Effetto governo sui cattolici. Tra populisti e liberal costruire il terzo polo

Politica

Adesso è diventata la nuova moda dei media. Dopo la fase totalmente ostile al nascente governo giallo-verde (l’avversione da parte di molti continuerà, specialmente i nomi più legati alle lobby di potere), da ieri assistiamo ad un repentino cambio di rotta da parte di giornalisti, intellettuali, politici ed esperti.
A parte le strategie personali, mirate a salire sul carro dei vincitori per esclusivi interessi di poltrona (male molto italiota), pare che tutti improvvisamente abbiano capito alcune cose (concetti intuiti e scritti su Lo Speciale da mesi, in tempi non sospetti):

1) Il centro-destra, così come l’abbiamo conosciuto (modello 1994 berlusconiano, con una Lega regionale, una destra post-missina, un centro “centrale” moderato, cattolico-liberale), è morto e sepolto, insieme al tramonto del suo leader. E specularmente, il centro-sinistra modello-Ulivo, una sinistra doc e una sinistra riformatrice lib-lab;

2) Le categorie “destra-sinistra” e le dicotomie novecentesche sono esanimi, alla frutta (liberali, socialisti, liberisti, statalisti etc), vengono enfatizzate unicamente dalla nomenklatura per dividere gli italiani in vista delle urne. La nuova categoria vincente ovunque è “alto-basso”, popoli contro caste, identità contro globalismo (da Trump alla Brexit, all’Europa);

3) Questo governo, se decollerà, determinerà la nascita di un polo oggettivamente omogeneo, un polo anti-casta, un “polo identitario-sovranista-populista 2.0”, date le convergenze programmatiche che il contratto di governo ha sancito, nero su bianco, tra Lega e 5Stelle (se non prevarranno le fibrillazioni interne). I due partiti, certamente perderanno consensi (la Lega a destra e i grillini a sinistra), ma tenderanno inevitabilmente ad amalgamarsi su una nuova idea di Europa, di sovranità, di pubblico, di giustizia e legalità, di Stato, di Welfare, di sicurezza, economia e immigrazione (tutte reazioni alle ricette fallimentari della sinistra di governo);

4) A questo nuovo polo risponderà inesorabilmente un altro polo, formato dai delusi dei due partiti di governo, e in primis, dalle attuali opposizioni che dovranno obbligatoriamente avvicinarsi: Pd e Fi, due partiti classici, ancora dentro le categorie del Novecento. Azzurri e dem già oggi, sono simili (liberali in politica, liberisti in economia e laicisti sui temi etici), e costruiranno la loro alternativa al governo giallo-verde, nel nome e nel segno di “più Europa, più diritti civili, più garantismo, più liberismo” etc. Sarà il polo numero due, “il polo liberal o radical (di massa)”;

5) Cosa resterà di chi non si riconosce nella tesi globalista e nell’antitesi sovranista-populista? E non intende nemmeno ritornare a portare acqua al mulino della vecchia politica, dei vecchi schemi, al ceto del polo liberal-radical?
Ecco il punto: occorre iniziare, fin da subito, a lavorare per una prospettiva di sintesi tra le due narrazioni (quella populista e quella globalista), declinata in economia, Welfare, valori, famiglia, sicurezza, immigrazione, cittadinanza etc. Ci sono infatti, altri due fattori interessanti che potrebbero dare linfa a questo terzo polo: “il civismo nazionale” e la “categoria antropologica”.

LEGGI SU LO SPECIALE EDITORIALE SUL BIPOLARISMO CHE VERRA’

Il civismo (il pullulare di liste civiche) è un interessante laboratorio politico: segna la nascita di una classe dirigente dal basso, basata su un’idea di amministrazione che è già selezione sul campo; esprime competenza, legalità e radicamento territoriale. L’identità è la citta, la terra, l’edificazione di una modernità diretta. E nello stesso tempo, conferma la distanza esistente tra la base e la vecchia politica incentrata su contenuti superati e logori. La categoria antropologica è, invece, un interessante laboratorio politico-valoriale.

L’irrompere in Italia di una modernità nord-europea, con leggi laiciste (le unioni civili, il biotestamento e il divorzio breve), e l’idea che tali leggi possano essere immediatamente supportate, estremizzate da altri provvedimenti che scardinano la società naturale, mutandone il paradigma umano (liberalizzazione delle droghe leggere, eutanasia, adozioni gay, gender nelle scuole, matrimoni egualitari), chiama in causa il tema dei “credenti in politica”, che non possono limitarsi a semplici, astratte reazioni di piazza o di parrocchia, eternando dieci-mille Family Day: sarebbe il ruggito del topo, del perdente e non l’occasione per una risposta vera, politica.

A parte, la discussione sulla formula più efficace per rappresentare i cattolici in politica (nei partiti o di nuovo con un partito solo?), domanda cui ha già riposto il mercato politico (ad esempio, con la scelta del Popolo della Famiglia), l’obiettivo relativo al terzo polo può diventare attuale a patto che vengano rispettate alcune premesse:

6) I credenti possono restare ancora fuori dalla storia d’Italia, rimpiangendo la Dc o accontentarsi di piccole pattuglie di ceto politico cattolico residuale totalmente incapace di incidere nei dibattiti, nella cultura e nelle leggi? Possono continuare a sperare nelle singole carriere di alcuni cattolici infilati in partiti Brancaleone, dove dentro c’è tutto e il contrario di tutto, liberali, liberisti, socialisti, laici, atei, massoni, europeisti, nazionalisti, ricordando che la governabilità coerente nasce solo dall’omogeneità culturale? Posizioni che non hanno fermato, né bloccato la deriva antropologica e la spinta laicista della società.

Possono riconoscersi nel nuovo polo populista (ci riferiamo a quei cattolici che hanno votato Lega e 5Stelle), se pensiamo soprattutto alle ricette leghiste sulla sicurezza, l’immigrazione, o al nichilismo giacobino dei grillini (con le iniziative Lgbt dei suoi sindaci)? E possono farsi risucchiare ancora una volta dall’altro polo, quello liberal e radical, bandiera del laicismo, data la convergenza ideologica su questa sensibilità tra Fi e Pd? E’ ovvio che devono cominciare a porsi l’idea di partecipare a questo terzo polo, elaborando nuove sintesi sui temi che abbiamo esposto. E i credenti avrebbero tanto da dire, attualizzando la dottrina sociale della Chiesa (vita, centralità della famiglia, accoglienza sostenibile, solidarietà, sussidiarietà, Europa, identità etc). Finita la stagione del cattolicesimo-liberale (che si è rivelata nefasta per i cattolici), può partirne una nuova;

7) Infine la Chiesa: può accettare di convivere col bipolarismo “populisti-globalisti”? Oppure, sognando di tornare nostalgicamente a portare “cuore” al disegno mondialista liberal e radical, di Fi e Pd? Si è già rassegnata a credenti non adulti, alla mancanza di carità (visto che “la politica è la più alta forma di carità”), allo spirito di servizio per la polis e alla testimonianza (pubblica) del bene?

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