Governo, spuntano i “terzi nomi” e prove di disgelo M5S-FI

Politica

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Nulla di nuovo sotto il sole, nessuna prospettiva all’orizzonte per la formazione di un governo. Muro contro muro al momento fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio con quest’ultimo deciso a non cedere lo scettro di premier, almeno nel primo giro di consultazioni. Salvini e Di Maio dovrebbero però tornare ad incontrarsi già martedì, prima dell’apertura delle consultazioni al Colle.

Intanto si fanno strada i nomi di possibili “terzi attori” per Palazzo Chigi. Il profiolo individuato dal centrodestra sarebbe quello del costituzionalista Sabino Cassese che potrebbe essere accettato tanto dal M5S che dal Pd. Sull’altro fronte invece il M5S starebbe pensando al magistrato Giovanni Maria Flick che risponderebbe ad una serie di requisiti: è un magistrato e quindi garanzia di legalità: è gradito in casa centrodestra soprattutto perché in passato ha spesso assunto posizioni garantiste e critiche verso un certo giustizialismo politico; in terzo luogo è stato ministro con Prodi nel primo governo dell’Ulivo e potrebbe essere spendibile anche in un’ottica di accordo con il Pd.

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Oggi c’è stato un primo tentativo di approccio fra M5S e Forza Italia. Sembra che la scelta di Anna Maria Bernini come capogruppo degli azzurri sia stata accolta positivamente dai grillini che erano addirittura pronti a votarla anche come presidente di Palazzo Madama. E la stessa Bernini in queste settimane avrebbe tenuto contatti stretti con il mondo 5S dove vanterebbe buoni rapporti con il capogruppo Danilo Toninelli.

Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini capigruppi azzurri di Senato e Camera hanno così incontrato i colleghi Danilo Toninelli e Giulia Grillo dopo il grande gelo seguito all’annuncio di Luigi Di Maio di non partecipare a nessuna trattativa  con Silvio Berlusconi. “E’ stato un incontro molto utile- ha detto Bernini –  abbiamo ascoltato le loro proposte e abbiamo presentato le nostre. Andremo avanti con un confronto parlamentare continuativo al livello dei capigruppo”. Resta il nodo della pregiudiziale anti-berlusconiana. Ancora non è dato sapere se l’ex Cav parteciperà direttamente alle consultazioni. “Deciderà Berlusconi se far parte della delegazione di Forza Italia che salirà al Colle per le consultazioni con il presidente della Repubblica”, ha detto Bernini. Intanto però il fatto che da parte degli azzurri come dei grillini sia stata ribadita la volontà di portare avanti un “dialogo costruttivo” starebbe a testimoniare come in Forza Italia almeno per ora stia emergendo la linea dei “pontieri” e non quella dei barricaderi alla Brunetta (non a caso sostituito proprio perché considerato dalla maggioranza del gruppo parlamentare troppo allergco ai 5S).

E’ stato invece rispedito dal Pd al mittente l’invito al confronto del M5S. Maurizio Martina ha spiegato: “Il Partito Democratico di certo non parteciperà a nessun incontro sui programmi con altri in questi giorni. Noi attendiamo con rispetto prima di tutto le consultazioni del Presidente della Repubblica”. Il Pd sembra restare alla finestra in attesa che da Mattarella arrivi un invito esplicito ad assumere una qualche responsabilità, scendendo dall’Aventino e accettando di considerare eventuali collaborazioni. I Dem insomma in questa fase sembrerebbero orientati a non dare l’immagine di un partito pronto ad offrirsi al migliore offerente. Semmai entreranno in gioco nel momento in cui non dovessero aprirsi scenari in grado di evitare un immediato ritorno alle urne. Solo a quel punto forse si farà strada quell'”alto senso di responsabilità” che molti si aspetterebbero.

Chi invece sembra aprire alla possibilità di un governo con il M5S è Liberi e Uguali. “Noi abbiamo detto che non ci sottraiamo al dialogo e al confronto sulle cose concrete, anzi vediamo positivamente il fatto che si esca da una fase in cui si parla di poltrone. Sul confronto parlamentare diamo la nostra totale disponibilità” hanno detto lasciando la riunione che si è tenuta alla Camera con i capigruppo M5s i rappresentanti di Leu, Loredana De Petris e Federico Fornaro. Se non è un sì ad un governo M5S poco ci manca. Il fatto è che la truppa di Leu è talmente ristretta da essere del tutto irrilevante senza la partecipazione anche del Pd. Che al momento non c’è. Al momento però!

 

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