusconi i patti li avevano fatti prima del voto, stabilendo che chi dei due sarebbe arrivato primo, avrebbe guidato l’alleanza. Salvini ha preso più voti e sta prendendo il comando. Non credo comunque, almeno nell’immediato, che convenga loro separarsi. Non conviene a Salvini che si ritroverebbe ad essere leader di una forza politica del 17% e non di una coalizione del 37%, e non conviene nemmeno a Berlusconi che deve sperare, anche grazie alla Lega, di poter partecipare ai giochi del governo.  Questo dinamismo ha permesso l’elezione del Presidente del Senato e che le scosse interne al centrodestra sono la logica conseguenza del riequilibrio dei rapporti di forza fra Lega e Fi. Berlusconi ha perso il controllo della coalizione e questo sta mettendo in sofferenza una fetta rilevante di Forza Italia che mal digerisce la leadership di Salvini. Nel medio-periodo non so cosa potrà accadere. Nel breve mi sento di escludere divisioni”.

La palla ora passa a Matterella che però non è Napolitano. Quanto il Capo dello Stato potrà incidere sullo sblocco dello stallo creato dal voto e quanto potrebbe influire su un possibile cambio di strategia del Pd?

“Mattarella è molto prudente e attento a non travalicare le proprie competenze. Eviterà invasioni di campo da ogni parte. E’ vero che proviene dal Pd, ma sono certa che non interverrà in alcun modo sulle dinamiche interne ai Dem, condizionando il congresso o la linea politica. Sicuramente farà di tutto per trovare una soluzione alla crisi e non escludo che la sua determinatezza possa anche fare presa su settori del Pd spingendoli a rivedere certe posizioni”.

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