2 giugno: Italia contro Ue. Quale Repubblica festeggiamo?

Politica

2 giugno: quale Repubblica? Quella che si annuncia sarà una festa inutile, pericolosa e retorica. Inutile, perché festeggia, celebra un’istituzione che ormai non riesce più a stare al passo con i tempi. Basta confrontare plasticamente la fisionomia del capo dello Stato Sergio Mattarella, i suoi movimenti, i suoi poteri, e la fisionomia, i movimenti, le azioni, dei nuovi leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il primo, sembra l’affresco, il ritratto di un tempo che fu, un antico signore che esprime una politica, concetti, riti e formalismi superati. I secondi, non solo la partecipazione diretta, il contatto col popolo, ma anche il valore di una democrazia diretta (o della rete sovrana), che le mediazioni di Palazzo, i giochi, i compromessi, la democrazia rappresentativa, non sono più in grado di comprendere e “governare”.

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Fino a qualche decennio fa, almeno la percezione della gente era che le nostre istituzioni servissero ad unire i cittadini, la loro storia, tradizione, identità nazionale, culturale, costituzionale, religiosa, politica; adesso sembrano servire unicamente gli interessi economici, lobbistici, interessi non nazionali, ma sovranazionali, interessi altri (solo europei?). Lo scontro delle ultime settimane (la nascita del governo giallo-verde), lo dimostra chiaramente. E visto che in molti, Quirinale in primis, hanno richiamato l’articolo 92 della Costituzione, sulle regole relative alla formazione dell’esecutivo e la scelta dei ministri, l’articolo 1 della Costituzione, circa la sovranità che “appartiene al popolo”, ha ancora un senso?

Il due giugno, al massimo, sarà quindi, una festa retorica, densa di celebrazioni ufficiali, con parole e simboli consumati; e dall’altra (una festa pericolosa) che vedrà una piazza incattivita dalle scelte di Mattarella.
La verità è che ormai il solco tra paese reale e paese legale si è accentuato. Gli schemi della politica sono totalmente cambiati e le istituzioni non sanno adeguarsi: non più fascismo-antifascismo, comunismo-anticomunismo, fronte repubblicano e fronte eversivo, arco costituzionale e opposizioni estremiste; ma alto-basso (popoli contro caste), identità dei popoli contro globalisti, economia-finanza contro politica e democrazia.

Non sappiamo se Di Maio e Salvini aiuteranno Cottarelli, se riprenderanno il boccino del governo in prima persona, o se sfasceranno tutto per andare subito al voto, ma l’Italia è dentro una profonda rivoluzione.
A una Repubblica lontana, risponde una piazza che va in mille direzioni, col rischio che si aggrappino al sistema solo i partiti che difendono lo status quo: Pd e Fi.
Allora un’idea potrebbe essere proposta: perché non la trasformiamo in Repubblica presidenziale, tanto Mattarella è diventato capitano e ha smesso i panni di arbitro? Un capitano che appare non in sintonia col Paese?

Una volta eletto dal popolo il presidente sicuramente eviterebbe di essere ostaggio dei partiti, godrebbe di una sua legittimazione forte, indipendente, e penserebbe di più agli interessi nazionali che a quelli del ceto politico, tra l’altro, in via di estinzione; quel ceto che ha sottoscritto contratti capestro con l’euro, la Ue (pareggio di bilancio, fiscal compact).

Domanda: siamo nella prima, seconda, terza Repubblica? Purtroppo stiamo vivendo gli eterni tempi supplementari della prima. E poi, siamo una repubblica spezzatino: un po’ parlamentare, un po’ presidenziale (l’indicazione del premier), un po’ federale (la riforma del titolo V della Costituzione), con una miriade di sistemi elettorali in contrasto tra loro circa il rapporto tra democrazia compiuta e governabilità (Camera, Senato, regioni, comuni, municipi etc).

Una lezione, sorprendentemente, ce l’ha sta dando proprio la monarchia. Sui social in molti hanno affermato che un re si sarebbe comportato meglio di Mattarella. Avrebbe tutelato, per ruolo, missione e collocazione naturale, gli interessi nazionali. La regina Elisabetta, ad esempio, dopo la Brexit non ha assunto una posizione polemica: ha accettato le dimissioni di Cameron, e ha approvato il governo “separatista dalla Ue” della May.
Un esempio che ci deve far riflettere: proprio il due giugno la vittoria della Repubblica fu inficiata da sospetti di brogli. E’ la maledizione della Repubblica?

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