Censimento rom, parla Dijana Pavlović: “Ipocriti, i nostri bimbi sono isolati”

Politica

Censimento sui rom, è polemica per la proposta del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lo Speciale ne ha parlato con Dijana Pavlović, attivista e politica serba di origini rom da molti anni residente in Italia e qui impegnata nella difesa dei diritti dei rom, nel campo della mediazione culturale e dell’integrazione. Salvini intervistato da Telelombardia ha detto: “Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos”. Per Salvini, gli stranieri irregolari andranno “espulsi” con accordi fra Stati, ma “i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa”. Parole molto dure che poi il Ministro ha parziamente corretto smentendo di avere in mente schedature per i rom. “Non è nostra intenzione schedare o prendere le impronte digitali a nessuno – ha chiarito – nostro obiettivo è una ricognizione della situazione dei campi rom. Intendiamo tutelare prima di tutto migliaia di bambini ai quali non è permesso frequentare la scuola regolarmente perché si preferisce introdurli alla delinquenza”.

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Da parte di Salvini c’è stata una doppia comunicazione. Prima ha parlato esplicitamente di censimento dei rom e di espulsioni, poi di fronte alle voci che si sono sollevate circa la supposta incostituzionalità della sua proposta, ha mitigato la posizione parlando di ricognizione rivolta alla tutela dei minori. Come giudica questa parziale correzione di rotta?

“Devo essere sincera. Quando ho sentito la proposta iniziale di Salvini ho pensato subito che da un momento all’altro qualcuno avrebbe bussato alla mia porta per farmi un prelievo del sangue o per sottopormi ai raggi x. Quella frase ‘purtroppo ce li dobbiamo tenere’ riferita ai rom regolari in Italia è stata a dir poco inquietante. Poi c’è stata questa retromarcia che non mi ha affatto tranquillizzata e che, per certi versi, è pure peggiore della posizione iniziale”.

In che senso?

“Salvini vuole capire chi c’è nei campi, chi manda i figli a scuola e chi no. Ma se questo è l’obiettivo non c’è neanche bisogno di fare certe dichiarazioni. Lui è il Ministro dell’Interno e al Ministero questi dati li può trovare già. Li hanno raccolti la Polizia e l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani, svolgendo una ricognizione dei campi rom, regolari e non, dislocati sul territorio. Non si tratta quindi di raccogliere altri dati ma di capire che tipo di politiche questo Governo intende attuare. Politiche di inclusione o di repressione? Considerando che se ne occuperà il Ministro Salvini non devo fare molta fatica a capire quale potrà essere l’atteggiamento prevalente”.

Però Salvini solleva un problema concreto, quello cioè dei bimbi rom che non vengono mandati a scuola. E qui molti si chiedono perché mentre ai bimbi italiani è ora imposto anche l’obbligo della vaccinazione per l’iscrizione, per i figli dei rom le leggi dello Stato sembrano non valere. E’ così?

“Finiamola con l’ipocrisia e diciamo una volta per tutte le cose come stanno davvero. I bambini rom si tutelano garantendo loro la stabilità e un alloggio dignitoso in cui vivere, lavarsi, fare i compiti. Non è minacciando i genitori di strapparli loro che si può pensare di risolvere il problema, ma garantendogli un sostegno economico per far studiare i figli se non hanno la possibilità di farlo. Fortunatamente esiste ancora una Costituzione che regola i diritti delle persone nonostante il Ministro dell’Interno. Se poi parliamo di abbandono scolastico ci sono zone d’Italia dove questo, unito alla delinquenza minorile, ha raggiunto livelli allarmanti e non si tratta soltanto di rom ma di figli di cittadini italiani. Parliamo quindi di come aiutare i bambini in generale, non soltanto di quelli rom. Cominci Salvini a smetterla di evocare la ruspa. Se minacci di sgomberare un campo rom un giorno sì e l’altro pure, come puoi pensare che i bambini diventino bravi cittadini?”.

Però i genitori italiani che non mandano i figli a scuola rischiano di vederli strappati loro dai servizi sociali mentre per i figli dei rom sembrerebbero non esistere regole. Come colmare quindi questo gap?

“Andiamo a vedere i numeri. In Italia si parla di 130mila rom fra italiani e stranieri. Gli italiani sono la maggioranza, circa 80mila secondo le stime. Di questi 130mila la metà sono bambini e si stima che oltre 25mila vivono nei campi. Il resto vivono nelle case. Quelli che vivono in alloggi e conducono una vita normale vanno regolarmente a scuola pur in presenza di un gravissimo problema di discriminazione razziale non appena vengono individuati come rom. I bambini che vivono nei campi è difficile pretendere che possano avere una vita normale e possano andare a scuola nella totale assenza di stabilità”.

Quindi servirebbe dare case a tutti per poter pretendere che i bambini frequentino le scuole?

“Se le persone vivono dentro le baracche abusive, arriva la Polizia, li sgombera e li sposta dalla parte opposta della città. Mi dice lei come si può  pretendere che i figli vivano una vita normale e possano studiare nel momento in cui non hanno un istituto di riferimento? Sono stati fatti tanti tentativi da parte di associazioni di volontariato per seguire questi bambini che vivono nei campi, accompagnarli a scuola e stargli dietro durante il corso della giornata, ma si tratta di sforzi sovrumani che con tutta la buona volontà non si riesce a portare avanti. Poi non dimentichiamo che in alcune scuole italiane sono state istituite delle classi separate proprio per i bimbi rom. Come si può pensare di integrarli in questo modo? Il risultato è quello di farli arrivare alle medie sapendo appena leggere e scrivere, facendoli sentire inferiori rispetto a tutti gli altri”.

Lei insiste nel chiedere una politica dell’integrazione. Ma alla fine non è anche ciò che, seppur magari con linguaggi e toni diversi, vuole anche Salvini? In fondo tutti gli italiani vengono censiti periodicamente. Dove sta dunque lo scandalo?

“Lo scandalo sta nel trattare il problema soltanto dal punto di vista della legalità e non da quello dell’inclusione sociale. E’ qui la differenza che direi abissale. Come si favorisce l’integrazione? Garantendo un minimo di stabilità e facendo in modo che nelle scuole i bambini rom abbiano gli stessi diritti degli altri. Non si può pretendere che continuino a frequentare un istituto dove di fatto si sentono segregati o isolati perché non graditi dagli altri. Anche gli insegnanti devono avere la capacità di saper armonizzare le differenze e far sentire gli alunni rom accettati al pari degli altri. Si tratta di fare questo. Teoricamente sarebbe semplicissimo, in pratica diventa invece tutto complicato. Ci sono tanti progetti di socializzazione, ma il problema dei bambini rom non è la socializzazione ma l’istruzione. Loro sono molto bravi a socializzare, un po’ meno ad imparare a leggere e scrivere. E’ qui che vanno aiutati davvero”. 

 

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