Manovra. E’ il governo dei cambiamenti: Conte sale i Dioscuri scendono

Politica

Manovra, battute finali. Chi sta vincendo e chi sta perdendo? Al di là della posizione ufficiale della Ue (orientata al compromesso), una cosa è certa: le cene, i famosi incontri del sabato, le telefonate, i summit a Roma per spiegare ai due Dioscuri, le ragioni dei cedimenti o delle “necessarie mediazioni”, hanno sancito il passaggio ormai definito, dal “governo di Salvini e Di Maio” al “governo di Conte e Tria”.

Se prima, fino a un mese fa, lo scollamento nel Paese era tra l’esecutivo, la maggioranza gialloverde, il primo governo populista della storia d’Italia e d’Europa, e l’opposizione, più istituzionale (il Colle, l’Istat, L’Inps), che politica (Pd e Fi ridotti al lumicino), l’opposizione oggi, è intestina alle stesse stanze di Palazzo Chigi.

E il tema ora è duplice: se Di Maio e Salvini, hanno mandato Conte a bruciarsi in Europa, per avere l’alibi di andare al voto, senza la responsabilità di aver fatto saltare il banco, la strategia, prove alla mano, si è ritorta contro chi l’ha pensata e attivata. Conte è cresciuto nella stima e nell’autorevolezza di tutti. Il suo populismo dolce e delicato, si è rivelato l’arma vincente per arrivare a dei risultati concreti (Manovra). Il premier da notaio-passa-carte sta diventando sempre più arbitro e capitano. E i Dioscuri, si stanno rivelando troppo ideologici, conflittuali, al limite, in qualche caso, del dilettantismo.

E secondo aspetto, cosa resta del “governo del cambiamento”, visto che la sua ragione sociale si è trasformata nel “governo dei cambiamenti”?
Cosa resta della Terza Repubblica annunciata dai grillini; della svolta, annunciata da Salvini, del modello alternativo al progressismo, alla sinistra, alle caste, al pensiero e ai governi laicisti, radical e liberal, che hanno preceduto questa nuova esperienza?
Cosa resta del “governo del popolo” e del “popolo al governo”? Del populismo contro la Ue, contro i migranti, contro i ladri e i corrotti?

Il sospetto è che si stia assistendo ad un generale riposizionamento, ridimensionamento delle promesse e illusioni post-4 marzo. La prova provata che il pragmatismo vince sempre sulle idee assolute, specialmente quelle alternative. E’ la chiamata alla maturità del populismo italiano o il segno che contro i poteri forti non c’è nulla da fare?
La Manovra, le sue correzioni, i diktat di Juncker e Moscovici, sono stati la cartina di tornasole di questa incapacità strutturale. Decretando l’apparente vittoria di tutti, ma la vittoria reale dei burocrati di Bruxelles, che non hanno titolo per eterodirigere l’Italia, o dare lezioni economico-finanziarie, visti i risultati nazionali (in Francia e Lussemburgo) delle loro carriere personali di ministri o di eurocrati.
Le prossime elezioni europee riusciranno a stravolgere questa mezza vittoria e mezza sconfitta sia di Roma che di Bruxelles?
Per il momento la comunicazione di Salvini e Di Maio è cambiata. Più conciliante, strategica, moderata. Ma le idee?
Agli occhi dei più attenti sembra una pace armata, in vista di guizzi successivi. Confidiamo nella capacità di recupero di Salvini e Di Maio.

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