Toninelli vuole il Pd, ma bacchetta Di Battista per paragone Dudù-Salvini

Politica

Governo cane… Stavolta lo ammette Danilo Toninelli il capogruppo al Senato del Movimento Cinque Stelle, ospite questa mattina nella trasmissione Non Stop News, condotto da Pierluigi Diaco, Fulvio Giuliani e Giusi Legrenzi, in onda su Rtl 102.5 e in radiovisione sul canale 36 del DT e sul 750 di SKY: “Alessandro Di Battista poteva evitare di paragonare il leader della Lega Matteo Salvini a Dudu”.

Non è piaciuto il paragone, anche perché Salvini coi 5 stelle si era dimostrato sempre corretto e per l’elezioni dei presidenti di Senato e Camera aveva dimostrato una lealtà, sottolineata anche da Beppe Grillo poco dopo la nomina di Fico da parte della Camera.

“Si poteva evitare”, infatti afferma Toninelli rispondendo alla domanda dei conduttori sull’opportunità del paragone con il cagnolino di Berlusconi. Toninelli precisa poi: “Di Battista a volte usa un linguaggio forte, ma è perché noi dobbiamo comunicare con tutti. Non tutti hanno la stessa ricezione dei messaggi e noi dobbiamo farci capire da tutti”, conclude Toninelli.

Ma il capogruppo M5s in Senato, dice di non esprimere una preferenza su quale esito possa avere la formazione di un governo, perchè rispondendo “andrei a pestare i piedi al presidente Mattarella”, ha aggiunto: “La preferenza sono i cittadini. Facciamo questo contratto, facciamo partire il governo e facciamo le cose che sono scritte in questo contratto. Con chi mi interessa poco”. PEccato che poi abbia detto, facendo intendere la sua speranza: “Non faremo mai alleanze con Berlusconi, che ha fatto fallire il Paese. Al Pd invece proponiamo di sederci al tavolo per scrivere un contratto di governo. Spero che i dem facciano un passo avanti, credo che i veti diventeranno qualcosa di diverso”.

I 5Stelle si affidano ora al presidente Mattarella, alla sua saggezza e lungimiranza e per le prerogativa che la Costituzione gli dà. Anche se oggi, tutti lo hanno capito, sta provando la creazione di un governo M5s-centrodestra che difficilmente ci sarà, tanto più che ha dato tempi troppo brevi perchè l’operazione riesca, a opinione di molti analisti politici, compreso Fabio Torriero: Mattarella intende “bruciare” il governo dei mezzi-vincenti (Di Maio-Salvini) obbligandoli (salvo sorprese dell’ultima ora) ad arrendersi e a prendere atto del fiasco, costruito a suon di veti incrociati (?): niente Berlusconi (sostengono i 5Stelle), niente ricatti (rispondono gli azzurri). Premesse che rendono tombale qualsiasi dialogo. Salvini non mollerà mai il centro-destra (se non altro per una valutazione futura: il suo progetto è egemonizzare, “leghizzare” il polo, assorbendo totalmente Fi); e i grillini non possono essere identificati con i salvatori del vecchio (subirebbero una rivolta interna dagli effetti disastrosi, e certamente la scelta segnerebbe la fine della veloce carriera di Di Maio). Ergo, il governo 5Stelle-centro-destra a trazione leghista, non si farà mai”.

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