Ballottaggi, Geloni: “Pisa paradigma nazionale. Preoccupa il dato dei 5S di sinistra”

Interviste

Condividi!

Crollano le roccaforti rosse, questo il dato più rilevante dei risultati delle elezioni amministrative all’indomani dei turni di ballottaggio. Il Pd perde Pisa, Siena, Imola, Massa, Ivrea: Toscana ed Emilia Romagna, regioni da sempre feudo della sinistra, hanno cambiato colore. Come mai? Lo Speciale ne ha parlato con la giornalista e politologa Chiara Geloni, responsabile del sito web di Articolo 1- Mdp. Prosegue l’avanzata del centrodestra a trazione leghista, mentre continua a non sfondare il Movimento 5Stelle che pure si consola portando a casa qualche sindaco, come ad Imola e ad Avellino. E adesso, cosa succederà nel Governo?

LEGGI SU LO SPECIALE LO SCONTRO NEL PD

La sinistra ha perso le roccaforti rosse. Da Pisa ad Imola, passando per Siena è una valle di lacrime. Come mai? Di chi è la colpa?

Siamo ancora dentro l’onda del 4 marzo. Il centrodestra, in città come Pisa, aveva già vinto alle elezioni politiche, quindi il risultato di queste amministrative possiamo dire che era del tutto annunciato. Sarebbe stato necessario cambiare rotta e dimostrare che il messaggio negativo che era giunto dagli elettori alle elezioni politiche era stato recepito. Cosa che a Pisa per esempio non è avvenuta come testimonia la scelta sbagliata di candidare il vicesindaco uscente, dimostrando di voler puntare alla continuità. Questo ha determinato una sconfitta del tutto prevedibile. Il caso di Pisa può essere tranquillamente utilizzato come paradigma nazionale. Il Pd ha confermato di non aver compreso il messaggio degli elettori e la richiesta di una netta discontinuità con il recente passato. E’ paralizzato nella mancata analisi del risultato del 4 marzo, e l’unica cosa che ha fatto è stata quella di adottare la strategia del pop corn, agevolando la saldatura fra l’elettorato di destra e quello dei 5S che invece avrebbe dovuto contrastare in ogni modo”.

Tuttavia anche il M5S continua a non sfondare. Ha conquistato delle città, ma sempre poche rispetto ad una forza politica che è stata la più votata alle politiche e che oggi è al governo. Come mai?

La spinta propulsiva dei primi anni forse starà pure registrando qualche battuta d’arresto, ma le amministrative non sono mai state il terreno prediletto del M5S. A me da elettrice di centrosinistra preoccupa in realtà un altro dato. Dove sono finiti i consensi che il M5S ha perso a causa dell’alleanza di governo con la Lega? Sicuramente non sono tornati a sinistra da dove erano partiti. Credo che questo sia il vero elemento da analizzare e su cui interrogarci seriamente”. 

A proposito di Governo. Salvini continua a rafforzarsi e questo che comporterà? Una deriva sempre più leghista dell’Esecutivo?

“Il Governo è già saldamente a trazione salviniana,quindi non mi aspetto grossi cambiamenti. Resterà sempre sullo sfondo la convenienza della Lega di staccare la spina per tornare ad incassare un risultato elettorale ancora maggiore. Ma va anche detto che almeno per ora questo rischio non ci sarà. Una parte del suo elettorato, pur continuando a premiare Salvini in termini di consenso, non si attende da lui nuove elezioni, ma una forte ed incisiva azione di governo che veda i temi cari al Carroccio sempre più centrali e che risolva i problemi che il leader leghista ha detto di avere più a cuore. Quindi almeno per un medio periodo, Salvini quella spina non la staccherà”. 

Ad Imperia l’ex ministro berlusconiano Claudio Scajola ha vinto da solo contro il centrodestra. Come è stato possibile?

“Non conosco il caso specifico di Imperia dove so però che Scajola è molto conosciuto e apprezzato. Credo che la rottamazione, che è stato uno degli espedienti retorici più in voga negli ultimi anni, fosse in realtà una falsa lettura delle reali esigenze dell’elettorato. Non è vero che questa generica domanda di ricambio generazionale fosse così centrale. Se lo è stata in passato, l’introduzione di nuovi criteri con i quali l’elettore si è orientato, ha poi permesso di superarla. Il caso Scajola non si può generalizzare, ma certamente questa retorica delle facce nuove necessarie per vincere è diventata vecchia e insopportabile. Non è un problema di facce, servono idee nuove. Ocorrerebbero le caratteristiche tipiche dei giovani, che questa presunta nuova classe dirigente giovanile ha dimostrato di non possedere affatto. Coraggio, generosità, capacità di mettersi in discussione e rischiare. Questi rottamatori hanno confermato invece di essere tutto il contrario di ciò che, una classe dirigente con una testa giovane, dovrebbe realmente essere”. 

 

Tagged