2 giugno: l’arcivescovo di Torino Nosiglia invita alla preghiera per Repubblica

In Rilievo

2 giugno: quale Repubblica? Scriveva oggi il direttore Fabio Torriero: Quella che si annuncia sarà una festa inutile, pericolosa e retorica. Inutile, perché festeggia, celebra un’istituzione che ormai non riesce più a stare al passo con i tempi. Basta confrontare plasticamente la fisionomia del capo dello Stato Sergio Mattarella, i suoi movimenti, i suoi poteri, e la fisionomia, i movimenti, le azioni, dei nuovi leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il primo, sembra l’affresco, il ritratto di un tempo che fu, un antico signore che esprime una politica, concetti, riti e formalismi superati. I secondi, non solo la partecipazione diretta, il contatto col popolo, ma anche il valore di una democrazia diretta (o della rete sovrana), che le mediazioni di Palazzo, i giochi, i compromessi, la democrazia rappresentativa, non sono più in grado di comprendere e “governare”.

Oggi l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, proprio in relazione alla crisi istituzionale di questi giorni, chiede che in tutti i santuari e parrocchie della diocesi, nelle messe prefestive e festive del 2 e 3 giugno – solennità del Corpus Domini – si ricordi, nella “preghiera dei fedeli” o alle fine delle celebrazioni, la Repubblica Italiana, “nel momento difficile che le istituzioni stanno attraversando”.

“Nella delicata situazione politica del nostro paese, – recita il testo della preghiera inviata a tutte le chiese della diocesi torinese – invochiamo il Signore perché doni a coloro che sono chiamati a governare l’intelligenza e il cuore di cercare con il massimo impegno il bene comune, e a tutto il popolo italiano la capacità di accompagnare questo sforzo con partecipazione intelligente e fiduciosa”.

“La Chiesa di Torino – si sottolinea – non prende, naturalmente, alcuna posizione “partitica” ma vuole sottolineare, ai credenti come a tutti i cittadini, il valore che la Repubblica e l’unita’ nazionale rappresentano, al di la’ delle pur legittime differenze di prospettiva politica. Le istituzioni della democrazia, cosi’ come sono disegnate prescritte nella Costituzione, sono alla base di quel “bene comune” al cui servizio tutti i cittadini, senza distinzioni, sono chiamati”. Ed ancora “Sentire “nostra” la Repubblica significa anche maturare una consapevolezza piu’ precisa del ruolo dell’Italia nella comunita’ internazionale e del quadro di accordi in cui il nostro Paese si e’ liberamente impegnato”

Condividi!

Tagged