I piani “sciagurati” anti europeisti e la Troika che torna

Politica

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Il piano B che porta il nome di Savona esiste o no? Oggi sembra tracciarsi una strada di sospetti sulla possibile uscita dall’euro da parte di Salvini e Di Maio se solo avessero potuto far nascere il governo. Ma soprattutto le accuse e le “minacce” politiche continuano.

Il primo ad attaccare il progetto anti-europeista e sovranista è il dem Piero Fassino: “La lettera aperta di Lupo Rattazzi a Salvini e Di Maio, pubblicata oggi sui quotidiani, svela in modo inequivoco i danni enormi che l’uscita dall’euro provocherebbe a famiglie, risparmiatori e imprese. Una conferma della irresponsabilità di Salvini e Di Maio. E la conferma di quanto sia stata giusta la scelta del Presidente Mattarella di bloccare quei piani sciagurati non accettando Savona come ministro dell’Economia”.

C’è chi invece come Carlo Calenda, che nei giorni scorsi ha lanciato l’ipotesi di un Fronte Repubblicano a difesa dell’Europa e dei risparmi, svela quale sia il vero punto che ha portato i giallo-verdi a vedersi bloccare dal Colle:  “Il programma economico di Lega e M5s e la loro idea di democrazia è incompatibile con l’Europa. A forza di propagandare programmi impossibili e di provocare buttano l’Italia in una nuova crisi finanziaria pericolosissima che rischia di colpire i risparmi degli italiani e di farci uscire dall’euro. E poi c’è la totale mancanza di rispetto verso le istituzioni. Stiamo assistendo a un balletto che non ha precedenti nella storia repubblicana. A forza di dirette facebook, dichiarazioni contrastanti -un giorno si vuole mettere in stato d’accusa il presidente della Repubblica e il giorno dopo si va al Quirinale- siamo di fonte a uno spettacolo che non ha a che fare con il paese reale, perché lede la nostra immagine a livello internazionale. E siamo di fronte a un’idea di democrazia autoritaria e di sovranismo per cui: ‘decido io, faccio come mi pare, non mi curo delle istituzioni’, che è l’opposto di quello che succede negli altri paesi europei”

A dar man forte al fatto che l’idea di uscire dall’euro sia sciagurata ma anche quella di non assolvere ai nostri impegni in Europa, ci ha pensato il deputato europeo della Csu tedesca, Markus Ferber, che ha ribadito le sue dichiarazioni sulla necessità di inviare la Troika in Italia in caso di insolvenza sul debito, che in altri termini potrebbero chiamarsi minacce.

“Se l’Italia non dovesse essere più solvibile allora la Troika dovrebbe occuparsi di questo tema, come per il resto della zona euro”, ha detto Ferber, dopo essere stato criticato nell’aula del Parlamento Europeo dal presidente della commissione Economica, Roberto Gualtieri del Pd, che aveva definito “inaccettabili” le dichiarazioni di Ferber e chiesto delle “scuse”, minacciando di rompere la collaborazione con lui in commissione Economica, dove Ferber è vicepresidente. “La televisione tedesca mi ha chiesto cosa succederebbe se l’Italia non fosse più solvibile”, ha spiegato Ferber: “Ho semplicemente detto come funziona il meccanismo e come ha funzionato nel passato“.

Solo una cosa è certa, che dopo la tempesta finanziaria che si è abbattuta sull’Italia nei giorni scorsi, per effetto dell’ondata di vendite di titoli di Stato e azioni che ha colpito la Borsa di Milano, il conto è già stato pagato con perdite evidenti.

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