Editoriale, l’effetto Molise sul governo rilancia Berlusconi?

Politica

Elezioni in Molise. I dati quasi ufficiali da una parte confermano il trend del 4 marzo, dall’altra, registrano piccoli, ma importanti riposizionamenti all’interno degli schieramenti. Centro-destra vincente col suo Donato Toma, al 44%; 5Stelle sconfitto (con Andrea Greco), fermo per ora al 38%; definitivamente seppellito il Pd (con Leu) con Carlo Veneziale: appena al 17%.

Entriamo nel dettaglio:
1) Siamo ormai in una nuova consolidata fase: archiviato il tripolarismo, il nuovo bipolarismo non è più tra centro-destra e centro-sinistra, ma tra centro-destra e 5Stelle. Una specie di anatra zoppa spostata a destra: metà bipolarismo, metà bipartitismo: schieramento (centro-destra unito) vs partito (grillini);
2) I numeri parlano chiaro: Il Pd anche in Molise è totalmente in crisi e tagliato fuori. Sta pagando gli ultimi brandelli della gestione di Renzi e la sua ambiguità politica, a metà strada tra l’Aventino e il collaborazionismo, “a patto che lo chieda il capo dello Stato Sergio Mattarella (la famosa fronda dei collisti, da Gentiloni a Franceschini, passando per Orlando)”. Un partito quasi rottamato senza identità, ancora immerso in una ridicola narrazione trionfante e autoreferenziale, retaggio dei passati governi. L’ultima spiaggia per Martina è partecipare ad un governo del presidente? Forse sì, ma potrebbe pure sancire il suo definitivo funerale (è morto il sogno di Prodi e Veltroni);
3) I 5Stelle frenano rispetto al “vento del Sud”. Il consenso, rispetto al 4 marzo scorso, è sceso di 7 punti nello spazio di soli 50 giorni. Resta il primo partito in regione, ma è un primato che non serve a conquistare il potere. E’ certamente un segnale nei confronti di Di Maio che viene penalizzato per la sua perenne oscillazione tra i due forni (con la Lega o col Pd). Un risultato, quello molisano che metterà in difficoltà il percorso del presidente della Camera Roberto Fico;
4) Gongola il centro-destra. Vince e ristabilisce, almeno dai risultati ancora non ufficiali, la leadership di Silvio Berlusconi: Forza Italia batte di un punto percentuale la Lega (9,29% a 8,45%). Un messaggio degli elettori per Matteo Salvini a non lasciare lo schieramento e a non avventurarsi nelle paludi grilline?

E’ presto per dire tutto, ma una considerazione va fatta: se al dato molisano si aggiungerà quello del Friuli, allora potremo ricavarne una certa oggettività, potremo cogliere un umore che sta montando nel paese, altrimenti il voto di ieri rischia di limitarsi all’aspetto locale, se non clientelare. E così andrà visto.
Ma le carte per Mattarella si complicano, proprio nella settimana che conta per mettere le carte sul tavolo di Palazzo Chigi. Il centro-destra alzerà il tiro e troverà un Di Maio preoccupato. Le possibilità di Salvini, con il centro-destra compatto e capace di aggregare sul suo programma, aumentano.

E se Di Maio rompe, o guarda ai perdenti (il Pd), si assumerà le sue responsabilità, rispetto agli italiani e rispetto al suo stesso movimento, pronto a mollarlo per tornare “puro e alternativo” (la sindrome Di Battista), cancellando questa fase moderata.

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