Molise, Becchi: “Berlusconi c’è e tutto si complica per Salvini”

Interviste

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Elezioni in Molise, prima battuta d’arresto per il M5S e vittoria del centrodestra unito che ha eletto Donato Toma presidente. Lo Speciale ne ha parlato con il filosofo Paolo Becchi che analizza anche i rapporti di forza nel centrodestra alla luce del sorpasso di Forza Italia sulla Lega. In effetti sia Di Maio che Salvini sembrano uscire ridimensionati da questo voto. Il primo perché ha fallito l’obiettivo di vincere la sfida e portare così il primo pentastellato alla guida di una regione italiana; il secondo perché, proprio nelle ore decisive in cui dovrà decidere se rompere l’alleanza con Berlusconi per abbracciare il governo con il M5S, si trova con il voto molisano che sembra rovinargli i progetti, rafforzando l’avversario interno.

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Becchi, il M5S ha fallito in Molise. Come mai già una prima sconfitta a poco più di un mese dal successo delle politiche? Cosa ha influito?

“Cristo si è fermato ad Eboli, Di Maio a Campobasso è proprio il caso di dire. Il dato di fatto è che il M5S finora non è riuscito a conquistare nessuna regione italiana. Le elezioni politiche sono un’altra cosa e non dimentichiamo che il Molise è una regione molto piccola che alla fine non dovrebbe fare nemmeno notizia se non fosse inserita in un contesto politico per certi versi storico e strategico. Ma è sorprendente che questi siano i risultati con un Movimento lanciatissimo dal voto politico ancora fresco. Credo che ad influire negativamente sia stata ancora una volta la presunzione dei 5S di non fare alleanze con nessuno e di andare da soli. A livello regionale l’autosufficienza non paga. Ad ogni modo non si può dire che sia andato male”. 

Nel centrodestra Fi ha preso più voti della Lega. Questo influirà sulla dialettica interna alla coalizione che pure unita ha eletto il presidente del Molise?

“Abbiamo avuto la prova che quando Berlusconi fa di testa sua, non segue i cattivi consiglieri, va nelle piazze fra la gente, i risultati si vedono. Non è più il Berlusconi di una volta, ma con l’impegno diretto sul territorio che è mancato alle politiche, ha dimostrato di poter ancora dirigere i giochi. Salvini non è che ha perso, ma certamente oggi è molto più difficile per lui concretizzare un’ipotesi di rottura. Il centrodestra unito vince, ha vinto in Molise e vincerà domenica prossima in Friuli. Romperlo adesso per favorire un accordo con il M5s diventa una strada difficilmente percorribile. Tutto si complica per Salvini, questo è chiaro”.

A questo punto che accadrà con il Governo. Si andrà verso un esecutivo politico o tecnico?

Ritengo che ormai sia da considerare morto definitivamente il tentativo di un governo Cdx-M5s. Di Maio ha ritirato fuori il suo contratto, ribadendo che l’accordo potrà esserci soltanto con la Lega o con il Pd anche se le sue ultime dichiarazioni filo europeiste e pro euro lo collocano in un rapporto privilegiato con i dem. Un mandato esplorativo a Fico non potrà che andare in questa direzione. Bisognerà capire come reagiranno in casa Pd ora che si troveranno obbligati a prendere in considerazione la proposta di governo e a decidere. E’ un peccato che non si sia riusciti a far nascere un governo Lega-M5s, francamente ci ho sperato fino all’ultimo e un po’ ci spero ancora, anche se credo che i risultati del Molise non facciano che allontanare ancora di più questa eventualità, soffocando gli ultimi residui spiragli. Resto convinto che una mediazione sui programmi fra i due partiti fosse fattibile. Ma oggi Berlusconi c’è”.

Non crede all’ipotesi del governo del presidente? Se si formerà chi andrà all’opposizione? La Lega o i 5S?

“Non vedo realistico questo governo, perché non capisco chi potrebbe avere interesse a sostenerlo. Certo, se fallisse anche l’ipotesi di alleanza Pd-M5s allora potrebbero aprirsi soluzioni diverse. Ma sarà necessario un appoggio parlamentare e non esiste oggi uno scenario simile a quello del 2011 che portò alla nascita del Governo Monti. Il M5S non credo sarebbe interessato, e se il centrodestra finora non si è diviso, non vedo proprio come possa spaccarsi su un governo tecnico che Lega e FdI non voterebbero mai. A meno che non si faccia un governo a termine per approvare la nuova legge elettorale e tornare al voto nel 2019. Ma a questo punto non avrebbe molto più senso lasciare in piedi il governo Gentiloni?”

E chi lo voterebbe?

“Il Governo Gentiloni c’è già, è in carica per l’ordinaria amministrazione. Si tratterebbe di prorogarlo il tempo utile per tornare al voto. Non servirebbe neanche una maggioranza parlamentare visto che potrebbe formarsi ogni volta sui singoli provvedimenti. Se è soltanto per questo non vedo dove sia il problema. E non mi vengano a raccontare la favola dello spread e dei mercati. Il rischio spread non può valere solo per l’Italia di fronte ai tempi biblici che altri paesi, dal Belgio alla Germania passando per la Spagna che oggi scopriamo essere più in salute di noi, hanno impiegato per formare i governi”. 

 

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