Toto premier, attenti ai finti tecnici picconatori

Politica

Savona, Massolo, Conte e poi una sfilza di politici nuovi e meno nuovi (scelti col bilancino tra Lega e 5Stelle), per disegnare il nuovo impianto governativo, dal premier ai ministri.

Ma i nomi eccellenti in circolazione sui giornali e ammessi a mezza bocca dai diretti interessati, sono realmente nuovi? O meglio, è possibile, in assenza di esperti, professionalità competenti “interne”, scegliere bene tra gli “esterni”?
Finora, infatti, si è tanto polemizzato sui tecnici alla Monti, organici a lobby, caste, quasi tutte gradite o figlie della Ue, dei poteri forti finanziari, bancari, economici, tecnocratici etc. Tecnici che, nonostante le presentazioni auliche e blasonate, i favori di chi conta, e dei media allineati, in verità non sono e non saranno mai neutri, imparziali.

Perché la tecnica, la scienza, la finanza, l’economia, non sono asettiche, sono anch’esse ideologiche. Si è visto col rigorismo di Monti e soci: era la risultante di una precisa idea di economia, di società, di politica, non di un mero calcolo matematico sui conti pubblici.

Savona, Massolo e Conte sono leghisti, grillini? No, per il semplice fatto che hanno una storia, un dna, un passato ben preciso. Anche loro, per emergere, hanno fatto un percorso specifico, comunque dentro il sistema ufficiale, dentro il Palazzo (nessuno può prescindere dalla realtà). E quando è che tali figure sono diventate rivoluzionarie, appetibili per il nuovo, spendibili per il cambiamento del Paese? Basta un libro, uno studio, una dichiarazione eccentrica, magari critica nei confronti di Bruxelles o dell’euro, per piacere improvvisamente a Di Maio e Salvini?

Il primo dato è che non esistono prodotti da laboratorio leghista e grillino. I movimenti nuovi e giovani non hanno classe dirigente, amministrativa e istituzionale di respiro internazionale, formata e collaudata. Lega (di più, con i suoi governatori del Nord e molti sindaci), i 5Stelle molto di meno (e i suoi sindaci non è che abbiano brillato per efficienza e capacità, la Raggi su tutti). Quindi, per evitare un governo di basso profilo e solo caratterizzato da politici di partito (alcuni bravi come Giorgetti, Fraccaro, Bonafede, Centinaio etc), l’imperativo dei due leader vincenti il 4 marzo è stato andarli a prendere nel mucchio esterno. Certamente ora, sia Di Maio, sia Salvini dovranno stare molto attenti alla fedeltà e alla coerenza culturale dei nomi scelti. Hanno frequentato scuole di pensiero, istituzioni bancarie, lobby, ministri e partiti non propriamente vicini alla comunicazione e alla fede leghista e grillina.

Il sospetto è che Salvini e Di Maio abbiano pensato ai nomi che girano per non entrare in rotta di collisione tra loro, e per sperare in un gradimento del Colle. Ma se godranno del consenso del Quirinale, saranno eterodiretti, e una cosa è certa: limiteranno sul nascere il governo giallo-verde.
Il secondo dato ci induce al pessimismo: le alternative radicali, non nascono mai dall’esterno (a meno che non ci siano guerre, rivoluzioni), ma da pezzi interni del potere che si staccano dal potere stesso che li ha partoriti e allevati, e cominciano a picconarlo. Cossiga e Tangentopoli insegnano. Il futuro esecutivo seguirà la stessa regola? Tutto cambi perché nulla cambi?

Condividi!

Tagged