Governo, Geloni: “Il gioco del cerino è finito in mano a Salvini”

Interviste

Luigi Di Maio apre ancora ad un Governo con Salvini, il centrodestra chiude restando unito dopo altri due vertici ad alta tensione. Lo Speciale ne ha parlato con la giornalista e politologa Chiara Geloni, responsabile del sito online di Mdp. Il leader pentastellato nelle ultime ore ha riaperto il forno con la Lega dicendosi pronto al passo indietro in favore della scelta di un premier terzo da individuare insieme a Salvini e rimarcando il no ad un’alleanza con Silvio Berlusconi (ma senza escludere la possibilità di un coinvolgimento di Forza Italia). Salvini avrebbe tentato di far passare questa linea nel vertice di ieri sera a Palazzo Grazioli dove si sarebbe sfiorata ancora una volta la rottura con Berlusconi indisponibile ad accettare qualsiasi soluzione che possa ridimensionare lui e il suo partito. Alla fine un Salvini contrariato all’uscita dall’incontro con il Capo dello Stato, ha ribadito la linea unitaria del centrodestra, quella cioè di ricevere l’incarico nel tentativo di trovare i numeri in Parlamento.

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Di Maio dopo aver chiuso tutti i forni e aver detto che il M5S non avrebbe accettato altra soluzione che il ritorno alle urne, ieri si è detto pronto ad un passo indietro, rinunciando al premierato in favore di un nome terzo da indicare insieme a Salvini. Come mai questo cambio di passo?

“Credo che Di Maio abbia voluto fare un ultimo tentativo in quello che alla fine è stato l’ennesimo gioco del cerino per dimostrare di non essere lui il colpevole della mancata nascita di un governo e del fallimento di tutte le trattative. Questa è l’ultima carta che poteva offrire a Salvini nel tentativo di accordarsi. Sono state le ultime fasi di una trattativa destinata a fallire di fronte all’indisponibilità dei 5S di riconoscere a Silvio Berlusconi la dignità politica di interlocutore”.

Anche nei confronti di Forza Italia è sembrato cadere il veto. Di Maio non ha escluso comunque un coinvolgimento degli azzurri. Che altro poteva fare?

“E’ stato un passo avanti in più, un tentativo di rispedire la palla nel campo di Salvini. Sarebbe toccato a lui come leader della coalizione trovare l’equilibrio al suo interno. Una soluzione alla fine potrebbe anche essere trovata visto che Berlusconi comunque non potrebbe fare il ministro. Non vi è però sufficiente capacità e flessibilità politica per superare le divergenze e mi sembra non sussista neanche la disponibilità reciproca di venirsi incontro”.

C’è chi dice che dietro le ultime virate di Di Maio vi sarebbe anche il tentativo di riacquisire un ruolo da leader del Movimento dopo che l’intervista con cui Beppe Grillo ha rilanciato il referendum sull’euro è stato letto come un segnale di sfiducia nei suoi confronti. Condivide?

“La politica ha le sue regole. E’ chiaro che nel momento in cui si tenta di formare un Governo, a prevalere nel M5S non possono che essere i toni istituzionali e moderati nella ricerca di una mediazione possibile: se naturalmente queste trattative falliscono, a prendere nuovamente il sopravvento sono le posizioni più estremiste ed eversive, quelle antisistema e coincidenti con lo spirito originario. Sarebbe stato interesse di tutti spingere il primo partito italiano verso un coinvolgimento nelle responsabilità comuni. E’ chiaro che nel momento in cui questo non sta avvenendo, nel M5S non può che venire meno l’interesse ai toni pacati e alla moderazione. E lo dico dissociandomi dai toni estremi dei 5S”.   

Ma il ritorno di Grillo è un segnale di sfiducia a Di Maio?

“No, penso che Grillo porti avanti un suo gioco che non è più legato alle scelte politiche del M5S. Credo giochi una sua partita che non so quanto possa essere poi sposata e condivisa dall’intero Movimento. Dove certamente non ha più il ruolo e il peso che aveva all’inizio. Questo mi sembra chiaro”.

Gli osservatori evidenziano come dietro la contrarietà di Berlusconi al passo di lato richiesto da Di Maio e caldeggiato anche da Salvini, vi sia il timore di vedere Forza Italia fagocitata dalla Lega. E’ concreto questo rischio?

“E’ una preoccupazione sicuramente fondata. Penso però che il rischio per Berlusconi potrebbe essere di gran lunga peggiore con l’ipotesi di un ritorno al voto in tempo brevi. Avrebbe invece tutto l’interesse in questo momento a lasciarsi coinvolgere in un’ipotesi di Governo che lo vedrebbe soccombere in un ruolo molto marginale, ma dove sarebbe comunque garantito da Salvini. La rinuncia ad un ruolo da protagonista sarebbe molto più conveniente rispetto al rischio di un nuovo voto che vedrebbe Forza Italia perdere ulteriori consensi in favore del Carroccio. Gli equilibri nella coalizione si modificherebbero ulteriormente rafforzando il peso e la forza di Salvini. Accettare l’offerta di Di Maio potrebbe essere per lui il male minore”.

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