Governo, Lega guarda a Carelli premier. Rebus esteri ed economia

Politica

Mentre i militanti del M5S stanno votando il contratto di governo sulla Piattaforma Rousseau e i leghisti lo faranno nelle prossime ore nei gazebo, continua il braccio di ferro sulla premiership.

Salvini e Di Maio al momento sarebbero d’accordo soltanto sul fatto che a Palazzo Chigi debba andare un grillino. I leghisti vorrebbero il giornalista Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg24, considerato persona equilibrata e in grado quindi di garantire al governo un profilo rassicurante e per certi versi super partes. Carelli sarebbe gradito anche a Silvio Berlusconi che lo preferirebbe a tutti gli altri papabili candidati 5S. Forza Italia sarebbe orientata a non dare la fiducia al governo giallo-verde, anche se Salvini non avrebbe perso le speranze di una possibile astensione che salverebbe l’unità di un centrodestra sempre più in crisi. Il nome di Carelli potrebbe meglio favorire il raggiungimento di questo obiettivo.

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Va detto però che nelle ultime ore le distanze fra Berlusconi e Salvini si sarebbero acuite. Il leader di Forza Italia ha infatti dichiarato: “Salvini non ha mai parlato a nome della coalizione di centrodestra, ha sempre e solo parlato a nome proprio o a nome della Lega. La coalizione con un programma comune è assolutamente un’altra cosa e non ha nulla a che vedere con il Movimento 5 Stelle. In questo momento con Salvini c’è molta distanza”. Ma Carelli ha lavorato a lungo a Mediaset e pare abbia continuato a mantenere buoni rapporti con l’ex premier.

Il fatto è che Luigi Di Maio non ha ancora archiviato del tutto la speranza di sedere a Palazzo Chigi nonostante il veto di Salvini. Il quale da parte sua punta al Viminale con un premier però diverso dal leader pentastellato. Il capo del Carroccio non vuole insomma fare il ministro di Di Maio, il che equivarrebbe a dire di aver scelto il ruolo del “numero due”. “Né io né Di Maio”, ha detto chiaramente Salvini ponendo una condizione irrinunciabile.

Sul tavolo quindi restano i nomi di Vincenzo Spadafora, Danilo Toninelli, Alfonso Bonafede, Claudio Crimi, Riccardo Fraccaro. La Lega otterrebe in cambio il Ministero degli Interni per Salvini, la vicepresidenza per Giancarlo Giorgetti e altri ministeri per Gianmarco Centinaio, Roberto Calderoli, Giulia Bongiorno, Alberto Bagnai.

Il dossier caldo resterà quello della scelta dei ministri degli Esteri e dell’Economia. Su questi due ministeri chiave, da cui dipenderanno i rapporti con l’Europa e gli equilibri internazionali, il presidente Mattarella intende dire la sua. Quindi serviranno candidati moderati, non troppo euroscettici e non eccessivamente schierati contro gli Usa e a favore di Putin. Di Maio punterebbe al Ministero del Lavoro dove spera di poter portare avanti il progetto del reddito di cittadinanza e studiare misure per l’occupazione nel Mezzogiorno dove i 5S hanno il serbatoio dei consensi

Entro lunedì tutti i nodi dovranno essere sciolti altrimenti la parola tornerà a Mattarella che, in assenza di accordo, rilancerà l’idea del premier neutrale con la prospettiva di tornare alle urne ad ottobre. Ipotesi che al M5S visti gli ultimi sondaggi non converrebbe più molto. Ma alla Lega?

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