Scontro Italia-Francia, Margelletti (Ce.SI): “Non vedo un asse italiano con Trump”

Politica

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Il premier italiano Giuseppe Conte vola a Parigi per incontrare il presidente francese Macron dopo il duro scontro seguito alla vicenda Aquarius e alla decisione del ministro Salvini di negare l’attracco alla nave Ong con i migranti a bordo. Lo Speciale ne ha parlato con il Presidente del Centro Studi Internazionali Andrea Margelletti. Ma non c’è solo lo scontro fra Roma e Parigi sullo scacchiere internazionale. C’è il presidente turco Recep Erdogan che minaccia una guerra di religione in seguito alla decisione dell’Austria di chiudere diverse moschee considerate pericolose, utilizzando termini come “criociati”, “infedeli” e “mezzaluna” da medioevo ottomano. Poi le manovre in corso in Europa per riformare la Ue e infine la storica stretta di mano fra Usa e Corea del Nord.

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Italia e Francia sono siate per due giorni ai ferri corti sulla vicenda Aquarius. Come mai da Parigi si sono scelti toni tanto pesanti. Cosa nasconde questa strategia?

“La Francia gioca una sua partita, quella cioè di essere la realtà geopolitica predominante del Mediterraneo. Noi ovviamente rischiamo di essere da ostacolo alle mire di Parigi. Ma questo avviene da sempre. Sinceramente non ci trovo nulla di sorprendente nelle polemiche di questo giorni”.

Potrebbe aver dato fastidio a Macron l’intesa italiana creatasi con Trump nell’ultimo vertice come scrive ad esempio La Verità? Vede forse a rischio le sue strategie su Europa, Libia e Ue?

“Ma non scherziamo! L’Italia ha un ruolo internazionale molto meno rilevante di quello che ha la Francia. Inutile che ci prendiamo in giro, questa è la realtà dei fatti. Confrontare la politica estera italiana con quella francese è operazione intellettualmente disonesta perché la partita si gioca ad armi impari. Non mi è parso poi di vedere da parte di Trump il desiderio di costruire un asse privilegiato con l’Italia contro la Francia. Certamente il presidente Usa ha avuto parole di plauso per il nostro Premier ma questo è anche normale. Ma Parigi non dimentichiamo è una potenza nucleare ed è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ma di cosa stiamo parlando?”

Si parla di un asse nascente fra il Ministro dell’Interno Salvini e l’omologo tedesco Seehofer esponente della Csu e oppositore della Merkel all’interno della Cdu. Questo porterà benefici al nostro Paese considerando che sull’immigrazione le posizioni della Csu bavarese sono analoghe a quelle della Lega?

“Non so cosa abbia in mente Salvini. So però che la Csu bavarese, così come la Cdu della cancelliera Merkel, in Europa fa parte del gruppo del Partito Popolare europeo. Non mi sembra che in questo momento la Lega abbia molto da spartire con il popolarismo europeo. Non dimentichiamo che nel 2019 ci saranno le elezioni europee e la collocazione nel Parlamento di Strasburgo avrà comunque la sua importanza. Poi tutto può accadere, ma francamente mi sembra molto prematuro ed azzardato oggi delineare certi scenari”. 

La preoccupano le dichiarazioni del premier turco Erdogan che ha minacciato la guerra santa se l’Austria continuerà a chiudere moschee?

“Ma quale guerra di religione? Erdogan rischia di perdere potere in casa propria, quindi certe uscite vanno lette soltanto in un’ottica propagandistica. Un Paese della Nato che fa la guerra ad uno Stato dell’Unione europea la vedo una prospettiva utile soltanto sul piano della fantapolitica. Ci sono tanti complottisti che campano su questo, ma non esageriamo”. 

Trump e kim si sono stretti la mano. C’è chi ha accusato il presidente Usa di aver legittimato il dittatore nord coreano definendolo criminale e di non aver ottenuto alla fine niente di concreto. E’ davvero così?

“Qui non ci sono troppe strade da percorrere. O si scatena la guerra totale contro chiunque non la pensi come noi, o si cerca la strada della diplomazia che serve proprio a scongiurare i conflitti. E’ stato un evento importantissimo, direi storico, visto che Usa e Corea del Nord si sono incontrati ufficialmente per la prima volta. Certamente non può bastare un incontro a cambiare uno scenario. Non dimentichiamo i numerosi vertici che ci furono fra Reagan e Gorbaciov prima che si raggiungesse l’accordo per la denuclearizzazione dell’Europa da parte della Nato e del Patto di Varsavia. In ogni azione diplomatica ci deve essere un inizio, e non sempre è facile arrivare a questo”.

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