Editoriale – Casellati, un’esplorazione con “trappola” dal Colle

Politica

Una cosa è certa, il mandato esplorativo non porta benissimo, specialmente se lo collochiamo storicamente nella fase che va dalla prima alla seconda Repubblica: a Marini e Maccanico non andò benissimo.
Ma in questo caso c’è l’antifurto: l’incarico alla Casellati, donna fedelissima del Cavaliere, ha dei binari precisi. Molto stretti. E soprattutto c’è il ruolo, anzi lo zampino del capo dello Stato Sergio Mattarella. Non esultino quindi i leader del centro-destra.

Il presidente non solo di fatto ha stretto i contendenti nell’angolo, ma ha imposto l’agenda alla stessa presidente del Senato: entro venerdì dovrà riferire dell’esito del suo lavoro.
Come noto, l’incarico esplorativo non è il pre-incarico che sottintende una possibilità reale e concreta di formare il governo, avendo già a disposizione i numeri parlamentari necessari. L’esplorazione, una prassi non contemplata nemmeno dalla Costituzione, serve invece, unicamente a verificare, con un altro giro di giostra (fatica risparmiata al Quirinale), le condizioni preliminari ai numeri.

Il che tradotto dal politichese, vuol dire che:
1) Mattarella intende “bruciare” il governo dei mezzi-vincenti (Di Maio-Salvini) obbligandoli (salvo sorprese dell’ultima ora) ad arrendersi e a prendere atto del fiasco, costruito a suon di veti incrociati (?): niente Berlusconi (sostengono i 5Stelle), niente ricatti (rispondono gli azzurri). Premesse che rendono tombale qualsiasi dialogo. Salvini non mollerà mai il centro-destra (se non altro per una valutazione futura: il suo progetto è egemonizzare, “leghizzare” il polo, assorbendo totalmente Fi); e i grillini non possono essere identificati con i salvatori del vecchio (subirebbero una rivolta interna dagli effetti disastrosi, e certamente la scelta segnerebbe la fine della veloce carriera di Di Maio). Ergo, il governo 5Stelle-centro-destra a trazione leghista, non si farà mai;
2) E infatti, Mattarella intende guardare all’altra parte della riva: un esecutivo 5Stelle-Pd, con i suoi “collisti” (Gentiloni, Emiliano, Orlando, Franceschini) impegnati a correggere la posizione aventiana del partito, così come concepita dopo il 4 marzo da Renzi. E se Martina ha lanciato un amo programmatico (i tre punti, lavoro, povertà e famiglia), subito raccolto Da Di Maio, è segno che è scattata qualcosa di più che un semplice avvertimento a Salvini. Un inizio di un’intesa;
3) Se infine, la resistenza del Pd dovesse essere invalicabile, al capo dello Stato non resterebbe che un governo istituzionale dei responsabili, con tutti dentro, o con chi ci sta: in fondo, il Def, l’Europa, la situazione internazionale (la Siria) lo impongono.

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