Contratto governo, una bozza e il “governo ombra” di media e Ue si scatena

Politica

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Dal Corriere della sera (primo giornale italiano) di oggi (ma potremmo monitorare comodamente pure la Rai, e altri giornali): “La bozza allarma i mercati”, “Caos tra M5Stelle e Lega”, “La Ue avverte”, “Scontro Salvini-Di Maio”, “I partiti populisti sono una via di fuga”. Una ridda violenta di titoli, commenti, servizi. A senso unico. Il tutto prima ancora che qualcosa cominci sul serio. Come dire, censura (ideologica) preventiva.
Ci risiamo, quando sta per decollare un governo che non piace ai poteri forti, la gran cassa mediatica del sistema si schiera. E lo fa con le sue ‘armate’. E’ “il governo ombra” del potere storico, che parte dagli eurocrati della Ue e arriva fino agli emissari italiani, ripartiti equamente in fan, sponsor, ascari e interessati (giornalisti, intellettuali, imprenditori, lobbisti, docenti, politici).
E’ altrimenti detto “il partito del pensiero unico laicista, del mercato globale, del cittadino globale”, che vede come fumo negli occhi i cosiddetti sovranisti, etichettati dispregiativamente come populisti. Ma le varianti sono anche xenofobi e prima o poi, omofobi, fascisti, medievali.

Manco è nato il governo giallo-verde, un esecutivo che potrebbe rappresentare un elemento di novità nel panorama fluido e liquido dell’immobile politica italiana, capace magari di rompere tutti i vecchi equilibri ideologici, economici e istituzionali, e già giornali e trasmissioni televisive pubbliche e private, abbondano di processi alle intenzioni, analisi stucchevoli e di lana caprina sul presunto programma Lega-5Stelle, ovviamente bocciato in toto (ma il processo lo chiamano diritto di cronaca).

E’ lo stesso film che viene riproposto dal tempo del primo governo Berlusconi in poi: attenzione al fascismo, arrivano gli epuratori, usciremo dall’Europa, il debito ci sommergerà, lo spread ci ucciderà, ecco la crisi economica, tutti poveri; una strategia religiosa, evitando di ammettere che finora, sono stati proprio i governi di sinistra (graditi alle banche, alle lobby, al grande capitale multinazionale), a certificare e potenziare la crisi con iniziative legislative mortifere e fallimentari, che hanno impoverito e impaurito gli italiani (il jobs act, la legge Fornero, i vincoli e trattati internazionali, il fiscal compact, il trattato di Dublino che condanna l’Italia a sobbarcarsi da sola il peso dei migranti provenienti dal terzo mondo, per la gioia del business progressista dell’accoglienza).

E tali politiche (va ricordato ai membri del “governo ombra”), sono state condotte da governi elitari, non eletti dal popolo, al servizio degli eurocrati di Bruxelles, legittimati da operazioni di Palazzo, con la regia del Quirinale (da Monti a Renzi, da Letta a Gentiloni). Politiche che sono state sonoramente sconfitte dai cittadini, ogniqualvolta è stata concessa loro la libertà di esprimersi: il referendum del 4 dicembre 2016 e il voto del 4 marzo 2017.
Un bel “4”, appunto, dato alle lobby, confermando, tra l’altro, la nuova categoria della politica che non è più da tempo “destra-sinistra”, ma “alto-basso” (popoli contro caste).

Ieri e ancora oggi, è stata cucinata dai media la bozza di accordo tra Salvini e Di Maio: flat tax, immigrazione, revisione della Fornero, blocco delle sanzioni alla Russia, ridiscussione dei trattati internazionali, non irreversibilità dell’euro, conflitto di interessi, reddito di cittadinanza. Spunti interessanti su cui andrà doverosamente trovata una sintesi (compatibilità costituzionali e coperture economiche), se i due riusciranno a trovarla (altrimenti si tornerà al voto).

Ma a parte la gola profonda che ha fatto uscire la bozza, allo scopo evidente di far saltare il banco, i temi sono altri:

1) Lega e 5Stelle, al punto in cui sono arrivati, hanno tutto da perdere se fallissero. La loro credibilità scenderebbe ai minimi storici e nemmeno una campagna elettorale infuocata e demagogica, sarebbe in grado di rilanciarli, rispetto al paese e rispetto agli elettori di appartenenza;

2) Il capo dello Stato Sergio Mattarella sta facendo cuocere a fuoco lento sia Salvini, sia Di Maio: concede più tempo per non offrire loro più alibi, e subito dopo arriverà il “confettone”, il pacchetto regalo: il suo governo neutro, di servizio, gradito a quella Ue e a quei giornali di regime internazionale, che ieri ufficialmente hanno bombardato i tavoli giallo-verdi del negoziato (Katainen, Dombrovskis, Avramopoulos e il Financial Times), parlando di nuovi barbari a Roma e ammonendo sui conti pubblici in ordine, pena la condanna al rogo. Ingerenza inammissibile che almeno ha sortito l’effetto di far reagire Di Maio e Salvini (un po’ di orgoglio nazionale), ricompattandoli di fatto;

3) Lega e 5Stelle hanno in comune (cosa non trascurabile) la loro mission genetica: anti-casta, anti-Ue, ordine e legalità, moralizzazione della vita pubblica, Welfare, immigrazione e sicurezza. I grillini poi, sono un mix tra populismo di destra e moralismo di sinistra;

4) Se di differenze si deve parlare, specialmente alla luce delle nuove categorie della politica, tra Lega e 5Stelle ci sono le stesse distanze che esistono tra Lega e Forza Italia. Nessuno, infatti, tra gli analisti blasonati e i pennivendoli prezzolati, ha mai approfondito tali aspetti, preferendo sorvolare (non fa comodo), o continuare a difendere uno schema debole (l’unità del centro-destra che vacilla). Berlusconi (che sperava di fare da garante della Lega presso la Ue), è iper-laicista (sui temi etici, la famiglia, i diritti civili), iperliberista in economia, fa parte del partito popolare europeo, è filo-Ue, e, nonostante l’amicizia con Putin, è totalmente allineato con le forze occidentali; Salvini, al contrario, intende rappresentare l’anima identitaria, cristiana, sovranista dell’Italia, non sta dentro il Ppe, è più schierato verso una posizione lepenista dello Stato, del pubblico, dell’economia; infine è meno garantista del Cavaliere, quasi giustizialista (legittima difesa, immigrazione).

Tanti argomenti su cui riflettere. Una cosa è certa: siamo agli albori della Terza Repubblica. E qui dobbiamo essere chiari; se la intendiamo all’italiana, potrebbe nascere qualcosa di nuovo; se l’intendiamo alla francese, sarà sinonimo di caos. Non a caso, dopo la terza repubblica francese è arrivata la quarta (ancora più instabile) e poi, la quinta (gollista, presidenzialista) che, col generale De Gaulle, ha rimesso le cose a posto. Stessa storia, stesso film?

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