Governo, inizia il trasformismo dei media. I nostri VOTI al CONTRATTO

Politica

Oggi nei salotti tv e presso i giornali domina la prudenza (guarda caso): evidentemente i giornalisti sensibili al potere (e non solo loro), sono sul punto di riposizionarsi. Del resto, siamo abituati a queste operazioni di puro e italico trasformismo.

Già è accaduto nel 1994, quando numerosissimi redattori e dirigenti Rai, dopo decenni e decenni di lottizzazione Dc-Pci-Psi, vennero allo scoperto come appartenenti alla destra (ma dov’erano prima?). E subito dopo, infatti, il mondo dei media si è strutturato lucrando a lungo sul nuovo bipolarismo: berlusconiani contro antiberlusconiani. Attualmente, infatti, i giornali sono ancora diretti ricalcando questo schema. Uno schema sul punto di essere sostituito, cambiato, stravolto.
Esattamente da ieri, il disegno in progress è “favorevoli e contrari al modello atipico o nuovo” (il nascente governo giallo-verde), a seconda delle interpretazioni e degli interessi in campo.

La verità è che sono tutti in difficoltà, a cominciare dai politici: chi ha fatto parte del centro-destra e ha difeso a lungo, magari per strategia, la Lega, come partner indispensabile e vincente, non può scomunicare Salvini più di tanto. E chi, dall’altra parte, pensava ad un accordo Pd-5Stelle, non può ora massacrare Luigi Di Maio più del dovuto.

Non riuscendo ad ammazzare il nuovo esecutivo (ci hanno provato e hanno fallito), l’aria che tira è salire sul carro del vincitore, o al massimo, aspettare, temporeggiare e colpire ad ogni suo passo falso. E’ quello che stanno facendo, ad esempio, dall’elezione di Trump (è la strategia “fiato sul collo”).
Entriamo nel merito dei tavoli 5Stelle-Lega. Il contratto piace. Sul piano metodologico è certamente un elemento di novità e trasparenza che chiude col passato. E questa comunicazione sta passando. E’ finita la stagione dei caminetti e degli scambi sotterranei, tutto alla luce del sole. Prima la composizione dei governi si basava sulle mediazioni, che alla fine spuntavano e indebolivano ogni ricetta, nel nome e nel segno del primato delle poltrone.

Col nuovo metodo gialloverde l’intesa governativa si incentra e si incentrerà su punti di programma negoziali, negoziati, punti evidenti (condivisibili o meno). E ogni controversia sarà ricomposta da un apposito comitato atto a dirimere gli eventuali conflitti interni (Il Comitato di conciliazione che affiancherà il Consiglio dei ministri).

Dalla teoria alla pratica. Fissiamo i punti importanti della bozza programmatica su cui Salvini e Di Maio hanno raggiunto una sintesi, con relativi futuri vulnus:

1) Ciò che emerge dal contratto è che inizia ad affermarsi un’altra concezione di immigrazione, di sicurezza, di economia, di identità dei popoli, un’altra idea di Europa. Sarà accettata da Bruxelles? Se consideriamo che entro l’anno le scadenze dovranno essere onorate, computo dei flussi in primis. Abrogare il fiscal compact, rivedere i trattati implica un meccanismo estremamente complesso (si pensi alla Brexit). Quando dalle enunciazioni si dovrà passare ai fatti, saranno dolori;

2) C’è una maggiore attenzione alla ridefinizione del pubblico sul dominio e culto del privato. E anche qui, gli interessi in gioco sono tanti. Draghi, Bce e grandi gruppi privati perderanno terreno, ma la partita sarà durissima;

3) Sarà interessante vedere come il nuovo esecutivo riuscirà a comporre Welfare e produttività, ossia, reddito di cittadinanza e flat tax (coperture finanziarie, compatibilità costituzionali);

4) Sugli sprechi c’è un accordo di massima: taglio dei privilegi, riduzione del numero dei parlamentari e sforbiciata alle pensioni d’oro. Questo aspetto è quello che incontra il maggiore favore dell’opinione pubblica, ma i diritti costituzionali possono essere toccati? Sicuramente si scatenerà un contenzioso tra governo e magistratura;

5) Economia circolare, concentrazione sul riciclo e la riconversione industriale degli scarti. Idea interessante, ma difficilmente applicabile nell’immediato;

6) Riforma della Fornero, anche qui, diritti acquisiti, magistratura e nuovi conteggi non sono cambiamenti semplici da fare;

7) No tax e no vax: dal dire al fare c’è di mezzo il mare, anche perché i rispettivi popoli no tax e no vax non accetteranno compromessi in materia; ed è gente assolutista che vota Lega e 5Stelle;

8) Conflitto d’interessi: qui la quadra sembra più raggiungibile;

9) Su sicurezza e immigrazione (costruzione e regolamentazione delle moschee, finanziamento dei centri di accoglienza, revisione dei centri di permanenza temporanea), al momento non c’è accordo tra Salvini e Di Maio, vengono da impostazioni estremamente diverse. Basterà dare al leader della Lega il ministero degli Interni?

10) Sulla famiglia stesso discorso. La soluzione tra due filosofie programmatiche contrapposte, porterà a piccoli interventi sui nidi, a sgravi fiscali sui pannolini, a politiche di sostegno alle giovani coppie, agli anziani e ai malati (sembra confermato il ministero della disabilità). Silenzio assoluto, invece, sui temi etici (adozioni gay, matrimoni egualitari, gender nelle scuole, droga, eutanasia etc), temi su cui i grillini spingono molto.

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