Governo giallo-verde. Chi vince e perde in Forza Italia

Politica

Alla fine Silvio Berlusconi ha detto sì, dando semaforo verde al governo giallo-verde. Una decisione giunta al termine di convulse trattative in casa azzurra dove il leader ha dovuto faticare per trovare una mediazione fra i falchi, contrari ad un governo Salvini-Di Maio, e le colombe favorevoli invece a consentire la nascita di questo Esecutivo.

A capitanare le colombe c’è stato soprattutto Giovanni Toti che ha sottolineato il pericolo di un voto anticipato dove Forza Italia avrebbe rischiato di perdere ulteriori consensi, percepita dagli italiani come l’ostacolo alla formazione di un governo e dunque la causa del ritorno alle urne in estate. L’ala dura avrebbe visto invece in prima linea l’ex capogruppo Paolo Romani, sul piede di guerra con la Lega dopo che Salvini ha fatto saltare la sua candidatura alla presidenza di Palazzo Madama. Appoggio esterno a sfiducia? Queste le due linee che si sarebbero contrapposte per ore.

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Alla fine la mediazione si è raggiunta accettando l’ossimoro di una “non fiducia costruttiva” o di una “benevolenza critica”. Il tutto con l’obiettivo di evitare il voto, tenere unito il centrodestra e soprattutto Forza Italia, impedendo spaccature e fughe verso i lidi del Carroccio.

“Un governo Lega-M5S – ha spiegato Berlusconi in una nota – non segna la fine dell’alleanza di centro-destra: rimangono le tante collaborazioni nei governi regionali e locali, rimane una storia comune, rimane il comune impegno preso con gli elettori. Continuiamo a lavorare per tornare a vincere, ma soprattutto perché torni a vincere l’Italia”.

Accontentato Toti, ecco subito però la strizzata d’occhio all’indirizzo dei falchi.

“Se un’altra forza politica della coalizione ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con il M5s – attacca l’ex premier –  prendiamo atto con rispetto della scelta. Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali ma non potremo certamente votare la fiducia. Non possiamo dare oggi il nostro consenso ad un governo che comprenda il Movimento Cinque stelle, che ha dimostrato anche in queste settimane di non avere la maturità politica per assumersi questa responsabilità”.

Berlusconi infine evidenzia come sia impossibile per Forza Italia andare oltre: “Se il governo formato da Lega e Movimento Cinque Stelle non potesse nascere, nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità – o all’impossibilità oggettiva – di trovare accordi fra forze politiche molto diverse. Di più a noi non si può chiedere, anche in nome degli impegni che abbiamo preso con gli elettori” conclude il presidente di Forza Italia.

Tutti felici e contenti? Probabilmente no, non lo saranno stati i falchi e forse nemmeno le colombe, ma sicuramente il sospiro di sollievo del mancato ritorno al voto parecchi lo hanno tirato. Hanno vinto le colombe che hanno sicuramente convinto Berlusconi ad un minimo passo di lato, ma forse non come avrebbero voluto e senza il rischio di compromettere in futuro i rapporti con la Lega. Avrebbero preferito un appoggio esterno ancora di più dopo che da parte di Luigi Di Maio i toni verso Berlusconi erano sembrati ammorbidirsi. Ma il leader vuole le “mani libere”, niente vincoli o riguardi verso nessuno. Se il Governo fallirà sarà colpa di Salvini perché Fi non ci ha mai creduto.

Sta di fatto che Berlusconi con questa mossa ha in qualche modo consentito lo sblocco della crisi politica, evitando quel governo neutrale che forse gli sarebbe piaciuto, ma che per come si erano messe le cose non poteva in alcun modo sostenere senza offrire al Carroccio il miglior pretesto per rompere la coalizione. In qualche modo ha giocato da protagonista, ottenendo precise garanzie da Salvini su di lui e sulle sue aziende (il conflitto di interessi sembra già tornato nel cassetto) con la speranza di mettere a frutto le rendite di una “opposizione costruttiva” che porti vantaggi elettorali a Forza Italia. Magari approfittando della non partecipazione al governo per mettere mano finalmente a quella riorganizzazione del partito finora sempre annunciata e puntualmente rinviata.

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