Il bipolarismo che verrà: ‘populisti’ (Lega e 5S) contro liberal (Fi e Pd)

Politica

Tutti i grandi e autoreferenziali giornalisti, studiosi, politologi, politici e imprenditori, stanno facendo una fatica disumana nel tentare di analizzare il dna del primo governo giallo-verde.
Oscillano tra incapacità acclarata e livore ideologico (giustificabile solo perché difendono editori, apparati politici e poteri ostili alla novità). Ma c’è un tema di fondo: si ostinano ad esaminare fenomeni che non capiscono, alla luce di vecchi schemi interpretativi della realtà.

E così facendo, continuano a non capirci nulla, a collezionare brutte figure, a sbagliare previsioni: esempi su tutti, la Brexit, Trump, l’avanzata di quei movimenti europei etichettati come il male assoluto.
Nessuno che parta mai dalla constatazione che destra e sinistra sono categorie morte, finite, e che le dicotomie ideologiche ottocentesche e novecentesche sono anch’esse sepolte: socialisti-liberali, liberisti-statalisti, cattolici-laici etc. Sono linguaggio utilizzato dal potere e da partiti in crisi, che tengono in vita dei cadaveri unicamente per steccati e interessi elettorali.

Nessuno ammette che il primo governo giallo-verde della storia d’Italia può essere veramente qualcosa di nuovo. Destinato a mutare modelli e scenari. Altro che tradimento grillino, esecutivo a trazione destrista (come se fosse una iattura) e via dicendo.
E’ il definitivo trionfo della nuova categoria politica “alto-basso” (popoli contro caste, identità contro globalismo). Una categoria ormai vincente ovunque.
Se si fosse tornati al voto, magari avremmo assistito al derby tra Lega e 5Stelle per assicurarsi totalmente e completamente Palazzo Chigi. La mancanza di numeri, invece, li ha obbligati a dialogare a confrontarsi (da qui il contratto, come nuova metodologia di formazione del governo). E forse non è stato un male: ha anticipato, velocizzato, un processo interessante:
1) Il centro-destra, modello berlusconiano, che si reggeva elettoralmente con lo sputo e con il mastice sempre più usurato di Berlusconi, è finito. Ossia, il modello sorto nel 1994 (una Lega territoriale, stile bavarese), una destra conservatrice e popolare post-missina (An), e un centro moderato cattolico-liberale (Fi) che dettava le carte. La Lega (modello nazionale-lepenista), ha battuto gli azzurri, cannibalizzato Fdi e sparigliato le carte, andando al governo con i grillini;

2) Prima c’era il tripolarismo (centro-destra classico, centro-sinistra e 5Stelle), ora ci saranno solo due poli: uno “sovranista-identitario-populista” (chiamatelo come volete), che nascerà dall’amalgama culturale sempre più forte che si svilupperà se, ovviamente, il governo giallo-verde andrà bene e supererà le fibrillazioni interne. Non necessariamente i due partiti, Lega e 5Stelle dovranno fondersi in un soggetto unitario, ma l’esperienza di governo inevitabilmente li unirà nei contenuti e nelle prospettive: la governabilità coerente nasce dall’omogeneità culturale.

Il nuovo esecutivo sancisce, certifica (e questo è indubbio) un’altra idea di Europa, di sovranità, di sicurezza, di economia, di immigrazione, di legalità, di Welfare etc (qualche esperto parla di fine del modello liberale). L’altro polo sarà costituito dalle opposizioni al governo: i delusi dei due partiti di governo (La Lega perderà qualche consenso a destra e i grillini molti consensi a sinistra), e poi il Pd e Fi, i due partiti classici del vecchio schema; partiti che, tra l’altro, si stanno avvicinando sempre di più. Anche loro tenderanno necessariamente ad amalgamarsi: più Europa, più garantismo, più liberismo, più globalismo. Azzurri e dem sono molto simili (specialmente considerando l’ultima fase di Fi): sono entrambi liberali in politica, liberisti in economia e laicisti sui temi etici. Non dimentichiamo che Renzi ha sempre in mente in progetto-Macron: un grande partito liberal o radical (di massa), che rappresenta l’altra faccia o la continuazione del patto del Nazareno, del partito della Nazione renziano, o del Partito degli italiani berlusconiano;

3) Un’altra via, che potrebbe affermarsi in aggiunta, una sorta di terza gamba (o terzo polo), sarà divisa equamente da due realtà che stanno emergendo dal basso e che andranno ad affiancarsi allo schema “alto-basso”: una, che introduce la “categoria antropologica” in politica (vita-morte, bene-male, falso-vero), relativamente alla visione della famiglia, della vita, del gender, della droga, dell’eutanasia (categoria resa attuale dalle leggi laiciste che sono state approvate dai precedenti governi, dal divorzio breve, al biotestamento alle unioni civili, e dal timore delle leggi in cantiere, come il gender nelle scuole, la liberalizzazione delle droghe leggere, le adozioni gay e i matrimoni egualitari). Resistenza popolare che ha scatenato due Family Day con milioni di persone in piazza; l’altra, il civismo nazionale, la realtà dirompente delle liste civiche, che coniugano radicamento territoriale e competenza amministrativa. Sono la fucina di una nuova classe dirigente dal basso.
Ecco perché, l’avvio del governo Salvini-Di Maio non rappresenta un cambiamento unicamente legato alle sue dinamiche intestine. Potrebbe essere il volano di una rivoluzione vera del sistema politico e istituzionale nazionale.

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