Friuli, vince Fedriga. Trionfo della Lega su FI, M5S “in ginocchio”

Politica

Massimiliano Fedriga è il nuovo governatore del Friuli Venezia Giulia. Anche se lo scrutinio dei seggi è iniziato poco dopo le otto, l’ex capogruppo alla Camera della Lega è in testa con circa il 57% dei voti.

Va malissimo per il Movimento 5Stelle che dopo le elezioni in Molise di domenica scorsa deve incassare una seconda violenta battuta d’arresto. I 5S sarebbero molto al di sotto del 10% (intorno all’8 circa) con il candidato governatore Alessandro Fraleoni Morgera al di sotto del 12%. In totale i pentastellati avrebbero perso oltre 17 punti percentuali rispetto ai risultati del 4 marzo.

Intorno al 30% il candidato del centrosinistra Sergio Bolzonello con il Pd oltre il 18.

L’affluenza alle urne è stata del 49,65%. I dati sono stati diffusi dal Servizio elettorale regionale. Nel 2013, quando si votò in due giornate, l’affluenza definitiva fu del 50,48%.

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Nel centrodestra sembra fallito il tentativo di sorpasso di Forza Italia sulla Lega. Il Carroccio volerebbe nei consensi intorno al 32% con gli azzurri fermi al 13%. Se i dati parziali saranno alla fine confermati si tratterebbe di un ottimo viatico per Matteo Salvini dopo che in Molise, il sorpasso di Forza Italia, aveva fatto vacillare la sua forza. Salvini ha ribadito nelle ultime ore che non intende rompere con Berlusconi e c’è da scommettere che, con questi risultati, e di fronte a quella che a tutti gli effetti appare una netta deblacle dei 5stelle, l’interesse della Lega non sarà certamente più quello di inseguire Di Maio a tutti i costi. Salvini ha riconquistato a pieno titolo la leadership del centrodestra e rompere la coalizione per fare un accordo in solitaria con i grillini andrebbe a questo punto contro la logica politica.

Certamente in casa 5S non potranno che aprirsi seri interrogativi, perché minimizzare la sconfitta in Friuli dopo quella già pesante del Molise, appare operazione decisamente ardua. Se è vero che il voto regionale è diverso da quello politico, la perdita di 17 punti percentuali rispetto alle politiche del 4 marzo è sicuramente un campanello d’allarme troppo forte per poter essere sottovalutato.

Evidentemente non ha pagato “la politica dei due forni” portata avanti da Di Maio e ancora meno l’apertura al Pd degli ultimi giorni. Gli elettori 5S cominciano seriamente a dubitare della presunta “diversità” pentastellata, di fronte ad un leader che sembra pronto a tutto pur di andare al governo, anche a fare patti con il diavolo, ossia con quel Pd contro cui il M5S ha impostato tutta la sua campagna elettorale. E a questo punto anche la leadership di Di Maio potrebbe tornare in discussione con l’ala ortodossa in forte subbuglio, con Beppe Grillo sempre più scontento di come sono state gestite le trattative per la formazione del Governo, con Alessandro Di Battista sempre più desideroso di riacquistare un ruolo centrale nel Movimento e Davide Casaleggio sempre meno convinto che puntare su Di Maio sia stata la scelta giusta. Anche la prospettiva di andare a Palazzo Chigi per il leader 5S sembra diventare sempre più una chimera

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