Incontro Mattarella-Conte. Ecco la partita e chi “conta” veramente

Politica

Tutti vogliono sapere. I soloni che da giorni fanno gli esami del sangue ad un governo ancora in fieri, dimostrando unicamente livore ideologico, paura del nuovo e malafede (giornalisti, osservatori, commentatori, politologi, intellettuali, sono nella stragrande maggioranza dei casi dentro il sistema e quelli che sembrano possibilisti sul primo governo giallo-verde sono in via di riposizionamento professionale).
Tutti vogliono sapere le reali ragioni dell’incontro tra il capo dello Stato Sergio Mattarella e il premier incaricato Giuseppe Conte:

1) Innanzitutto, i due, pur incrociandosi, rispondono a strategie e ruoli diversi. Il presidente della Repubblica, da notaio o al massimo arbitro, è diventato capitano. Di fronte ai rischi di un esecutivo populista filo-Putin e anti-Ue, non poteva continuare a fare il moderatore. Doveva e deve verificarne l’ortodossia. Prova ne sono state le sue scelte del dopo 4 marzo. Ha obbligato i presidenti incaricati a muoversi all’interno di un perimetro già chiuso, predefinito: la Casellati dentro lo schema “centro-destra-5Stelle”, Fico dentro lo schema “5Stelle-Pd”.

Ha ricordato pesantemente i paletti ideologici del governo e in occasione della commemorazione di Einaudi, ha sferrato l’attacco costituzionale al duo Salvini-Di Maio ribadendo il ruolo formale del presidente del Consiglio, che riceve l’incarico dal capo dello Stato, dimenticando che per decenni la cosa è stata bypassata (c’erano alle spalle maggioranze parlamentari stabili), e confermando di fatto la linea dirigista di Napolitano, il quale ha legittimato dall’alto governi graditi ai poteri forti e privi di consenso democratico (il voto), tipo Monti, Letta, Renzi e Gentiloni;

2) E Giuseppe Conte ha un dilemma da sciogliere: ritagliarsi un ruolo autonomo da vero presidente del consiglio, che dice la sua su ministri, obiettivi (ma il contratto è già chiuso) e indirizzo politico, o inaugurare una nuova funzione di speaker dei due partiti, di portavoce intelligente e non soltanto un mero esecutore;

3) Cosa si diranno quindi, Mattarella e Conte? Forse il primo incontro sarà interlocutorio. Il presidente vorrà studiarlo e inquadrarlo. Ma per fa che? Per essere organico ai “doveri internazionali ed economici” dell’Italia o per verificarne il grado di lealtà a Lega e 5Stelle?

4) Una ipotesi possibile è che Mattarella non sceglierà subito e se proprio lo accetterà, dando un’idea di elasticità e di apertura istituzionale nei confronti di un esecutivo giudicato pericoloso, quanto meno vorrà entrare nel merito di alcuni ministeri chiave: l’economia e gli affari europei (dando per perso quello degli Interni);

5) E tale ingerenza potrebbe scatenare un pericolo effetto-domino nella contrattualistica 5Stelle-Lega, smontando il tavolo, obbligandoli a ripartire da zero.

A questo punto, una cosa è certa: Salvini e Di Maio non possono tornare indietro. Sarebbero messi alla gogna dai propri elettori, già violentati e forzati dall’attuale scelta di formare il governo di avvicinamento, e sarebbero fucilati dagli ex partner, vicini di sponda, o interni ai rispettivi partiti. Tornare a Canossa per Di Maio sarebbe la fine dei “grillini di governo” in favore dei “grillini di lotta”; e tornare a Canossa per Salvini significherebbe farsi mangiare dal redivivo Berlusconi, che riproporrebbe subito il vecchio centro-destra ormai defunto, uno schieramento a guida forzista.

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